PESCARA – A un anno e mezzo dall’ultima somministrazione, i vaccini anti Covid-19 continuano a mostrare un’elevata capacità di protezione contro le forme più gravi della malattia, in particolare negli anziani, e il rischio di ospedalizzazione o decesso è risultato più basso di oltre l’80% rispetto ai non vaccinati.

Lo mostrano i risultati di uno studio coordinato dall’Università di Bologna, che ha coinvolto l’intera popolazione della provincia di Pescara, seguita per 18 mesi, al fine di confrontare i dati dei vaccinati con due e tre dosi, analizzare la persistenza della protezione, l’efficacia dei vaccini contro le varianti Omicron e le differenze tra popolazione giovane e anziana.

Lo studio è stato  pubblicato sulla rivista Vaccines e coordinato da Lamberto Manzoli, direttore della Scuola di Sanità Pubblica dell’università di Bologna, e da Antonio Caponetti, direttore sanitario della Asl di Pescara, ora anche direttore generale facenti funzioni, essendo scaduto il contratto del titolare Vincenzo Ciamponi, in attesa dell’esito del bando per la nuova nomina con Ciamponi che si è tirato indietro. A collaborare anche l’Università di medicina di Ferrara.

Intanto in Abruzzo, in base al report pubblicato il 25 agosto dal ministero della Salute, i nuovi contagi, nella settimana dal 17 al 23 agosto 2023, sono stati 366, mentre nella settimana precedente erano 123. Si è registrata una vittima,  i ricoveri sono saliti da 6 a 18, sono triplicati, di cui uno in terapia intensiva. Un dato in linea con l’impennata che registra in tutta Italia.

Ecco dunque l’abstract dello studio, pubblicato in lingua inglese: “Abbiamo condotto uno studio di coorte sulla popolazione complessiva della provincia di Pescara, in Italia, per valutare l’efficacia nel mondo reale della vaccinazione SARS-CoV-2 contro l’infezione da COVID-19 grave o letale, due anni dopo l’inizio della campagna vaccinale. Abbiamo incluso tutti i soggetti residenti o domiciliati ed estratto i set di dati ufficiali demografici, vaccinali, COVID-19, ospedalieri e di esenzione co-pay dal 1 gennaio 2021, fino al 15 febbraio 2023. Le analisi dei rischi proporzionali sono state aggiustate per sesso, età, diabete, ipertensione, BPCO, eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori, cancro e malattie renali”.

E ancora: “durante il follow-up (466 giorni in media), 186.676 soggetti hanno ricevuto una dose maggiore o uguale a tre dosi di vaccino, 47.610 due dosi, 11.452 una dose e 44.989 nessuna. Complessivamente, il 40,4% dei soggetti è stato infettato da SARS-CoV-2. Di loro, il 2,74% aveva un COVID-19 grave o letale (1,30%)”

E dunque: “rispetto ai non vaccinati, le persone che hanno ricevuto una dose di richiamo maggiore o uguale a una dose di richiamo hanno mostrato un rischio inferiore o uguale all’85% di covid-19 grave o letale. Un impatto massiccio della vaccinazione è stato riscontrato tra gli anziani: il 22% degli individui non vaccinati e infetti è morto, contro meno del 3% di coloro che hanno ricevuto più o meno di tre dosi di vaccino”.

Spiega Graziella Soldato, responsabile del servizio Vaccinazioni della Asl di Pescara: “I risultati che abbiamo ottenuto confermano innanzitutto che, anche a distanza di oltre un anno dall’ultima vaccinazione, chi ha ricevuto tre dosi di vaccino ha un rischio di ospedalizzazione o decesso per COVID-19 di circa l’80% minore rispetto a chi non è vaccinato. E abbiamo visto che la protezione di coloro che hanno ricevuto tre dosi è significativamente superiore a quella, pur buona, di coloro che hanno ricevuto solo una o due dosi”.

Le differenze più rilevanti sono emerse tra gli anziani: negli over 60 la percentuale di decessi per covid-19 tra i non vaccinati è stata del 22%, contro il 3% tra coloro che hanno ricevuto tre o più dosi di vaccino.

I vaccinati non hanno invece mostrato una protezione significativa contro le infezioni da SARS-CoV-2. Un dato che va però valutato considerando che le persone vaccinate avevano meno restrizioni in termini di accesso a luoghi pubblici e privati rispetto ai non vaccinati, e quindi una più elevata possibilità di entrare in contatto con il coronavirus.

Si legge infatti nelle conclusioni del lavoro di ricerca: “Questo ampio studio di coorte basato sulla popolazione conferma l’efficacia dei vaccini COVID-19 contro la malattia COVID-19 grave e letale dopo due anni di campagna di immunizzazione, con livelli di protezione notevolmente più elevati tra i soggetti che hanno ricevuto una o più dosi di richiamo. È stato documentato un enorme beneficio della vaccinazione per gli anziani, ma non è stata osservata alcuna protezione contro l’infezione, sebbene quest’ultimo risultato sia stato inevitabilmente influenzato dalle politiche di restrizione italiane per controllare la pandemia. Ulteriori studi su diverse popolazioni sono necessari per confermare questi risultati”.

Ha evidenziato Lamberto Manzoli: “i risultati confermano innanzitutto che, anche a distanza di oltre un anno dall’ultima vaccinazione, chi ha ricevuto tre dosi di vaccino ha un rischio di ospedalizzazione o decesso per Covid-19 di circa l’80% inferiore rispetto a chi non è vaccinato – spiega il coordinatore dello studio Lamberto Manzoli,  – E abbiamo visto che la protezione di coloro che hanno ricevuto tre dosi è significativamente superiore a quella, pur buona, di coloro che hanno ricevuto solo una o due dosi”.

Uno studio italiano, in fase di pubblicazione, parla dell’arrivo di una nuova variante, EG.5, che però non è più pericolosa delle altre mutazioni del virus fin qui analizzate e, sebbene abbia mostrato una prevalenza crescente, non dovrebbe destare preoccupazione.
La ricerca è una delle prime a livello mondiale ed è stata coordinata dall’Università di Sassari, dal campus biomedico e dalla Sapienza di Roma.

Il professor Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico romano, ha invitato a evitare allarmismi: “la EG.5 si conosceva già ad inizio anno. Non deve terrorizzare, i potenziali di membrana ci dicono che non è più contagiosa o virulenta. La velocità di mutazione è uguale a quella di ‘Arturo’ e ‘Kraken’. Non ci sono attualmente prove che suggeriscano una sua elevata pericolosità o una probabile intensa capacità di espansione”.

Negli Stati Uniti però ricominciano gli appelli alle vaccinazioni e molti ospedali stanno restaurando l’obbligo di mascherine per contrastare la risalita dei casi, provocata soprattutto dalla variante EG.5.