L’AQUILA – “Dal crollo di un balcone si era arrivati a una situazione di ordine pubblico, se non è degenerata è stato per l’azione della procura e degli investigatori, lo dico senza falsa modestia”.
Così il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, nel corso di un incontro con la stampa convocato per precisare alcuni aspetti dell’inchiesta che ha portato a indagare 37 persone per il crollo di un balcone all’interno del progetto C.a.s.e., il mega insediamento realizzato dopo il terremoto del 6 aprile 2009 per dare un tetto a oltre 16 mila aquilani alloggiati in circa 4.500 appartamenti.
Il crollo è avvenuto il 14 settembre 2014, un anno dopo sono stati recapitati gli avvisi di conclusione delle indagini.
“Non bisogna farsi ingannare dal fatto che sia trascorso un anno, si è trattato di un’indagine particolarmente complessa – ha evidenziato Cardella – Un anno è un tempo molto buono, ci siamo arrivati grazie alle scelte investigative e processuali della collega D’Avolio, altrimenti ci sarebbe voluto molto di più”, ha detto in riferimento al sostituto procuratore Roberta D’Avolio titolare del fascicolo.
Sui balconi crollati, il procuratore ha evidenziato che “poteva diventare un allarme pubblico, ma il caso è stato gestito in modo da rassicurare la popolazione e fare il possibile con massimo ordine e trasparenza”.
Cardella ha anche evidenziato che “le nostre conclusioni riguardano i manufatti oggetto d’indagine”, quindi 800 balconi oggetto di sequestro preventivo in 494 appartamenti di 19 piastre, mentre “altri che si trovino in situazioni analoghe per provenienza e fornitura non sono stati oggetto di valutazione e non sappiamo in che condizioni siano”.
La pm D’Avolio, in tal senso, ha precisato che “i manufatti li dissequestreremo e poi sarà il Comune a prendere le decisioni. Su quegli alloggi deve intervenire l’ente proprietario”.
Il comandante provinciale della Forestale che ha eseguito le indagini, Nevio Savini, ha fatto notare che “c’è stata una collaborazione eccezionale con gli inquilini durante le verifiche e i controlli, hanno capito che era un’attività per la loro sicurezza e ci hanno accolto molto bene”. Alberto Orsini






