TERAMO – La Corte costituzionale, nella camera di consiglio che si è svolta il 23 giugno ha stroncato la speranza di restare autonoma della Camera di commercio di Teramo, che ha contrastando fino all’ultimo la fusione con l’ente camerale aquilano, votata a novembre 2016 dai due consigli che istituirono la Camera di commercio del Gran Sasso.
La Camera teramana ha però poi bloccato il processo, revocando l’adesione e facendo ricorso al Tar, che aveva concesso una sospensiva, contro l’atto di fusione della Regione.
La Corte si è espressa sull’intero impianto delle riforma che ha previsto il taglio delle Camere italiane da 105 a 60, ovvero su questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio sulla legge delega e sul decreto legislativo di riordino delle Camere di commercio. La Corte Suprema afferma che “non vi sia stata una violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni per le plurime interlocuzioni che il Governo ha avuto con le autonomie regionali”.
La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.
La sentenza della Corte sarà ora notificata al Tar, si dovrebbe riunire il primo luglio, chiedendo la cessazione della materia del contendere. E poi scatteranno i 60 giorni che con decreto del presidente della Regione Marco Marsilio ha fissato per fare le nomine dei 28 membri del consiglio, che a questo punto potrebbe avvenire in autunno.
A capitanare in Abruzzo la battaglia contro la fusione, comune ad altre 17 camere di commercio italiane, il presidente dell’ente teramano Gloriano Lanciotti. Il voto di revoca del provvedimento di fusione risalente al 2016, era stato motivato dal “quadro normativo poco chiaro”: un riferimento diretto al giudizio che era appunto pendente, in Corte Costituzionale. La Camera di commercio di Teramo aveva poi presentato il ricorso contro Regione Abruzzo, il ministero dello Sviluppo Economico, Unioncamere nazionale e l’Ente camerale aquilano opponendosi alla costituzione della Camera di commercio Gran Sasso d’Italia, tra le altre cose, per le differenti condizioni dei due enti, quello aquilano ritenuto fermo nella sua attività, e quello teramano, attivo e virtuoso verso il proprio territorio.
Lanciotti però non demorde e al quotidiano Il Centro spiega che “la sentenza riguarda, oltre ai 18 ricorrenti, tutte le Camere che non hanno fatto la fusione sto sentendo i 18 presidenti vediamo i dettagli della sentenza della Corte, che di fatto ha smentito se stessa visto che due anni parlò di profili di incostituzionalità, Noi abbiamo fatto una battaglia per un principio che riteniamo sacrosanto”.
Ad esultare l’assessore alle Attività produttive Mauro Febbo. “Ora cessa la materia del contendere: hanno perso mesi inutilmente, bloccando un’occasione che poteva essere utile al sistema economico del territorio”





