L’AQUILA – Si preannunciano tempi lunghi per la definizione del filone di indagine sul crollo del condominio di via D’Annunzio, dove la mattina del 6 aprile 2009 sono morte 13 persone. Per questa inchiesta sono indagate tre persone.
Secondo quanto si è appreso ci sarebbero difficoltà per raggiungere uno dei tre indagati con l’accusa di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni: si tratta di Filippo Impicciatore, uno dei due costruttori del palazzo, residente in Venezuela e non ancora convocato per l’interrogatorio di garanzia.
Interrogatorio di garanzia nel quale gli altri due indagati, Fabrizio Cimino, progettista e direttore dei lavori della ristrutturazione dello stabile costruito nel 1963, avvenuta nel 2002 e Fernando Melaragno, artigiano che ha curato parte dei lavori nell’ambito della stessa ristrutturazione, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere perché non ancora entrati in possesso della documentazione dell’accusa, in particolare, la perizia dei consulenti della procura.
L’avvocato Riccardo Lopardi, difensore di Fabrizio Cimino, esclude l’invio da parte del suo assistito dell’istanza di rimessione alla Suprema Corte di Cassazione con il trasferimento del processo al tribunale di Campobasso. È probabile invece che Cimino possa chiedere l’incidente probatorio.



