L’AQUILA – Secondo l’European Payment Report di Intrum, molte imprese  abruzzes prevedono solo un lieve incremento dei ritardi di pagamento nei prossimi mesi a causa della crisi, ma già si tutelano passando a tassi fissi per i prestiti aziendali. In Europa il 70% dei manager ne è sicuro: “pagamenti più rapidi permetterebbero di investire in sostenibilità e digitale”.

Le imprese abruzzesi si dimostrano più ottimiste che nel resto del Paese e indicano in circa 6 mesi (per il 22% delle imprese in regione contro il 13% in Italia) il tempo in cui l’impatto economico negativo del Covid-19 si farà ancora sentire.

Un dato emerso dall’ultimo European Payment Report (EPR) di Intrum, il principale operatore europeo nei credit services, che ha intervistato più di 11.000 imprese di 29 paesi europei. L’Abruzzo, secondo gli intervistati, vivrà a differenza di altre regioni italiane solo un lieve incremento del problema dei ritardi di pagamento. Per tutelarsi dalla crisi economica diverse imprese del territorio (27% delle intervistate) stanno valutando di passare a un tasso di interesse fisso sui prestiti aziendali (solo il 13% in Italia).

Attualmente il 42% delle imprese abruzzesi coinvolte da Intrum non si è detta disposta a negoziare i tempi di pagamento (in Italia la media si ferma al 24%) che si dimostrano complessivamente contenuti. Rispetto a una media nazionale del 30%, il 40% dei clienti corporate in Abruzzo paga tra 31 e 50 giorni mentre il 60% dei clienti consumer tra 21 e 30 giorni, la media nazionale è del 42%. Per i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, oltre il 70% delle imprese abruzzesi attende tra i 31 e 50 giorni mentre la media italiana è del 31%.

L’EPR di Intrum ha cercato di indagare anche in quanto tempo manager e imprenditori abruzzesi stimano che la regione possa diventare “cashless”, ossia quando farà ricorso esclusivamente alla moneta elettronica: per il 67% di loro ci vorranno circa 10 anni, mentre per il 17% non ci si arriverà mai.

In Italia, oltre 6 aziende su 10 (il 63% delle realtà intervistate) stimano oggi un rischio crescente (e sono maggiormente preoccupate) rispetto alla possibilità di ricevere i pagamenti nei tempi pattuiti. L’European Payment Report (EPR) di Intrum, il principale operatore europeo nei credit services, evidenzia un netto incremento rispetto alla situazione pre-pandemica quando, nel 2019, solo il 25% delle aziende italiane intervistate si riteneva “preoccupata più del solito” per il rispetto dei tempi di pagamento da parte dei committenti. A livello europeo, un terzo dei 11.000 manager e imprenditori (C level e business owners di aziende) ascoltati da Intrum in 29 Paesi, hanno affermato che i ritardi nei pagamenti impediscono la crescita e ben il 70% pensa che pagamenti più rapidi da parte dei propri debitori consentirebbero alle aziende di investire in sostenibilità e innovazione digitale.

“A tutti i livelli – ha commentato Antonio Rabossi, Operations Director di Intrum Italy – le aziende sono concordi nel ritenere la sana gestione del credito l’elemento chiave per la ripresa economica nella fase post-pandemica. Una sana gestione del credito investe l’impresa di un ruolo sociale: per il 67% delle aziende italiane (69% in Europa) che abbiamo intervistato, il pagamento dei fornitori nei tempi concordati è una delle componenti della responsabilità sociale d’impresa”.

 

MANAGER ITALIANI PIÙ OTTIMISTI SULLA RECESSIONE RISPETTO ALL’EUROPA.

Nel 2021 i manager delle imprese italiane sono meno pessimisti rispetto al media europea: 62% contro il 67%. La situazione si è “ribaltata” non solo rispetto al critico 2020 travolto dalla pandemia, quando l’83% degli intervistati italiani si aspettava la recessione a fronte del 56% di media europea, ma anche rispetto al 2019, quando il 76% degli intervistati italiani pensava che la recessione fosse imminente contro il 28% della media europea.

Nel contesto di crisi generato dall’emergenza Covid-19, le azioni dei governi sono state decisive per permettere alle aziende di mantenere a livelli accettabili la liquidità nell’ultimo anno: per questo, il 48% della media degli intervistati europei dal report Intrum prevede un rischio considerevole di crescita di ritardi e mancati pagamenti quando le misure di sostegno dei governi saranno ritirate. Ad oggi, quasi la metà (45%) delle aziende italiane ritiene di essere stata fortunata a sopravvivere all’emergenza sanitaria (49% media europea). Per vincere la recessione, il taglio dei costi è una risposta secondo il 27% delle PMI e il 24% delle grandi aziende, mentre la riduzione delle assunzioni è nei progetti del 15% delle PMI e delle grandi aziende, ma nel 2020 questo dato era più alto: il 25% per le PMI e il 29% per le grandi aziende.

 

È possibile scaricare l’intero report attraverso il seguente link: https://www.intrum.it/aziende-e-istituzioni-finanziarie/report-approfondimenti/european-payment-report/epr-2021/

 

 

Intrum è il leader europeo nel settore dei credit services con una presenza in 24 mercati del vecchio continente. Intrum aiuta le aziende offrendo soluzioni progettate per migliorare i flussi di cassa e la redditività a lungo termine e prendendosi cura dei propri clienti. Garantire che le persone e le aziende ottengano il supporto di cui hanno bisogno per affrontare i problemi finanziari è una parte importante della missione dell’azienda. Intrum ha circa 10.000 professionisti dedicati che collaborano con circa 80.000 aziende in tutta Europa. Nel 2020 i ricavi sono stati pari a 16,85 miliardi di Corone svedesi. Intrum ha sede a Stoccolma, ed il titolo Intrum è quotato al Nasdaq di Stoccolma. Intrum Italy i cui azionisti sono Intesa Sanpaolo (49%) e Intrum Group (51%) ha quasi 1.000 collaboratori e 28 uffici in 22 città italiane.

 

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