L’AQUILA – Cresce la protesta degli agricoltori e allevatori del Parco Regionale Sirente Velino, che continuano ad occupare ad oltranza la sede dell’ente a Rocca di Mezzo, e domani si trasferiranno anche davanti palazzo dell’Emiciclo in occasione della seduta del consiglio regionale, finchè la Regione Abruzzo non darà segni di vita sbloccando le risorse economiche per pagare i risarcimenti, arretrati di anni, dei danni da loro subiti dalla fauna selvatica.
Se l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, quello ai Parchi Donato Di Matteo, e al bilancio Silvio Paolucci, tutti e tre del Partito democratico, tacciono e si guardano bene dall’incontrare i rivoltosi, oggi a Rocca di Mezzo è arrivato almeno il consigliere regionale Lorenzo Berardinetti di presidente della terza Commissione “Agricoltura”.
Ad accoglierlo oltre agli agricoltori, che giorno dopo giorno crescono di numero, anche cittadini e parecchi sindaci della Comunità del Parco, di cui è coordinatore il sindaco di Fagnano Francesco D’Amore.
Berardinetti ha preso l’impegno di incontrare con ua delgazione di sindaci e agricoltori l’assessore Paolucci, già domani in occasione del Consiglio regionale, con l’obiettivo di trovare la via più breve per garantire la liquidazione delle somme spettanti agli agricoltori, da parte del Parco attese dal 2015, da parte della Regione per i danni che si sono verificati fuori l’area protetta, anche dal 2010.
Risarcimenti nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro.
La via più breve è apparsa essere quella di una variazione di bilancio, che non è però cosa facile, vista la situazione finanziaria non certo rosea della Regione.
Forte è anche la richiesta di reintegrare il taglio di 150 mila euro effettuato nell’ultima manovra di bilancio al budget del Parco regionale, che ha oggi a disposizione 800 mila euro l’anno con cui di fatto può solo pagare lo stipendio ai suoi dipendenti e i costi vivi di gestione.
Altra questione aperta è poi quella del famigerato “de minimis”, norma dell’Unione europea secondo la quale non si possono superare i 15 mila euro di risarcimenti in tre anni, perché altrimenti diventerebbero illegittimi aiuti di Stato.
Il punto contestato è che 15 mila euro in 3 anni, tra l’altro cumulabili con altri finaziamenti, sono una cifra improponibile per allevatori e agricoltori che hanno subìto danni molti più ingenti. La vicenda del “de minimis” blocca anche l’erogazione dei fondi che potrebbero essere accreditati con i pochi fondi in cassa, visto che, a rinunciare prima di fare chiarezza, sono stati proprio gli agricoltori.
Ma come è stato ribadito in una lettera dei sindaci della comunità del Parco, ed anche dagli agricoltori nell’incontro con Berardinetti, questo tetto del “de minimis” vale solo curiosamente per il Parco regionale Sirente Velino.
Visto che in altre aree protette, come il vicino Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga, il tetto non è stato applicato, facendo leva su un parere della Commissione europea, da parte del Ministero che riconosce come animali protetti tutti quelli che vivono nel Parco, compresi i cinghiali. Da ciò consegue che il ristoro dei danni da loro cagionati non rientra nella casistica degli aiuti di stato alle aziende, ma appunto in quella di doverosi e legittimi risarcimenti. Non si applica insomma il de minimis, sicuramente nei parchi nazionali, ma anche si suppone, anche i parchi gestiti dalle Regioni.
Ma anche in questo caso, protestano gli agricoltori esasperati e sull’orlo della bancarotta, “si registra un incettabile scaricabarile tra il Parco, per di più commissariato, e la Regione, con quest’ultima che ha chiesto al Parco di chiedere un ulteriore parere a Bruxelles, e con i dirigenti del Parco che non vogliono assumersi la resposabilità di non applicare il de minimis”.



