L’AQUILA – Sta destando forte interesse lo studio messo in piedi dai medici del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 e pubblicato sulla rivista American Journal of Biomedical Science and Research, che conferma che un intervento terapeutico precoce a domicilio in pazienti non vaccinati e affetti da Covid-19, entro settantadue ore dall’inizio dei sintomi, con i farmaci anti-infiammatori non steroidei come Ibuprofene, Indometacina, Nimesulide, determina una significativa riduzione del numero di ospedalizzazioni e della durata dei sintomi rispetto a un trattamento tardivo, oltre le 72 ore.

Si tratta di un’analisi di tipo retrospettivo ed osservazionale a firma di Sergio Grimaldi, Andrea Mangiagalli e Serafino Fazio, medici del Consiglio Scientifico del Comitato.

“Il nostro – spiega ad AbruzzoWeb il dottor Sergio Grimaldi, uno degli autori dello studio, direttore della Unità operativa di Chirurgia Generale ed Oncologica dell’ospedale convenzionato ‘Villa dei fiori’ di Acerra, in provincia di Napoli – è uno studio significativo su pazienti divisi in gruppi. Si parla tanto di evidenze scientifiche e di abbattimento delle ospedalizzazioni. Una terapia precoce con antinfiammatori in pazienti non vaccinati malati di Covid-19, ha dimostrato un pressoché totale abbattimento delle ospedalizzazioni”.

“Da chirurgo oncologo – continua Grimaldi – so cosa sia il dramma degli interventi chirurgici rinviati, delle diagnosi effettuate in ritardo, dei malati che non hanno fatto in tempo a curarsi perché gli ospedali erano in seria difficoltà per chi si ammala di Covid-19. Non si muore, però, solo di Covid-19. Sappiamo da tempo che questa malattia, se presa in tempi brevi anche in pazienti non vaccinati, si può curare con farmaci che costano poco, non parliamo infatti di monoclonali, o di farmaci per malattie oncologiche da migliaia di euro ciascuno”.

“Con il vaccino lo scenario è un po’ cambiato, per fortuna, ma si poteva fare molto di più fin dallo scoppio dell’emergenza Covid-19. Il vaccino aiuta a ridurre la gravità delle manifestazioni cliniche, anche se questo non avviene sempre. Motivo per cui servono quelle ‘sottopopolazioni’ che nonostante il vaccino hanno rischi e comorbidità e dunque vanno trattate con terapie precoci. Perché si è scelto di puntare tutto sul vaccino? Questa è politica sanitaria, non certo evidenza scientifica”, afferma poi il medico.

Secondo il quale, “Basta guardare lo stato in cui si trovano gli ospedali pubblici in Italia, basta sapere che la sanità pubblica continuerà a subire tagli e definanziamenti, che la medicina di territorio non verrà rimessa in piedi. In questi due anni e mezzo di pandemia, abbiamo sentito tante promesse, ma alla fine sono solo chiacchiere”.

“Dobbiamo renderci conto che stiamo andando sempre più spediti verso la sanità privata. In un periodo in cui la figura del medico si è impoverita e non è più ambita dai più giovani come avveniva un tempo. La politica sanitaria, purtroppo, ha ridotto i medici a meri burocrati. Prima c’erano i cosiddetti ‘baroni’, poi sono arrivati i politici. E si è finiti col diventare primari per politica”, conclude Grimaldi. (red.)