ROMA – Attesa per il nuovo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità sull’evoluzione della pandemia di Coronavirus, da cui dipende la classificazione dei colori delle Regioni.

Per l’Abruzzo certa la conferma alla fascia “arancione”, e quasi certamente non cambierà più di tanto la mappa dell’Italia a colori, suddivisa per fasce di rischio.

L ‘indice Rt,  il tasso di riproduzione del virus, è sceso a quota 0.8, sotto la media regionale.

Oggi è prevista anche l’Unità di crisi regionale, che si riunisce alle 12, è chiamata ad analizzare i dati più recenti, per valutare la situazione nelle quattro province e stabilire anche qui la nuova mappa dei comuni in “zona rossa light”.

Ecco i comuni  con le maggiori restrizioni:  in Provincia di Chieti, Castiglione Messer Marino, Orsogna, Atessa, San Vito, Casoli e Lentella.

In Provincia di Pescara, ollecorvino, Rosciano, Moscufo, Villa Celiera.

Provincia di L’Aquila, Capitignano, Pizzoli, Pratola Peligna, Sante Marie, Prezza, Celano e San Benedetto dei Marsi, Pescina e Cerchio.

In Provincia di Teramo, Colonnella, Nereto, Sant’Omero e Mosciano Sant’Angelo.

Il decreto legge approvato dal governo Draghi ha sospeso la zona gialla fino alla fine del mese, salvo deroghe per casi particolari. E quindi, com’è stato per gran parte del mese marzo, le Regioni si divideranno tra arancioni e rosse.  La Campania è l’unica che spera di poter passare dal rosso all’arancione.

L’eventuale cambio di colore potrebbe essere annunciato già domani, ma in ogni caso per renderlo effettivo occorrerà attendere martedì 7 aprile poiché fino a Pasquetta l’Italia è in zona rossa nazionale,  per cercare di limitare spostamenti e assembramenti durante le festività pasquali.

Attualmente sono 11 le regioni, cui si aggiunge la provincia autonoma di Trento, in zona rossa. E per molte di queste, la situazione resterà invariata anche dopo Pasqua. Per Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia i dati non suggeriscono cambiamenti. Stesso discorso per il Piemonte, nonostante il lieve calo dei contagi e l’indice Rt stimato sotto l’1.

C’è poi il “caso Sicilia”. La regione è stata investita dall’inchiesta sui dati falsi e ora rischia di essere retrocessa. Il quadro più recente comprende 1.282 contagi su 10.305 tamponi con un’incidenza del 12%. Negli ospedali i ricoverati sono 1039.

Dato positivo è intanto il lento calo dei nuovi casi di infezione da virus SarsCoV2 in Italia, mentre i decessi aumentano ancora, anche se le analisi degli esperti indicano che il picco è ormai molto vicino e potrebbe essere raggiunto nel fine settimana di Pasqua.

È una prospettiva positiva in una situazione ancora complessa, dove i numeri dei casi sono ancora decisamente alti e i ricoveri hanno ormai superano la soglia di allerta relativa alla capacità degli ospedali. Sullo sfondo, poi, resta sempre l’incognita delle varianti e del ruolo che potrebbero avere in una ulteriore ripresa nella circolazione del virus.

I dati del ministero della Salute indicano che i nuovi casi positivi sono stati 23.649, in leggera flessione rispetto ai 23.904 del giorno precedente. Sono stati individuati grazie a 356.085 test, fra molecolari e antigenici rapidi; di conseguenza anche il tasso di positività risulta del 6,6%, in calo dello 0,2% rispetto l 6,8% del giorno precedente.

Fra le regioni a registrare l’incremento maggiore in 24 ore è stata la Lombardia, con 4.483 nuovi casi, seguita da Piemonte (2.584), Puglia (2.369), Campania (2.258), Lazio (1.838), Veneto (1.633), Toscana (1.631) e Sicilia (1.282). Sale ancora il numero dei decessi, con 501 contro i 467 di 24 ore prima.

“Verso la fine di questa settimana è previsto il picco della curva dell’incidenza media dei decessi in Italia”, osserva il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

Per il fisico Enzo Marinari bisogna sempre considerare “l’intervallo di 15-20 giorni che di solito separa la data della comparsa dei sintomi e quella dei decessi: una sorta di ritardo naturale. Sul fronte dei ricoveri, quelli nelle terapie intensive registrano un lieve calo per il terzo giorno consecutivo e hanno raggiunto il totale di 3.681, 29 meno in 24 ore nel saldo giornaliero tra entrate e uscite e 244 nuovi ingressi contro i 283 del giorno precedente. I ricoverati con sintomi sono complessivamente 28.949. Sono numeri che stanno mettendo a dura prova gli ospedali, come osserva la Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio relativo alla settimana dal 24 al 30 marzo.

“Le soglie di allerta di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid in area medica (oltre il 40%) e in terapia intensiva (oltre 30%) sono superate a livello nazionale, attestandosi rispettivamente al 44% e al 41%”, rileva Renata Gili, responsabile della Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe.

Sono dieci, infine, le regioni che hanno superato il valore soglia per l’area medica e 13 quelle che l’hanno superato per le terapie intensiva.

In particolare, i ricoveri per Covid nelle unità di terapia intensiva superano il 40% in Puglia, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Toscana, Molise e Lazio; superano il 50% in Piemonte, nella provincia autonoma di Trento e in Emilia-Romagna; registrano valori superiori al 60% in Lombardia e nelle Marche.

Sulla stessa linea i risultati dell’analisi dell’Instant Report Covid-19 dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica (Altems), secondo i quali il tasso di saturazione delle terapie intensive entro la data del 29 marzo è stato raggiunto e superato da nove regioni: Abruzzo, Lazio, Umbria, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Marche.

OLTRE 10 MILIONI DI VACCINATI

Sono 10.501.841 le dosi di vaccino contro il Covid-19 somministrate in Italia, il 85,5% del totale di quelle consegnate: 12.283.800 (nel dettaglio 8.704.800 Pfizer/BioNTech, 826.600 Moderna e 2.752.400 AstraZeneca).

Le somministrazioni, effettuate in 2.066 centri in tutta la Penisola, hanno riguardato 6.254.055 donne e 4.247.786 uomini. Le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi sono 3.288.888. E’ quanto si legge nel report online del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria aggiornato alle 6.01 di oggi.

Le dosi sono state somministrate a 3.035.414 operatori sanitari, 497.007 unità di personale non sanitario, 562.315 ospiti di strutture residenziali, 3.529.840 over 80, 231.064 unita’ delle forze armate, 1.033.902 unità di personale scolastico; la voce ‘altro’ comprende 1.612.299 persone.

“La campagna di vaccinazione sta correndo e dovunque riusciamo a vaccinare vediamo che c’è un crollo del tasso di contagi. Penso al mondo del personale sanitario ma anche nelle Rsa, luoghi in cui in tanti hanno perso la vita. Aver vaccinato nelle Rsa ha prodotto immediatamente un risultato visibile: è crollato il tasso di contagi e decessi. Questo ci dice che la vaccinazione è la via maestra per chiudere questa situazione e ora siamo nella condizione per produrre un’accelerazione”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenendo al summit Coldiretti e Filiera Italia con il Governo.

Intanto il Commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliolo annuncia che nelle prossime ore ” arriveranno oltre 1,3 milioni di dosi di Astrazeneca”, ricordando che sono già arrivate oltre 500mila dosi di Moderna e ieri sono state consegnate oltre un milione di dosi Pfizer. “Questo darà nuovo fiato alle trombe per poter fare il Piano in maniera coerente” ha aggiunto.

“D’accordo con il ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il capo di Stato maggiore della difesa incrementeremo in Sardegna la presenza di medici e infermieri militari per portarci a 17 mila inoculazioni al giorno”, ha detto Figliuolo con una bacchettata ai medici di base: “Devono fare la loro parte – ha detto ai cronisti – Qui lo dico, li ringrazio per quello che fanno ma dobbiamo fare tutti di più e insieme: so che gli odontoiatri si son dati disponibili, è una platea di 400 persone, credo che almeno la metà possa operare”