ROMA – Quarantena azzerata ai vaccinati da meno di due mesi e a quelli con dose booster, ma anche estensione del Super Green pass nell’ambito dei trasporti a lunga percorrenza, fiere e impianti sci.
Tra nuove strette e qualche allentamento, il Governo è pronto a varare l’ultimo decreto anti-Covid di questo secondo anno di pandemia, che si chiude con numeri record sui contagi di questa quarta ondata: ieri sono stati 98.020 i casi di Covid individuati in Italia, di cui 921 in Abruzzo.
Le vittime, secondo i dati del ministero della Salute, sono 136, mentre il giorno precedente erano state 202. 1.029.429, invece, i tamponi molecolari e antigenici; ieri erano stati 1.034.677. Il tasso di positività sale al 9,5%. Sono 1.185 i pazienti in terapia intensiva in Italia, 40 in più in 24 ore nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 126. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 10.578, ovvero 489 in più.
“Ci dobbiamo aspettare che centinaia di migliaia di persone si contagino con Omicron nelle prossime settimane”, ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri a ‘Pomeriggio cinque news’ su Canale 5. “Abbiamo in circolazione la Omicron, andiamo verso la riduzione della quarantena per i vaccinati ma per gradi. Ossia con il passare dei giorni ci possono essere degli aggiustamenti a seconda delle situazione. Con Omicron stiamo andando verso endemia, quindi niente panico”.
IL PUNTO DALLE REGIONI
I contagi da Covid segnano un altro record in Veneto, 8.666 in sole 24 ore. Lo riporta in bollettino della Regione. Ieri i casi (7.403) rappresentavano il dato più alto dall’inizio della pandemia. Il totale degli infetti da quando è iniziata la crisi sale a 626.319. Si contano anche 23 decessi, che portano le il dato complessivo delle vittime a 12.358. Le persone attualmente in quarantena salgono a 80.456 (+ 4.485). Numeri ugualmente preoccupanti sul fronte ospedaliero: sono 1.290 i ricoverati in area medica (+126), e 190 quelli in terapia intensiva ( +12).
Nuovo record di test e di contagi da Covid in Campania: sono 9.802 i nuovi casi rilevati (ieri 7.181) su 111.379 tamponi eseguiti. Il tasso di incidenza balza all’8,8%, soglia mai toccata finora in regione, contro il 6,86 di ieri. Le nuove vittime censite nel bollettino dell’Unità di crisi sono 11, di cui sette nelle ultime 48 ore e quattro risalenti ai giorni precedenti. Non si arresta la crescita dei ricoveri in degenza, a quota 587 (+53, l’incremento più consistente degli ultimi mesi), e aumenta anche l’occupazione dei posti in terapia intensiva, che sono 37 (+2).
Record di casi anche nel Lazio (5248) con aumento dell’Rt a 1.08 e dei tassi di occupazione di area medica e intensiva rispettivamente al 15% e al 10%. Dati che se confermati porterebbero la Regione in giallo nella prima settimana di gennaio. Oggi i decessi sono 10 (-9), 1.070 i ricoverati (+45), 147 le terapie intensive (+12) e +1.188 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 5,9%. I casi a Roma città sono a quota 2.381.
E’ schizzato al 15,5% il tasso di positività in Lombardia: ieri era al 12,8%, il giorno prima all’11,4%. A fronte di 209.685 tamponi effettuati, sono 32.696 i nuovi positivi, quasi 4000 in più di ieri, quando erano 28.795. Sono 191 i ricoverati nelle terapie intensive (-2 su ieri), 1.831 negli altri reparti, in crescita di 133. E sono 28 i decessi per un totale di 35.008 da inizio pandemia.
Nuovo record di contagi, in Piemonte, dall’inizio della pandemia. Dopo i quasi 8 mila positivi di ieri, numero mai così alto nella regione, oggi sono 9.671 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19, il 12% degli 80.826 tamponi eseguiti. Gli asintomatici sono 6.559 (67,8%). L’unità di crisi regionale ha registrato nelle ultime 24 ore anche sei decessi, nessuno di oggi. Aumentano i ricoveri: sono 99 in terapia intensiva (+7), e 1.147 nei reparti ordinari. Le persone in isolamento domiciliare sono 53.707; gli attualmente positivi 54.953. I guariti sono 2.608. Dall’inizio della pandemia, dunque, il Piemonte ha registrato 475.781 positivi, i decessi diventano 12.029, i guariti 408.799.
Non passa però il fronte di chi chiedeva di estendere l’obbligo del Super Green pass a tutte le categorie di lavoratori, nonostante la sponda delle Regioni. E non prevale la linea rigorista di chi come il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla scorta dei pareri del Cts e pur d’accordo sulle modifiche alle regole sull’autoisolamento, chiedeva norme non troppo blande.
Sia in cabina di regia che in Cdm il confronto è stato serrato: Pd e Forza Italia hanno subìto lo stop della Lega e di M5s sul varo dell’obbligo del certificato verde rafforzato per tutti i lavoratori. Il Pd rilancia l’obbligo per i vaccini e dice si alle estensioni dell’uso del pass. Il lasciapassare in versione “super” (da febbraio solo per chi è immunizzato con ultima dose da non oltre 6 mesi o guarito dal Covid) potrebbe diventare obbligatorio ora anche per i viaggi a lunga percorrenza, per la partecipazione alle fiere o negli impianti da sci, anche se sono ancora in corso approfondimenti su questo tema.
Cambiano anche le regole per la quarantena, con tre diverse categorie: lo scopo è evitare la paralisi del Paese, che con un alto numero di persone in quarantena, perché contagiati o venuti a contatto con un infettato, rischia di finire in una sorta di “mini-lockdown” generato anche dai continui autoisolamenti di chi invece è negativo.
Le quarantene non saranno più previste per i vaccinati con booster o con due dosi da meno di quattro mesi che vengano a contatto con una persona poi risultata positiva al Covid, se asintomatici. In questi casi sarà prevista una forma di autosorveglianza e l’esecuzione, al quinto giorno dal contatto con il caso positivo, di un tampone con esito negativo. Per chi ha eseguito l’ultima vaccinazione da più di quattro mesi – quindi con minore copertura dal contagio – l’autoisolamento scenderebbe da 7 a 5 giorni, con test negativo.
Nessuna modifica per chi non è vaccinato: la quarantena resta a 10 giorni.
Misure diverse da quelle su cui si era orientato il parere del Comitato Tecnico Scientifico: dopo un incontro durato diverse ore gli scienziati avevano convenuto di azzerare la quarantena, in questi casi, soltanto ai vaccinati impiegati nei servizi essenziali – purché indossassero obbligatoriamente la mascherina Ffp2 per circa una settimana – e di ridurla a cinque giorni ai vaccinati con booster. In cabina di regia però il Governo ha invece accolto tout court la richiesta delle Regioni, che chiedevano appunto l’eliminazione dell’autoisolamento agli immunizzati.
Slitta invece al prossimo Cdm l’ipotesi dell’estensione del Super pass a tutti i lavoratori, un provvedimento da sempre sostenuto dal ministro per la funzione pubblica Renato Brunetta, ora anche dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, dal ministro della Famiglia, Elena Bonetti (in quota Idv) e dagli stessi governatori. A sollevare dubbi su questa misura, già in cabina di regia, sono stati Lega e Cinque Stelle.
Il ministro Giancarlo Giorgetti – pur non escludendo che se ne possa discutere in un prossimo Cdm – avrebbe sottolineato la necessità in caso di portare avanti, di pari passo, anche una presa di responsabilità da parte dello Stato: se si volesse estendere l’obbligo del super pass ai luoghi di lavoro che di fatto diventerebbe un “obbligo vaccinale” per i lavoratori, il ragionamento, lo Stato dovrebbe assumersi la responsabilità per eventuali conseguenze da vaccino ed elencare i “fragili” esenti dall’obbligo.
Perplessità, seppure con motivazioni opposte a quelle del Carroccio, sono state espresse anche da M5s. Il ministro Stefano Patuanelli avrebbe sottolineato che finora si è sempre ragionato per funzioni: forze dell’ordine, docenti, sanitari, lavori a contatto con le persone. Quale sarebbe stata quindi la ratio di distinguere tra lavoratori e disoccupati? “Non siamo contrari all’obbligo di super Green pass come dimostrano i precedenti decreti, ma con raziocinio. Forse a questo punto – avrebbe detto Patuanelli – conviene ragionare sull’obbligo vaccinale”.
921 CASI IN ABRUZZO, SECONDO DATO PIU’ ALTO
Sono 921, di età compresa tra 1 e 95 anni, i nuovi casi positivi al Covid registrati oggi in Abruzzo su 6.707 tamponi molecolari e 26.886 test antigenici: il tasso di positività è pari al 2.74%. Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergernza sale così a 98.633.
Il numero dei positivi è il secondo più alto in Abruzzo, infatti un dato più alto è stato registrato solo a novembre 2020, quando i contagi accertati furono 939.
Il bilancio dei pazienti deceduti registra 3 nuovi casi, di età compresa tra 37 e 89 anni – uno in provincia di Chieti e due in provincia di Pescara – e sale a 2.634. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 85.586 dimessi/guariti (+398 rispetto a ieri).
172 pazienti (+12 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in area medica; 24 (invariato rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 10217 (+508 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.
Del totale dei casi positivi, 24.397 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+311 rispetto a ieri), 24.987 in provincia di Chieti (+168), 23.537 in provincia di Pescara (+240), 24.688 in provincia di Teramo (+164), 827 fuori regione (+29) e 197 (+9) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 10.413 (+520 rispetto a ieri); nel totale sono ricompresi anche 2.992 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall’inizio dell’emergenza, sui quali sono in corso verifiche.
Alla luce degli ultimi dati, in Abruzzo il tasso di occupazione dei posti letto resta al 13% per le terapie intensive e sale al 13% (+1%) anche per l’area non critica, a fronte di soglie da zona gialla rispettivamente del 10 e del 15%.
L’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti continua a salire rapidamente e arriva a 337 (soglia limite 50), registrando il valore più alto dell’ultimo anno e, in particolare, dalla seconda metà di novembre 2020.
Il virus in Abruzzo corre più spedito che mai. Una settimana fa l’incidenza era di poco superiore a 200.
La variazione percentuale dei nuovi casi nell’ultima settimana, rispetto ai sette giorni precedenti, è pari al +55%. Il dato sulle terapie intensive è raddoppiato nel giro di due settimane. Così come i ricoveri in area medica sono in costante e graduale aumento: a questi ritmi, nel giro di pochi giorni anche il terzo parametro dovrebbe superare le soglie da zona gialla.
A livello territoriale, i numeri più alti sono ora quelli del Pescarese, che peggiora in modo rapidissimo e registra una vera e propria impennata: l’incidenza settimanale sale a 411; solo una settimana fa era a meno della metà.
Nel solo capoluogo adriatico, che oggi, per il secondo giorno consecutivo, registra più di cento nuovi casi, l’incidenza schizza a 445. In altre parole, in città oltre cinque persone su mille sono risultate positive negli ultimi sette giorni. Segue il Teramano, con un’incidenza pari a 331. Poi c’è l’Aquilano che, con 297, mette a segno il dato più alto dell’anno. Chiude il Chietino, sempre in rapido peggioramento, con 275.
Intanto stop da oggi al tampone molecolare di conferma per la positività al Covid-19 riscontrata attraverso un test antigenico. Lo comunica l’assessorato alla Sanità della Regione Abruzzo, dopo l’invio di una circolare trasmessa oggi pomeriggio alle Asl abruzzesi. La disposizione, fa sapere l’assessorato, si è resa necessaria alla luce dell’insostenibile sovraccarico operativo che si registra in tutte le strutture negli ultimi giorni e tiene conto del perfezionamento delle performance analitiche dei test antigenici attualmente in uso, che rende meno rilevante l’eventualità di falsi negativi.
COVID, DIFFICILE RITORNO A SCUOLA: OMICRON MINACCIA LA PRESENZA
La difficile partita contro Omicron riguarda anche il comparto scuola.
Il dilagare del contagio rende un rebus il ritorno tra i banchi dopo le festività.
Per molti il rientro nelle aule il 10 gennaio potrebbe diventare un miraggio. L’aumento esponenziale dei numeri ripropone il tema della didattica a distanza sulla quale il Governo si è sempre posto in una posizione di netta contrarietà. Per il ministro Bianchi è vietato tornare indietro: la scuola in presenza è la “chiave di volta” della squadra guidata da Mario Draghi.
Al momento, quindi, la situazione sembra “cristallizzata” all’evitare una fuga in avanti. Nei giorni scorsi il ministro non aveva escluso micro-chiusure in casi “straordinari” e con “focolai isolati”.
Le Regioni ieri sono tornate a chiedere la cancellazione della quarantena per i vaccinati anche in ambito scolastico. Una scelta fatta proprio per favorire il più possibile la didattica in presenza anche nei casi in cui si registrassero delle positività nelle classi. Tema di discussione è la possibilità di eliminare la quarantena per i ragazzi che hanno ricevuto due dosi di vaccino da meno di quattro mesi che vengano a contatto con una persona poi risultata positiva al Covid, se asintomatici. Stesso discorso per chi ha ricevuto la dose booster nella fascia di età compresa tra 16 e i 17 anni e gli adolescenti fragili tra i 12 e i 15 anni.
Dal territorio, però, arrivano segnali di insofferenza. “C’è preoccupazione sulla riapertura – taglia corto l’assessore all’Istruzione del Friuli Venezia Giulia, Alessia Rosolen -. Sono certa che in questi giorni verranno fatte delle riflessioni sia rispetto ai temi delle quarantene, vedremo se dal Ministero arriveranno indicazioni, sia rispetto ai tracciamenti legati alle scuole”.
Ed è proprio il potenziamento nell’attività di screening l’arma messa in campo, assieme ad una distribuzione massiva di mascherina Ffp2, con il decreto legge approvato il 23 dicembre. In questo ambito sono stati stanziati 9 milioni per il tracciamento e i laboratori militari, più altri 14,5 milioni per il personale della sanità militare e 5 milioni per l’acquisto di mascherine per il personale delle scuole dell’infanzia, a contatto con i bambini fino a 6 anni, esonerati dall’uso e con chi è a contatto con studenti più grandi che non la portano per particolari fragilità. La Difesa, inoltre, ha messo in campo 11 laboratori in 8 regioni per affiancare nello screening le Asl, sotto pressione con l’aumento dei positivi. Finora il personale militare ha effettuato circa 20 mila tamponi in 470 scuole.
Intanto il Ministero dell’Istruzione ha avviato la rilevazione del fabbisogno di Ffp2 da distribuire. I dirigenti scolastici dovranno indicare i quantitativi necessari entro il prossimo 4 gennaio in modo che la distribuzione possa essere organizzata in tempo per il rientro.
Infine novità potrebbero esserci anche per l’esame di maturità. Dopo lo stop forzato alla prova di italiano, quest’anno potrebbe essere ripristinata. “Abbiamo ancora qualche settimana prima che vengano ufficializzate le modalità di svolgimento dell’esame di maturità, ma sicuramente ripristinare la prova di italiano è una misura di buon senso e di attenzione nei confronti degli studenti: tutti avranno modo di essere valutati con maggiore completezza rispetto a quanto accaduto negli ultimi due anni”, afferma il sottosegretario all’Istruzione Sasso.
COVID, GIMBE: IMPENNATA DI NUOVI CASI. 80,7 PER CENTO IN SOLI 7 GIORNI
La settimana di Natale ha visto un’impennata di oltre l’80% dei nuovi casi di Covid-19, una crescita del 20,4% di ricoverati con sintomi e del 13% di persone in terapia intensiva.
Aumentano anche i decessi: dal 22 al 28 dicembre sono stati 1.024, con una media di 146 al giorno rispetto ai 126 dei 7 giorni precedenti(+16%).
Lo rileva il monitoraggio della Fondazione Gimbe.
“Da 2 mesi e mezzo – spiega il presidente Nino Cartabellotta – si rileva un aumento dei nuovi casi, che nell’ultima settimana ha subìto un’impennata, superando quota 320 mila, sia per l’aumentata circolazione virale, sia per l’incremento del numero dei tamponi”.
Nella settimana dal 22 al 28 dicembre si rileva un aumento di nuovi contagi in tutte le regioni, ad eccezione della provincia autonoma di Bolzano e si va dal 9,6% del Friuli-Venezia Giulia al 257,6% dell’Umbria. Mentre in 45 province si registrano oltre 500 casi per 100.000 abitanti.
La Fondazione Gimbe evidenzia come “il sistema di testing è già in tilt, ci sono troppi falsi negativi nei tamponi antigenici e con l’emersione di un numero enorme di casi si rischia un lockdown di fatto, indipendentemente dalla modifica delle regole sulla quarantena”.
Al 29 dicembre l’81,4% della popolazione (48,2 milioni) ha ricevuto almeno una dose di vaccino ovvero 234.253 persone in più rispetto alla settimana precedente, e il 78,1% (46 milioni) ha completato il ciclo. Ma i non vaccinati sono 9,4 milioni di cui 2,3 di over 50 e 3,4 milioni tra 5-11 anni. Mentre la copertura delle terze dosi è al 58,9% con rilevanti differenze regionali. Il rallentamento dei giorni festivi ha ridotto il numero di somministrazioni tra il 20 e 26 dicembre, in particolare crolla il numero dei nuovi vaccinati over 12 (-47,5% rispetto alla settimana precedente).
Nelle ultime due settimane il numero dei tamponi totali è passato da 3.750.804 del 8-14 dicembre a 5.175.977 del 22-28 dicembre (+38%), sia per l’incremento sia dei tamponi rapidi (+38,7%) che molecolari (+36,3%).
Gimbe mette in guardia: “La corsa ai tamponi senza regole sovraccarica il sistema di testing, impedendo di testare con tempi adeguati chi ne ha realmente bisogno”; inoltre, il ricorso sregolato ai tamponi rapidi da parte di soggetti asintomatici contribuisce ad alimentare false sicurezze, visto il 30-50% di falsi negativi. Infine favorisce l’espansione del mercato nero”.







