ROMA – Sole, oltre sei settimane di quarantena e tanta voglia di “tornare alla normalità”.
Sono sempre di più gli italiani in periferia che, infrangendo norme e decreti, cercano di anticipare la fine del lockdown scendendo in strada. Una voglia esasperata di ‘evadere’ dalle proprie case senza specifici motivi di urgenza o necessità nonostante i posti di blocco, i pattugliamenti e le verifiche delle forze di polizia, che dall’11 marzo ad oggi hanno effettuato controlli su oltre 10 milioni di persone.
E solo nelle ultime 24 ore altre 9mila si sono aggiunte a quelle sanzionate. Tra giustificazioni improbabili sulle autocertificazioni e necessità continue per i bisogni dei propri cani, non sono più solo gli appassionati di jogging dell’ultima ora a tornare a popolare parchi e luoghi pubblici.
Pur di uscire dalle proprie abitazioni, in tanti passeggiano nei centri commerciali, con i negozi quasi tutti ovviamente chiusi. E così le strade, in particolare quelle della provincia, cominciano ad essere meno deserte di prima. Gli unici luoghi ancora silenziosi e completamente vuoti sono i centri storici delle grandi città.
“Si rileva un dato di stanchezza, che riguarda un esaurimento delle risorse che possiamo aver messo in atto – spiega all’Ansa Alessandra Lucia Meda, psicologa coinvolta nella task force del Miur nell’ambito dell’emergenza Covid e aderente della Campagna Psicologi contro la Paura in Abruzzo – . Il problema è che non si sa più bene cosa fare a casa e su questo non c’è un profilo di età o sesso. Piuttosto dipende da quanto siamo stati precedentemente abituati a fare i conti con noi stessi e se c’è una tensione attivare risorse creative e reinventarsi nell’emergenza o durante un evento stressante. Tutto dipende dalla capacità introspettiva: più se ne ha e più si riesce a tenere duro in una situazione del genere”.
Per l’esperta, che in questi giorni di lockdown assiste con un numero verde diverse persone, “tra gli elementi che ci portano a desistere c’è sicuramente il fatto di aver fatto prevalere l’aspettativa, che ci mette col tempo in una posizione di frustrazione e ci fa desistere, superando anche il deterrente della multa”.
“Ma c’è anche un altro aspetto: in questi giorni sto ricevendo telefonate di utenti che sono passati dall’idea che tutto andasse male durante la quarantena fino alla paura, ora, di cosa succederà alla riapertura”.
E sono tante le scuse sulle autocertificazioni, da chi dice di non essere informato a chi non considera violazione essere andato a casa di un parente per pranzare, chi va a fare sport a distanza di chilometri “per rilassarsi” fino a chi ha già ripreso a lavorare, ma su ordinazione.
Come un motociclista che nelle ultime ore è stato fermato a fare motocross nel Siracusano o un barbiere foggiano che è stato pizzicato a casa di una persona sottoposta agli arresti domiciliari, durante un controllo di routine dei carabinieri che, incuriositi dai ciuffi di capelli sul pavimento, hanno poi trovato il parrucchiere nascosto nel box doccia. In provincia di Pistoia invece in 12 si stavano intrattenendo a cena in un circolo di pescatori per assaggiare il pesce pescato.
E si moltiplicano anche gli insulti sui social nei confronti delle forze dell’ordine che eseguono i controlli. Gli ultimi ad essere denunciati per questo sono stati un 47enne e un 50enne del Reggiano, nei confronti dei quali sono ora scattate le accuse di diffamazione dei carabinieri, per i loro commenti su Facebook.
Il tempo dei canti al balcone sembra essere archiviato come una parentesi romantica nell’incubo del Covid.
E alcuni puntano arbitrariamente ad anticipare la fine del lockdown, rischiando però l’effetto inverso: riportare indietro le lancette della pandemia.






