L’AQUILA – “Con questa misura adottata la nostra categoria è stata nuovamente penalizzata. Puntare il dito contro un settore che è già fortemente penalizzato rischia di rappresentare, in questo momento storico, il punto di non ritorno. Questa decisione potrebbe essere davvero il colpo di grazia. Prima di chiudere le discoteche bisognerebbe chiudere i porti per esempio”.

Il commento arriva dallo storico disc jockey aquilano, Claudio Spagnoli, referente Dj per Abruzzo e Molise del Sils (sindacato italiano lavoratori dello spettacolo), insieme al collega e amico di Pescara Claudio Corna.

Nel corso di questa emergenza legata al Coronavirus, sottolinea Spagnoli ad AbruzzoWeb, “tutto il mondo dello spettacolo si è ritrovato in ginocchio”: “A subire le gravi conseguenze della chiusura sono sicuramente gli imprenditori, i gestori dei locali e tutte le persone che lavorano nel settore: Tutto l’indotto è stato gravemente colpito. Nessun bonus, nessun tipo di sostegno e attenzione”.

Dura la reazione del rappresentante del Sils alla decisione di sospendere di nuovo “le attività del ballo”: “Si tratta di una situazione di comodo per il Governo che, invece di gestire una situazione che sicuramente è difficile, ha preferito ‘tagliare la testa al toro’, chiudendo tutto e non affrontando le criticità. Gli assembramenti non ci sono solo in discoteca, ma sono presenti anche all’esterno, sulle spiagge, per strada, nei centri commerciali e nei centri cittadini”.

Intanto il Tar ha detto “no” alla sospensione cautelare urgente dell’ordinanza con la quale il 16 agosto il ministro della Salute ha chiuso i locali da ballo e introdotto l’obbligo di mascherina nei luoghi pubblici.

Lo ha deciso il presidente della terza sezione quater del Tar del Lazio, respingendo una richiesta di sospensione cautelare urgente proposta dall’associazione sindacale Silb-Fipe.

L’udienza in camera di consiglio per la valutazione collegiale del ricorso è stata fissata al 9 settembre.

Nelle motivazioni del Tar si legge che “nel bilanciamento degli interessi proprio della presente fase del giudizio, la posizione di parte ricorrente risulta recessiva rispetto all’interesse pubblico alla tutela della salute nel contesto della grave epidemia in atto” e “tale interesse costituisce l’oggetto primario delle valutazioni dell’Amministrazione”. (a.c.p.)