L’AQUILA – Dovrebbe essere completo il quadro della documentazione tecnica determinante per sbloccare l’inchiesta giudiziaria della procura della Repubblica dell’Aquila sui balconi in legno delle palazzine di alloggi antisismici del progetto C.a.s.e., in particolare quelli della new town di Cese di Preturo (L’Aquila) dove il 2 settembre 2014 è crollato un balcone “per difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente”.

A giorni è annunciata la svolta sugli avvisi di garanzia, secondo quanto si è appreso una quarantina, che riguarda tutti coloro che sono stati coinvolti nella filiera produttiva, autorizzativa e di controllo.

Oggi da Milano sono state inviate all’Aquila le ultime carte chieste dalla pm Roberta D’Avolio, titolare dell’inchiesta con le indagini svolte dalla forestale, per “chiarire” definitivamente la perizia presentata dagli esperti a fine giugno.

A seguire l’operazione è stato un ufficiale originario dell’Aquila del Corpo forestale dello Stato, il commissario capo Giovanni Gianvincenzo, responsabile del nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) del comando provinciale di Milano.

Dalla Lombardia sono arrivate le documentazioni sulle fatture e i pagamenti riguardanti le aziende che hanno fornito i balconi in legno sequestrati nei vari insediamenti e che hanno realizzati i lavori della palazzina di Cese di Preturo (L’Aquila), sequestrata insieme al balcone crollato.

Dopo il crollo sono stati sequestrati circa 800 balconi in legno in 494 appartamenti disseminati in cinque quartieri del progetto C.a.s.e., il mega insediamento abitativo, costituito da 19 nuovi quartieri, appaltato dalla Protezione civile nazionale, costruito a tempo di record dopo il sisma del 6 aprile 2009, costato circa 1 miliardo di euro, per dare un tetto a oltre 15 mila aquilani sistemati in circa 4500 alloggi antisismici.

Il legname fornito, come accertato dalla Forestale, era di qualità scadente, come stabilito in un’altra inchiesta della Guardia di finanza di Piacenza.

Questi ultimi dossier erano attesi con particolare ansia dal sostituto procuratore D’Avolio, che da mesi attende di poter spiccare le decine di avvisi di garanzia.

La pm ha avuto fin qui le mani legate e non ha potuto procedere per via del ritardo dei tecnici, che hanno usufruito di 5 proroghe da un mese ciascuna dopo i primi 60 giorni di tempo.

E questi 210 giorni non sono stati sufficienti a stilare un documento finale.