ROMA – Dopo 95 ore di sospensione e quasi 300 mila vaccinazioni cancellate (stima sulla media del periodo), l’Italia da domani proverà a recuperare il terreno perduto per lo stop ad Astrazeneca e a prendere finalmente la rincorsa per la campagna di somministrazione di massa che dovrebbe decollare ad aprile.
Il premier Mario Draghi non aspetta nemmeno il via libera dell’Agenzia del farmaco (Aifa), dopo quello dell’omologa europea Ema, e annuncia la ripresa delle iniezioni con il prodotto anglo-svedese. Dalle 15 di domani, stabilisce il ministero della Salute.
Le Regioni – alcune delle quali sono intanto pronte a usare gli anticorpi monoclonali per la cura del Covid – scaldano i motori della macchina rimasta ferma, specie quelle come il Lazio dove la campagna stava procedendo a buon ritmo. E richiamano con sms i prenotati messi in stand-by. “Ora non si perda altro tempo”, dice l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, che avrebbe voluto riprendere le somministrazioni già domani mattina. In Piemonte scendono in campo anche le strutture sanitarie private, che secondo il governatore Alberto Cirio “consentiranno almeno 3.500 vaccinazioni in più al giorno. E intendiamo raggiungere le 20 mila al giorno”, coinvolgendo anche i medici di base. “Mi vaccinerò con AstraZeneca”, annuncia il governatore ligure Giovanni Toti. In Sardegna, invece, unica zona bianca e che dovrebbe approfittare della bonaccia per vaccinare a tappeto – mentre invece è tra le ultime – il presidente Christian Solinas si dice pronto “a investire i fondi della Regione per acquistare i vaccini e immunizzare tutti i sardi” prima dell’estate. Il governatore, “purché le procedure di acquisto siano seguite dal commissario” all’emergenza, dice a Francesco Figliuolo “fateci avere le dosi e noi siamo in grado di mettere in campo tutto ciò che serve per vaccinare”. Le fiale nei prossimi giorni non dovrebbero mancare.
È atteso un carico consistente di Pfizer, se la sola Campania ne riceverà lunedì 120 mila, come ha annunciato ieri, a fronte di una media di 49 mila a settimana nell’ultimo mese. Quanto ad AstraZeneca ci sono già almeno 200 mila dosi nei frigoriferi in tutta Italia e il commissariato all’emergenza stima di poter recuperare in due settimane l’arretrato accumulato in quasi 4 giorni di stop. Entro fine marzo saranno disponibili 6,4 milioni di dosi, di cui 1,6 milioni in frigo e 4,8 milioni in arrivo. Per tentare di rimontare il “gap” si vaccinerà anche con turni serali e il sabato e la domenica pure nelle regioni che non lo facevano.
I farmacisti faranno un corso per essere formati alla vaccinazione: nel decreto Sostegni dovrebbe esserci una norma per consentire la somministrazione nelle farmacie. Sono 5.174 i professionisti già abilitati, altri 2.800 stanno completando l’addestramento. In Italia ci sono circa 5 milioni di vaccinati con almeno una dose, di cui oltre 2,2 milioni anche con richiamo, il 3,5% della popolazione. Ieri sono state effettuate 152.500 vaccinazioni, che unite alle circa 70 mila mancate di AstraZeneca darebbero una cifra – 220 mila – non tanto distante dalle 270 mila al giorno di partenza fissate dal piano vaccinale, per arrivare ad aprile a 500 mila al giorno.
“Ora serve una campagna di comunicazione”, dice la ministra Mariastella Gelmini. Novità anche sul fronte delle cure e su quella della produzione nazionale di vaccini. Liguria, Marche e Lazio si avviano ad usare gli anticorpi monoclonali come terapia. A Bergamo, invece, che ha commemorato oggi le quasi 104 mila vittime del virus in Italia, un’azienda è stata autorizzata dall’Agenzia delle dogane all’impiego di alcol etilico assoluto puro in esenzione d’imposta, primo step per realizzare un vaccino sul territorio nazionale. Il vaccino italiano Reithera, invece, dell’omonima azienda romana con l’Istituto Spallanzani, entra nella fase avanzata di sperimentazione clinica.






