PESCARA – Grande attesa per i dati sul contagio del monitoraggio previsto per oggi della cabina di regia e della decisione del Ministero della Salute sui colori delle varie zone d’Italia.

L’allarme varianti fa crescere il rischio di passaggio in zona arancione di molte regioni con l’Abruzzo che rischia la zona rossa, estesa a tutta la regione, non solo dunque alle province di Chieti e Pescara, dove è emergenza variante inglese.

Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ieri sera ha però affermato: “L’anticipazione del report settimanale sulla situazione covid ci dice che l’indice Rt in questo momento è sceso passando dall’1.22 della scorsa settimana all’1.17. Per questo ci attendiamo che domani la cabina di regia, registrando questo dato, confermi la classificazione dell’Abruzzo in zona arancione”.

Precisando che  “Resta valida anche l’ordinanza presidenziale del sottoscritto che fino al 28 febbraio colloca in zona rossa le province di Pescara e di Chieti che sono particolarmente colpite dalla variante inglese, hanno subito e stanno subendo una forte accelerazione di casi e di ricoveri, soprattutto in terapia intensiva”.

Il Ministero della Salute ha chiesto all’Istituto superiore di sanità di svolgere una nuova indagine che aggiorni i dati sulla diffusione delle varianti (un primo studio ha rivelato che oggi il 17,8 per cento dei casi positivi sono della B.1.1.7, vale a dire l’inglese).

Gli esperti sono convinti che tra un mese la mutazione partita dalla Gran Bretagna sarà la dominante anche in Italia, servono nuovi limiti di velocità.

Possibile un ritocco verso il basso dei valori che fanno scattare le restrizioni (fascia rossa e fascia arancione), ma anche chiusure locali.

La cabina di regia che si riunirà quest’oggi  applicherà però in modo rigoroso il sistema dei colori e i criteri esistenti perché l’avanzata delle varianti consiglia una quota aggiuntiva di prudenza, come d’altra parte è già stato scritto nel report della settimana scorsa.

I dati di ieri confermano la stagnazione dei numeri: 13.762 nuovi casi (molti meno dei 15.146 segnalati nel giovedì della settimana precedente). Anche i posti letto occupati continuano a scendere, sono diventati 20.008, 309 in meno del giorno precedente. «Se non sapessimo che la variante inglese sta crescendo drammaticamente, sarebbero dati accettabili», spiega un esperto. Anche ieri, però, si sono aggiunti 347 decessi per Covid, il totale ora è di 94.887. Si può prevedere che a metà marzo sarà superata quota 100mila.

Rischiano di passare in arancione Emilia Romagna, Marche, con numeri in aumento soprattutto nella provincia di Ancona, dove fino a sabato sono già scattate limitazioni agli spostamenti, e Basilicata. Piemonte, Lazio e Friuli Venezia Giulia, potrebbero restare in giallo, così come la Lombardia, che ha istituito mini zone rosse locali in quattro Comuni.

L’Umbria, dove attualmente sono in lockdown la provincia di Perugia e alcuni comuni del ternano, rischia di diventare invece interamente zona rossa.

Tornando all’Abruzzo: nel bollettino di ieri si sono registrati 482 i nuovi casi emersi dall’analisi di 4.758 tamponi molecolari e 5.136 test antigenici: il tasso di positività è pari al 4.9%. Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sale così a 49.710.

Il bilancio dei pazienti deceduti registra 11 nuovi casi e sale a 1.599, di età compresa tra 64 e 96 anni: 4 in provincia di Chieti, 1 in provincia dell’Aquila, 4 in provincia di Teramo e 2 in provincia di Pescara.

Le province più colpite ancora una volta quelle di Chieti, 192 contagi e Pescara, anche qui 192, mentre sono 47 i nuovi casi in provincia dell’aquila, e 77 in quella di Teramo.

C’è un altro dato che preoccupa: sono 70, al momento, i pazienti ricoverati in rianimazione: sette in più nelle ultime ore, al netto di decessi, dimissioni e dieci nuovi ricoveri. Il tasso di occupazione dei posti letto di terapia intensiva schizza al 37%, a fronte di una soglia di allarme del 30%.

I pazienti ricoverati sono complessivamente 622, otto in più di ieri. Una settimana fa erano 555 e due settimane fa 499. In area medica, attualmente, ci sono 552 pazienti (+1). In questo caso il tasso di occupazione è pari al 37% (livello di allerta 40%). Gli altri 11.686 (+93) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Fortissima la pressione sull’ospedale di Pescara. Il Covid Hospital è al completo e, per la prima volta dopo mesi, è stato necessario riconvertire altre aree del monoblocco principale. I posti letti che si liberano non sono sufficienti ad accogliere i tanti positivi che arrivano. Decine i pazienti già trasferiti in altri ospedali, soprattutto all’Aquila.

Intanto un operatore socio sanitario aquilano in forza all’ospedale dell’Aquila, vaccinato con richiamo, è risultato positivo alla variante brasiliana. Il contagio è stato scoperto nel corso dei controlli periodici a cui è sottoposto il personale.

La variante brasiliana è stata riscontrata dall’istituto zooprofilattoco sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, sul caso sono in corso valutazioni molto attente: l’oss, che è in isolamento domiciliare, è asintomatico, quindi, il siero avrebbe protetto l’operatore da sintomi e forme gravi.

Secondo quanto si è appreso, sarebbe stato contagiato in famiglia, molto probabilmente dalla madre: nel nucleo familiare si è sviluppato un focolaio con circa 6 contagiati, sui quali sono in corso approfondimenti per verificare se si tratta di variante brasiliana. Le persone sono a casa ed in buone condizioni. La positività è stata segnalata alle Autorità nazionali e ha destato preoccupazioni all’Aquila dove sonno scattate le misure per risalire ai contatti: tuttavia, pare che non ci siano stati molti incontri da parte della famiglia.

Sono state effettuate riunioni delle autorità competenti, che hanno visto la presenza di rappresentanti dal Comune e della Asl aquilana. Domani, è in programma un vertice alla presenza del prefetto, Cinzia Torraco.

Nelle scorse settimane, nel comune aquilano di Poggio Picenze sono stati scoperti tre casi di variante brasiliana in tre cittadini brasiliani residenti nel centro a pochi chilometri dal capoluogo, isolati prontamente e quindi senza conseguenze.