L’AQUILA – “Quest’anno ho avuto una quarta, quindi voglio fare la quinta per portare fino alla fine del percorso i mei ragazzi. Ma poi la mia intenzione è quella di chiedere il trasferimento, un po’ per riavvicinarmi alla mia famiglia, un po’ perché non è più fattibile vivere a Milano.  Si arriva alla fine del mese senza poter mettere un euro da parte. Non è solo l’affitto ad incidere, è aumentato il costo della vita complessivamente, dalla spesa alimentare all’aperitivo e alla cena fuori con gli amici”.

Lo racconta ad Abruzzoweb Sara Mosca, 38enne aquilana. Giovane e fresca di laurea è emigrata 14 anni fa a Milano, come tanti abruzzesi, lei per andare ad insegnare in una scuola primaria. ll suo stipendio statale da 1.700 euro circa al mese sarebbe buono, se non fosse che oramai la sua nuova città è diventata troppo costosa, anche per lei che è single e senza figli, con il paradosso che la locomotiva dell’economia italiana sta diventata sempre più inospitale ed invivibile anche per buona parte della classe media, spina dorsale del pil italiano, una città ad appannaggio solo dei ceti molto abbienti, per no dire dei ricchi.

Seppure l’annuale classifica della qualità della vita del Sole24ore continua a piazzare ai primi posti la provincia di Milano, sulla base di 90 indicatori, impietosi  e non certo indice di buen vivir le cifre, insindacabili, sul costo delle locazioni, con il capoluogo della Lombardia e fu capitale morale del Paese, che si conferma la città più cara d’Italia con canoni medi che si aggirano sui 23,3  euro al metro quadro e con un appartamento che costa in media 1.600 euro al mese, con i prezzi che incidono addirittura fino al 73% dello stipendio medio dei residenti.

A fare scalpore anche la denuncia del professor Roberto Burioni,  noto virologo, secondo cui uno stipendio di 4.400 euro mensili a Milano potrebbe non essere sufficiente a garantire una condizione di piena serenità economica.

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani, per voce del presidente Romano Pesavento, a sua volta ha recentemente denunciato la crescente difficoltà per migliaia di insegnanti che operano nelle regioni del Nord, con l’aumento sintomatico di richieste di trasferimento nel Centro-Sud, a causa in primis degli elevati canoni di locazione, a causa dell’aumento delle spese energetiche e dei servizi, unitamente all’incremento generalizzato del costo della vita registrato negli ultimi anni, che hanno progressivamente ridotto la capacità reddituale di una categoria professionale che continua a percepire retribuzioni sostanzialmente uniformi su tutto il territorio nazionale.

Il governo sta provando a metterci una pezza inserendo insegnanti, collaboratori scolastici, poliziotti, vigili del fuoco, personale sanitario tra coloro che potranno accedere accedere agli alloggi a canone calmierato previsti dal Piano casa.

La Cna, elaborando i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, attesta che gli affitti per un appartamento standard di 70 metri quadrati sono aumentati dal 19% fino a quasi il 50%, mentre gli stipendi sono cresciuti molto più lentamente, generalmente tra il 7% e il 15%. E a guidare la classifica dei rincari sono Milano e Firenze, dove i canoni sono aumentati del 49% rispetto al 2019. Scenario opposto invece proprio all’Aquila, dove l’affitto pesa “solo” per il 30% dello stipendio medio. Seguono Catanzaro, Isernia, Caltanissetta ed Enna, con percentuali comprese tra il 31% e il 32%.

Questi i numeri, torniamo alla testimonianza di Sara.

“Appena sono arrivata qui a Milano, nel 2012 in attesa di trovare una sistemazione definitiva condividevo un appartamento con altre persone, in zona Zara, e pagavo 300 euro al mese per una doppia. Ai tempi una camera singola la trovavi anche a 400 euro. Poi negli ultimi anni i costi sono schizzati in alto in modo incredibile: oggi per una stanza singola si pagano 800 euro, per una doppia 600 euro, sempre in quartieri periferici, per le aree centrali i costi sono proibitivi come pure ad Isola, dove c’è il Bosco verticale, quartiere che è stato rivalutato tantissimo negli ultimi anni e dove ho vissuto per un periodo con il mio ex oramai il costo degli affitti è proibitivo”.

Ora Sara vive in un bel bilocale in zona Certosa, con un giardino e box auto, e gli è andata molto bene, per i costi medi di Milano, pagando “solo” 800 euro al mese con il vantaggio che la sua scuola dista un quarto d’ora con i mezzi pubblici, che a Milano sono una eccellenza per frequenza e puntualità.

Ma questo non toglie che Sara sta seriamente meditando di tornare all’Aquila. Un controesodo che non è certo solo nelle sue intenzioni.

“A scuola la maggior parte delle mie colleghe sono sposate, ed avere due stipendi che entrano in casa aiuta di molto, è diverso, ma se hai figli le difficoltà a far quadrare i conti sono crescenti, ad esempio gli asili nido sono anche quelli aumentati tantissimo. Se chiedi alla maggior parte dei colleghi e colleghe venute a vivere qui dal Sud, farebbe carte false per poter tornare giù, ma i posti sono molto pochi, soprattutto in Sicilia, Puglia e Campania. Maggiori possibilità ci sono invece per l’Abruzzo e le regioni centrali”.

E c’è chi, prosegue Sara, che “anche over 40 deve vivere in stanze singole in appartamenti condivisi, per rientrare con le spese. Una collega che ha avuto seri problemi di salute mi ha detto che senza la famiglia che l’ha aiutata economicamente non avrebbe avuto la possibilità di curarsi. In tanti vivono lontano da Milano, in centri dove gli affitti costano meno, ma la vita del pendolare è molto faticosa, sveglia all’alba, viaggio in treno, una giornata di lavoro tenuto conto che a Milano le scuole sono a tempo pieno, e ritorno a casa in treno in serata, e la scuola, sfatiamo un altro mito, per noi non finisce a giugno come per gli studenti. Insomma di tempo libero ne resta davvero poco”.

E in questa lotta per la sopravvivenza, rivela Sara, “ci sono tante persone che non riescono a tornare nelle regioni di origine, dalle loro famiglie, nemmeno per le vacanze di Natale o di Pasqua, perché anche i treni, per non parlare degli aerei, ultimamente sono aumentati tantissimo nei periodi di punta”.

Ultima domanda: “Sara, cosa ti manca dell’Aquila?”

“Sicuramente la famiglia, i miei amici, anche se sono passati 14 anni da quando sono andata via ho sempre mantenuto buoni rapporti. Poi la possibilità di avere molta più tranquillità economica, e una maggiore qualità della vita complessiva. Io già so che quando andrò via, se andrò via, Milano mi mancherà, perché è una città stimolante, viva, che ti dà tanto dal punto di vista di eventi, attività, iniziative culturali. Ho qui tanti amici e ricordi. C’è però l’altro lato della medaglia, tutto è diventato troppo caro e faticoso”. Filippo Tronca