ROMA – “I dati diffusi dall’Istat sulla natalità nel nostro Paese tratteggiano un Paese in grave crisi demografica, parlano del ‘peggior ricambio naturale’ tra nati e morti degli ultimi 102 anni: un drammatico gesto di sfiducia nel futuro, in se stessi, nelle istituzioni, nello Stato che fa accapponare la pelle. Un dato che se associato a quello sulla povertà che interessa un numero sempre crescente di bambine e di bambini mostra che nel corso di questi ultimi anni questo tema è stato marginale e trascurato dalle agende politiche dei vari partiti”. 

Lo afferma, in una nota, Andrea Catizone, responsabile del Dipartimento Pari Opportunità di Ali- Autonomie Locali Italiane. 

“Ora non c’è più tempo – aggiunge – per esitare: come Dipartimento Pari Opportunità di Ali vogliamo batterci per un Piano per la natalità che aiuti davvero le donne, con incentivi economici, fiscali stabili e duraturi”. 

Secondo Catizone, “ci vuole un’assunzione di responsabilità costante e chiara da parte delle Istituzioni pubbliche che dimostri un impegno incondizionato e costante ad assumere il tema della ‘maternità’ come centrale, associato ovviamente alla necessità non più derogabile di emancipare la donna da tutti i carichi familiari che questa condizione generale le scarica addosso”. 

“Come Dipartimento Pari Opportunità di Ali chiediamo al Governo – conclude – di prevedere investimenti sul sistema sociale e sui servizi tutti che realmente aiutino tutte le famiglie. Lo Stato, come ha già sottolineato il presidente Ali e sindaco di Pesaro Matteo Ricci, può farlo attraverso maggiori risorse ai Comuni”.

Come già evindeziato da AbruzzoWeb, in soli 9 mesi del 2019 (periodo gennaio-settembre), la provincia aquilana ha perso 2.158 residenti rispetto al primo gennaio 2019, di cui -1265 dovuti al saldo naturale morti-nascite e -893 dovuti al saldo migratorio verso altri territori.

Di questi ultimi il 60% sono uomini e il 40% donne.

Con un indice percentuale di incidenza rispetto alla popolazione dello 0,7% in meno rispetto all’anno precedente (quello relativo alla popolazione dell’intero Paese si attesta a un indice percentuale pari allo 0,19%) quello relativo all’Abruzzo è pari a 0,46%, con una diminuzione complessiva di popolazione regionale pari a 6072 residenti, di cui -4753 per saldo naturale e -1319 per saldo migratorio.

“Sono sconfortanti i dati demografici relativi alla sola provincia dell’Aquila assumono una connotazione che dovrebbe preoccupare, e non poco, la politica, chiamata ad intervenire rapidamente per invertire tale tendenza”. Questo l’allarme arrivato nelle scorse settimane da Francesco Marrelli, segretario Cgli della provincia dell’Aquila.

“Non v’è chi non veda come la tendenza alla diminuzione di residenti per la provincia dell’Aquila è circa quattro volte maggiore di quella riferita all’intero Paese – ha evidenziato Marrelli – di quasi il doppio se ci riferiamo invece alla regione Abruzzo, Se da una parte incide pesantemente il saldo naturale, dall’altra continua inesorabilmente una tendenza allo spopolamento dei nostri territori. La mancanza di lavoro e la precarietà per le nuove occupazioni stanno generando insicurezza e timore per il futuro. I nostri territori rischiano di diventare sempre più fragili con una fascia di povertà in costante aumento”.

Tale condizione viene riscontrata anche dalla popolazione che beneficia del reddito di cittadinanza, infatti se si rapporta il numero di domande alla popolazione residente, è la provincia dell’Aquila quella che ha “la più alta incidenza di popolazione coinvolta con il 3,77% del totale, a fronte del 2,87% di Chieti, del 3,76% di Pescara e del 2,86% di Teramo, per un totale pari ad 1,61% dei nuclei familiari residenti sul territorio contro l’1,22% di Chieti, l’1,57% di Pescara e l’1,20% di Teramo.

“La nostra provincia evidenzia dunque un arretramento strutturale del quadro economico – ha proseguito nella sua analisi Marrelli – Dopo anni di mancata crescita e di crisi molte famiglie beneficiano del reddito di cittadinanza come unica possibilità di sussistenza e di recupero potenziale di una condizione lavorativa, che in molti casi è venuta meno alla fine del percorso di protezione degli ammortizzatori sociali, a seguito della riforma del 2015 che ne ha ridotto fortemente la disponibilità nell’utilizzo, ovvero non si è mai definita a causa di un lungo periodo di inoccupazione per la mancanza di opportunità concrete di lavoro. Allo stesso modo sta incidendo sulla scelta di trasferire la propria residenza la riduzione di servizi quali trasporti, sanità, scuola e infrastrutture, a cui si aggiungono servizi bancari e postali”.

“Lo spopolamento tuttavia si può combattere solo rompendo la dinamica dell’isolamento progressivo delle zone meno densamente abitate o più lontane dai grandi agglomerati urbani, ma c’è bisogno di idee nuove e dell’impegno di tutte le forze di rappresentanza economiche e sociali. Il nostro è un territorio di grandi potenzialità, che vanno tuttavia messe a valore attraverso percorsi di crescita condivisa. Le ragioni dello sviluppo passano necessariamente attraverso la cura e la valorizzazione delle specificità locali. Per questo motivo la Cgil immagina l’avvio di una nuova stagione di confronto politico, che ponga al centro le possibilità legate ai finanziamenti europei e la possibilità che la nostra provincia possa proporsi come un laboratorio d’iniziativa, dove sperimentare i temi dello sviluppo sostenibile, dell’inclusione sociale e dell’innovazione tecnologica, che sono l’asse portante della programmazione comunitaria che va dal 2021 al 2027. A nostro avviso occorre stringere un patto politico locale fra le parti ed aprire nuova fase, in grado di sostenere le iniziative imprenditoriali più innovative, per dare ai nostri giovani delle ipotesi di futuro, senza per questo svendere il nostro patrimonio ambientale o chiudere le porte ad ogni ipotesi di sviluppo. Non abbiamo alternative di tipo conservativo, che possano evitarci ciò che sta accadendo. Il tempo è scaduto: adesso bisogna reagire”, ha concluso il sindacalista.