ROMA – Mezza Italia in zona gialla da oggi. Altre quattro Regioni infatti – Lazio, Lombardia, Piemonte e Sicilia – da oggi 3 gennaio lasciano la bianca dopo Liguria, Marche, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, provincia autonoma di Trento e provincia autonoma di Bolzano.
Il passaggio dalla zona bianca alla gialla scatta al raggiungimento di tre parametri: incidenza settimanale dei nuovi contagi ogni 100mila abitanti uguale o superiore a 50 casi, il tasso di occupazione dei posti letto ospedalieri nei reparti ordinari al 15% e quello nelle terapie intensive al 10%. Mentre per quanto riguarda la zona arancione scatta quando l’incidenza sfora i 150 casi per 100mila abitanti, la percentuale di posti letto nelle terapie intensive va oltre il 20% e il tasso di ricoveri in area medica supera il 30%.
Anche l’Abruzzo, se il trend si mantiene come quello attuale, è destinato ad abbandonare la zona bianca entro il mese.
Infatti due dei tre parametri sono stati già superati: il tasso di occupazione dei posti letto è al 12 per cento per le terapie intensive e l’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti sale ancora e arriva a 1.172. Solo una settimana fa era a 260.
Da zona bianca solo il terzo parametro, quello del ricovero in area medica, che però è al 14% e prossimo alla soglia del 15%, che corrisponde a 198 letti occupati. Ora ne sono ricoverati 184, bastano purtroppo 14 ricoverati in più, per decretare la zona gialla.
Con le nuove misure imposte dal governo e valide fino al 31 gennaio 2022 tra zona bianca e gialla ci sono comunque poche differenze.
Una delle principali differenze tra queste due zone fino a ora era l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. Con l’ultimo decreto del governo è stato però stabilito di estendere questa misura. L’uso della mascherina è stato ‘rinforzato’ in tutta Italia visto che per accedere a mezzi pubblici, treni, aerei, cinema, teatri è necessario indossare la Ffp2. E questo fino al termine dello stato di emergenza, che al momento è fissato al 31 marzo.
Più severe le regole per la zona arancione: chi non ha il green pass rafforzato ovvero non è vaccinato o guarito, non può uscire dal proprio comune di residenza se non per motivi di lavoro, necessità, salute o per servizi non sospesi ma non disponibili nel proprio comune, non può accedere agli impianti di risalita delle piste da sci, non può accedere ai centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi.
Anche se non c’è ancora un calendario definito sulle misure in cantiere, al tavolo del Consiglio dei Ministri approderà la discussione sull’estensione del super Green pass nel mondo del lavoro.
Autorevoli esponenti del Pd, sulla scia delle richieste di sindacati e Confindustria, vanno oltre e puntano – cercando l’appoggio di Forza Italia e M5s – ad incassare da subito la misura dell’obbligo vaccinale dai 18 anni in su per tutti.
Una stretta definitiva ai No Vax, che trova d’accordo lo stesso coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli, secondo il quale le condizioni sono mature per questo tipo di provvedimento.
Ma nell’Esecutivo non pare siano previste fughe in avanti: il dibattito è aperto e la riflessione è in corso, però l’unica misura su cui potrebbe esserci un accordo certo già da subito è l’estensione dell’obbligo del certificato verde rafforzato agli impiegati della Pubblica amministrazione.
Nella categoria del lavoro privato, invece, ci sarebbero alcune complessità da superare e per questo sarà necessario consultare sindacati e imprese poiché il Governo intende giungere a scelte il più condivise possibile. Non è dunque detto che la soluzione arrivi entro il 5 gennaio.
Resta da affrontare ancora la questione del ritorno a scuola. Anche se non è previsto alcun posticipo della data del ritorno in classe (gli istituti riapriranno tra il 7 e il 10 gennaio), l’Esecutivo valuta alcune modifiche proposte dalle Regioni, come la Dad di dieci giorni anche alle elementari e in prima media – nel caso di due contagi in una stessa classe – solo per i bambini non vaccinati, mentre quelli immunizzati resterebbero in presenza.
Questa ipotesi ha sollevato qualche malumore nella maggioranza, in particolare dalla Lega e dal M5s, ma il Governo chiarisce che farà di tutto per evitare la chiusura delle scuole. Tecnici e mediatori della politica saranno in ogni caso al lavoro da subito, perché il virus corre.
Con l’ultimo bollettino (61.046 nuovi casi e 133 i morti in un giorno), i primi dati del week end di Capodanno appena passato registrano numeri giornalieri dei contagi più bassi, in linea con il calo fisiologico delle cifre nei fine settimana. Ma pur essendo relativamente limitato il numero dei tamponi, ‘solo’ 278.654 test, il tasso di positività schizza ora al 21,9% e i ricoveri ordinari sono stati quasi 500 in più in 24 ore.
L’ULTIMO BOLLETTINO IN ABRUZZO: 1.990 NUOVI CASI, 3 DECESSI E 284 GUARITI. RICOVERI IN AUMENTO, STABILI INTENSIVE
Sono 1.990 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra 1 e 93 anni, di cui 1.368 sono stati identificati attraverso test antigenico rapido.
In totale, nelle ultime 24 ore, sono stati eseguiti 2.473 tamponi molecolari e 13.218 test antigenici: il tasso di positività è pari a 12.68%.Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sale così a a 113.719.
Il bilancio dei pazienti deceduti registra 3 nuovi casi – si tratta di una 91enne e di una 78enne della provincia di Teramo, mentre il terzo risale ai giorni scorsi ed è stato comunicato solo oggi dalla Asl – e sale a 2.645. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 87.371 dimessi/guariti (+284 rispetto a ieri).
194 pazienti (+10 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in area medica; 22 (invariato rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 23487 (+1693 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.
Del totale dei casi positivi, 26.544 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+194 rispetto a ieri), 29.459 in provincia di Chieti (+792), 27.505 in provincia di Pescara (+536), 28.340 in provincia di Teramo (+375), 1.179 fuori regione (+31) e 454 (+62) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 23.703 (+1.703 rispetto a ieri). Nel totale sono ricompresi anche 15.674 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall’inizio dell’emergenza, sui quali sono in corso verifiche.







