PESCARA – “Non ci stiamo giocando solo il Natale, mentre molti di noi devono ‘ringraziare’ di non aver avuto abbastanza soldi per acquistare la merce, altri meno ‘fortunati’ purtroppo questo passo lo hanno già fatto, anche indebitandosi”.
È solo una delle tante voci dei commercianti che dopo l’ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza, che ha confermato la zona rossa in Abruzzo, unica regione in Italia, si dicono disperati alla vigilia del Natale più nero, nell’anno dell’emergenza Coronavirus. Ieri in tanti a Pescara sono scesi in piazza lanciando il loro grido d’allarme “perché vogliamo solo tornare a fare il nostro lavoro. Non vogliamo fare politica ma è chiaro che di fronte a questa situazione la politica deve assumersi le sue responsabilità per salvare il salvabile”.
Il presidente della Regione, Marco Marsilio punta ad anticipare il passaggio in zona arancione per l’8 dicembre, alla luce del miglioramento dei dati epidemiologici: “si dà atto positivamente del fatto che l’Abruzzo ha autonomamente anticipato di alcuni giorni l’adozione delle misure maggiormente restrittive. Questa tempestiva iniziativa ha contribuito ad accelerare il percorso di rientro dalla Scenario 4 (RT superiore a 1.5) all’attuale Scenario 1 (RT a 0.9)”, ha commentato Marsilio. Dati che evidentemente non bastano a rincuorare commercianti e imprenditori.
Confesercenti ha parlato di un “disastro senza precedenti”, ritenendo la Regione Abruzzo, “inequivocabilmente principale responsabile di questo disallineamento temporale con il resto d’Italia”, e chiamando in causa il governatore Marsilio, lo ha esortato ad “introdurre immediatamente nuovi ristori che compensino questi giorni persi. E garantisca che entro la fine di questo anno le imprese riceveranno i ristori annunciati ad aprile dalla stessa Regione e non ancora arrivati alle imprese abruzzesi per l’incapacità di mettere il bisogno delle persone prima della burocrazia regionale. Non si può assolutamente tollerare un solo giorno di ritardo: il presidente Marsilio mobiliti immediatamente la macchina regionale per sanare i sei mesi di ritardo nell’erogazione dei bonus del Cura Abruzzo e trovi le risorse per nuovi ristori”.
Perdite irrecuperabili, soprattutto nel periodo natalizio, dopo mesi di chiusure e riaperture a metà, di investimenti per adeguare i locali alle norme anti contagio: “Mesi di terrore, di paura vera di arrivare al punto di lasciarsi andare definitivamente, senza vedere un soldo, senza poter pagare i fornitori, senza poter programmare o investire nella prossima stagione, con tutto il resto della merce ormai invenduto”, lamenta un altro commerciante.
E a pochi giorni dalle feste resta solo l’incertezza: “I negozi perderanno il decisivo ponte dell’Immacolata. Per le nostre imprese vuol dire perdere giorni cruciali negli acquisti di fine anno, un periodo che complessivamente vale anche il 50 per cento del fatturato”, hanno sottolineato il presidente regionale di Confesercenti Abruzzo Daniele Erasmi ed i presidenti territoriali Raffaele Fava (Pescara), Franco Menna (Chieti), Nino Bertoni (Teramo), Mario Antonelli (L’Aquila) e Filiberto Figliolini (Avezzano),
Per il presidente della Confcommercio Pescara, Riccardo Padovano, “la rabbia delle attività economiche che rappresentiamo ha ormai superato il livello di guardia. Abbiamo manifestato pacificamente in Piazza Unione per chiedere di tornare a lavorare. Il permanere dell’Abruzzo in zona rossa malgrado abbia ormai parametri da zona arancione causerà enormi danni al settore nel momento decisivo per gli acquisti di Natale. Ogni giorno in più con i negozi chiusi è un ulteriore regalo di Natale alle grandi multinazionali che gestiscono le piattaforme del commercio on line. Amazon festeggia e ringrazia!”.
Intanto il Comune di Pescara ha scelto, a livello simbolico, di non accendere le luminarie di Natale affinché “non rimanga il buio nelle vetrine dei negozi” che rimarranno chiusi finché l’Abruzzo sarà in zona rossa. La seconda ondata della pandemia e le attuali restrizioni, sottolinea Palazzo di Città, rischia di “mettere in forse il giro di affari legato alle festività natalizie. Per le attività e per le famiglie è un’eventualità che profila il peggiore scenario possibile, a causa di impegni, scadenze ed esposizioni economiche. Le ripercussioni potrebbero essere gravissime anche dal punto di vista occupazionale, aggravando una crisi persistente che si manifesta con diverse e certamente non trascurabili problematiche”.
“Pescara è la città dei commerci e dei negozi: è nata, è cresciuta e si è affermata con questa identità, nel suo dinamismo e nella sua modernità. Per questo le luminarie natalizie non saranno accese, così come sono rimaste spente in questi giorni le luci delle vetrine dei nostri negozi, in segno evidente di solidarietà e di vicinanza ai commercianti. Se si spengono le attività commerciali muore la città”. (a.c.)
ABRUZZO ZONA ROSSA, ESERCENTI IN ASSEMBLEA: “CASSE VUOTE, ORA LA REGIONE GARANTISCA RISTORI ENTRO L’ANNO”
Magazzini pieni di merce invenduta ma da pagare, casse vuote anche per anticipare la cassa integrazione ai dipendenti, pioggia di disdette su ristoranti e alberghi in un periodo, dicembre, che vale anche la metà del fatturato per il commercio e la ristorazione. Commercianti, esercenti e albergatori d’Abruzzo, convocati da Confesercenti e presenti al massimo della capienza della piattaforma Google Meet, hanno denunciato conseguenze pesantissime sulle loro aziende per il prolungamento della zona rossa nella sola regione Abruzzo.
“L’Italia riparte e l’Abruzzo resta fermo: pagheremo un prezzo altissimo, il più alto d’Italia in questo momento, e ci sono precise responsabilità. Questa volta non molleremo né indietreggeremo di un millimetro: avviamo una mobilitazione perché entro fine anno la Regione eroghi i ristori promessi questa estate e arrivati a poche centinaia di aziende, e deve prevederne altri che coprano questi giorni di chiusura ulteriore” ha esordito Daniele Erasmi, presidente regionale dell’associazione di categoria, “nessuno pensi di scaricare solo sulle nostre imprese i clamorosi errori di cui l’Abruzzo è in questo momento ostaggio”. L’assemblea, coordinata dal direttore Lido Legnini e trasmessa anche in diretta Facebook sulla pagina di Confesercenti, ha visto un dibattito molto acceso.
“Le casse dei nostri negozi sono ormai vuote” ha detto Franco Menna, commerciante di calzature di Vasto e presidente di Confesercenti Provinciale Chieti, “ma i fornitori vanno pagati e questo sta strozzando le imprese”, una situazione confermata da Marina Dolci, negoziante di abbigliamento e sport nel centro di Pescara: “Anche se una parte del negozio è rimasta aperta, gli incassi sono assolutamente azzerati. Chiediamo che i negozianti abbiano le stesse possibilità concesse ai balneatori: tasse azzerate. E nessuno più crede alle promesse di riapertura in poche ore che i politici ci vanno dicendo”. Da Teramo Luciana Rapini, anche lei del settore abbigliamento, ha rivelato che “non si riesce neppure a chiudere, perché i fornitori vogliono essere pagati”.
Situazione molto dura anche per la ristorazione: “Siamo i primi ad essere bersagliati e gli ultimi ad essere aiutati” ha tuonato Gianluca Grimi, operatore di Giulianova e coordinatore della federazione dei pubblici esercizi di Confesercenti, “ora c’è bisogno di un intervento radicale a sostegno dei nostri settori. Ora vogliamo i ristori che ci hanno promesso in Abruzzo”. “Ci sentiamo abbandonati da tutti e la Confesercenti è l’unico riferimento” ha sottolineato il ristoratore Mario Di Giovanni, mentre il presidente degli albergatori Daniele Zunica, Civitella del Tronto, ha denunciato che “abbiamo già dovuto disdire un Natale che prometteva bene, subiremo la concorrenza delle vicinissime Marche e, a differenza della prima ondata, non avremo la possibilità di anticipare le casse integrazioni ai dipendenti. Siamo ostaggio di una Regione mediocre”.
“Siamo fermi da mesi, la situazione è disperata e quando si intravedeva una possibilità con il ponte dell’Immacolata siamo stati ancora umiliati” hanno detto i rappresentanti del settore ambulante guidato da Domenico Gualà, e dai settori fiere, eventi, animazioni confermano che tutto resta fermo, “ma solo in Abruzzo”. Perdite importanti e previsioni fosche per questo inizio dicembre in zona rossa anche per le imprese alimentari, come testimoniato dal presidente della Fiesa Venceslao Ruccolo, e questo nelle aree interne – come ha rilevato Pietro Leonarduzzi, operatore di Sulmona – si sente con più forza. Molto forte la testimonianza di Mario Antonelli, giovane presidente della Confesercenti aquilana: “Abbiamo dovuto chiudere la nostra azienda alimentare perché sono stato contagiato da mia madre, infermiera al pronto soccorso, e questo per una piccola azienda è devastante. Per fortuna stiamo ripartendo, ma così non si può andare avanti”.
Ecco perché la Confesercenti non si ferma. “Azzeramento delle tasse locali e regionali, erogazione dei ristori regionali entro il 31 dicembre, previsione di nuovi ristori a copertura di questa ulteriore chiusura, credito d’imposta regionale sulle altre misure. Questa Regione” ha concluso i lavori Lido Legnini, direttore di Confesercenti, “deve darci risposte subito”.






