PESCARA – Abbassare i toni, ricucire, evitare l’avvitamento nella crisi, anche in vista del referendum del 4 dicembre. Alla fine nel vertice del Partito democratico di questa mattina a Pescara, è passata la linea morbida, in preparazione alla riunione della maggioranza di centrosinistra che governa la regione in programma domani all’Aquila. Dove si dovrà trovare ancora una volta la quadra con i “malpancisti” della   Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri, rispettivamente assessore e consigliere di Abruzzo civico, e pure con l’assessore del Pd, Donato Di Matteo, che però oggi ha preso parte al summit. Presenza ritenuta un buon segno, forse di una rottura nell’asse dei ribelli. I tre, lo ricordiamo, sono stati firmatari della lettera del 14 ottobre di forte critica nella gestione e nel metodo inviata al presidente Luciano D’Alfonso, e che anche in occasione dell’ultimo consiglio dove si è votata la variazione di bilancio, hanno mandato in fortissima fibrillazione la maggioranza. I tre sono stati anche tra i promotori di un’offensiva volta a sfiduciare il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, azione poi tramontata. 

Di Matteo, da quanto si apprende, avrebbe oggi avanzato però la proposta di un rimpasto delle deleghe in giunta, come soluzione per uscire dall’impasse. 

A capo tavola nel summit di oggi D’Alfonso e Di Pangrazio, intorno ad esso i quattro assessori Silvio Paolucci, Dino Pepe, Marinella Sclocco, e il citato Di Matteo, e i consiglieri Camillo D’Alessandro, Alberto Balducci, Luciano Monticelli, Sandro Mariani e Pierpaolo Pietrucci. Questi ultimi due fautori della linea dura, almeno fino a qualche giorno fa, ovvero di un rimpasto di giunta che prevedesse al cacciata dei ribelli. 

La linea d’azione emersa nell’incontro è stata però un’altra, come appare chiaro dalla nota inviata dal segretario regionale del partito Marco Rapino, presente anche lui all’incontro. Gli altri partecipanti non hanno inteso rilasciare dichiarazioni. 

“Ritengo importante – dichiara nella nota Rapino – che il Partito Democratico confermi la coesione di sempre evitando di prestare il fianco a problemi interni ma rinvigorendo l’azione di riforma di cui tutti siamo promotori, dando pieno ruolo ai propri protagonisti”.

Parole che lasciano presagire la volontà di una ricucitura con i tre, nonostante ci fosse più di un consigliere propenso a dare un segnale forte con il defenestramento dei due assessori da parte del governatore.

L’azione dei tre ribelli del resto ha comportato una impasse amministrativa e politica anche in due sedute del consiglio regionale praticamente improduttive. Secondo quanto si è appreso la strategia della ricutura dello strappo è stata decisa anche per non avvelenare il clima in vista del referendum. 

“A seguito della riunione del gruppo regionale il Pd Abruzzo è a lavoro per una soluzione avanzata del confronto all’interno della maggioranza regionale. Abbiamo avuto un incontro importante – spiega ancora Rapino – dove sono state affrontate questioni di merito e questioni metodologiche. Nei prossimi giorni verranno risolti alcuni passaggi relativi a delle leggi bloccate in commissione e procederemo ad ulteriori confronti con la maggioranza”.

Da quanto si è appreso il passaggio però non potrà essere indolore. Come fatto chiaramente intendere da Di Matteo sarà necessaria per sancire la pace un rimpasto delle deleghe in giunta, alfine di appesantire  quelle di Matteo, e di Gerosolimo, che per usare la colorita espressione di Olivieri, ora “non contano un fico secco”. 

A riprova che il clima resta comunque di forte attrito è che più di un consigliere del Pd ha evidenziato che Gerosolimo e Olivieri in occasione dell’ultima seduta di consiglio, che ha approvato la variazione di bilancio da oltre 4 milioni di euro, da una parte hanno contestato il metodo dei finanziamenti a pioggia, per quanto riguarda le decine di associazioni istituzioni e manifestazioni a cui sono state stanziate dopo una battaglia durata due giorni, circa 2,4 milioni di euro. 

Dall’altra però anche loro, è stato maliziosamente osservato, hanno portato a casa finanziamenti per eventi e associazioni del loro territorio, e da loro stessi proposti mediante l’approvazione di emendamenti.

Molti saranno però domani i temi sul tavolo, gli stessi messi nero su bianco nella lettera del 14 ottobre. 

“Abbiamo ripetutamente richiesto la collegialità delle decisioni e la considerazione delle proposte e idee che abbiamo messo a disposizione della maggioranza che governa la Regione Abruzzo, senza mai assistere a un vero cambio di metodo”, hanno scritto i tre che hanno sottolineano come le decisioni, in sintesi, le prenda il solo presidente. A questo si aggiunge lo scarso polso di Di Pangrazio, che spesso è stato accusato di non essere super partes.

“Le numerose e incresciose magre figure collezionate nelle sedute di Consiglio regionale a causa di una inadeguata gestione dell’Aula che ha portato la maggioranza molte volte a perdere credibilità dinanzi agli elettori”, hanno scritto i tre ribelli, riferendosi in particolare al piano di riordino della rete ospedaliera, al piano del sociale, al progetto del mega ospedale Chieti-Pescara. 

Lanciando infine un altolà, che è ancora valido.

“L’ulteriore prolungarsi della situazione sopra descritta senza alcun tuo autorevole e tempestivo impulso che ci veda positivamente coinvolti nelle scelte della Regione, ci vedrà costretti, nostro malgrado, a rimettere nelle tue mani le deleghe assessorili e il ruolo di presidente di commissione”.