L’AQUILA – La sezione di controllo della Corte dei conti con una deliberazione del 3 dicembre torna a censurare severamente la Regione Abruzzo, rea di non aver inviato entro i termini stabiliti dalla legge la relazione sul bilancio di previsione 2015, fornendo spiegazioni sulle mancate rendicontazioni degli anni precedenti, e di non aver approvato nei termini il documento di programmazione economica finanziaria.

Ritardo, quest’ultimo, che, calendario alla mano, è stato replicato anche quest’anno, in vista del bilancio di previsione 2016.

La delibera è stata pubblicata sulla home page del sito nazionale della Corte dei conti, sezione di controllo.

La Corte dei conti dispone di notificare la relazione fortemente critica al presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo, Giuseppe Di Pangrazio, al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e al presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’ente.

Ma soprattutto, informa il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “per le determinazioni di competenza”.

Si tratta del bis dello “scandalo” che portò all’avvio dell’iter che poteva portare anche allo scioglimento del Consiglio, poi smentito, ma un passo indietro rispetto alle promesse dei vertici, su tutti del direttore generale, Cristina Gerardis, di abbattere arretrati e pendenze di documenti entro la fine di quest’anno.

LA PRIMA BOCCIATURA

Questa delibera fa seguito, ed è anche una diretta conseguenza, della clamorosa sentenza del 17 luglio scorso in cui sempre la Corte dei conti aveva segnalato la Regione Abruzzo inadempiente “per un comportamento omissivo nella redazione dei documenti consuntivi, non avendo inviato né la bozza di rendiconto del 2013 né quella del 2014”.

E a pagina 20 della sentenza, si era resa nota la segnalazione di queste omissioni al premier “anche ai fini delle valutazioni di competenza ai sensi degli articoli 120 e 126 della Costituzione”.

L’articolo 126 che, in soldoni, prevede “lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge”.

Veementi le reazioni di D’Alfonso alla notizia, rilanciata da tutti gli organi di informazione regionali e non solo, di un possibile scioglimento del Consiglio.

A dargli man forte è arrivato a metà settembre il presidente della Corte dei conti in persona, Raffaele Squitieri, che ha definito come “notizia terroristica” quella del rischio di scioglimento della Regione rispetto ai rendiconti delle passate gestioni, precisando che “l’attuale governo regionale risponde di responsabilità che attengono alla propria gestione. Per quanto riguarda la responsabilità di passate gestioni, se è vero che c’è stata qualche irregolarità, è giusto che ne rispondano i vecchi responsabili”.

LA STRONCATURA-BIS

Fatto sta che nella nuova deliberazione la Corte dei conti ribadisce i comportamenti omissivi, fuori dalla correttezza amministrativa, da parte della Regione anche nella nuova legislatura e a dispetto del cambio di maggioranza da centrodestra a centrosinistra.

I giudici contabili ricordano, in premessa, che la Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo aveva fissato al 15 giugno 2015 il termine ultimo per l’invio delle relazioni sul bilancio di previsione 2015 da parte dei revisori contabili e del presidente.

“In data 8 giugno 2015 – constata dunque la Corte – rispettando, dunque, i termini assegnati, il presidente del Collegio dei revisori ha provveduto a inviare la predetta relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio 2015”.

Di contro, però, “non risulta assolto l’adempimento normativo previsto a carico del presidente della Regione”. E questo né alla scadenza dell’8 giugno, né “alla data odierna”, cioè il 3 dicembre, quando la Corte si è riunita per deliberare.

ASPETTANDO QUEI CHIARIMENTI

Si ribadisce, poi, che la Regione deve ancora fornire chiarimenti sulle mancate rendicontazioni.

“Alla data odierna – si legge ancora nella deliberazione – permangono, nel ciclo del bilancio, le medesime irrisolte criticità: con una rendicontazione ferma al 3 dicembre 2012, i bilanci preventivi a seguire (2013, 2014 e anche 2015) sono stati approvati sulla base di avanzi presunti e mai assestati”.

Sono stati proprio questi comportamenti omissivi a portare alla clamorosa sentenza della camera di Consiglio del 17 luglio.

Sentenza,viene ricordato a distanza di mesi, con cui “a seguito del perpetrarsi di comportamenti omissivi della Regione Abruzzo e della rilevante gravità dei ritardi accumulati, in violazione delle norme che dal 2011 in poi sono andate a disciplinare la contabilità regionale, l’armonizzazione e i sistemi di controllo”, la magistratura contabile ha accertato “il perseverare di una serie di inadempimenti contabili” e ha segnalato al primo ministro le violazioni di legge “anche ai fini delle valutazioni di competenza ai sensi degli artt. 120 e 126 della Costituzione”. L’ipotesi, insomma, di scioglimento.

Un’omissione non di poco conto perché, sottolinea la Corte dei Conti, “con l’approssimarsi dell’entrata in vigore del principio del pareggio di bilancio diventa essenziale realizzare, altresì, presìdi idonei ad assicurare la copertura e la sostenibilità finanziaria della spesa, che deve trovare coerente sviluppo non solo nel momento programmatorio ma anche nelle risultanze effettive della gestione”.

I RITARDI DEL BILANCIO

La Corte dei conti in seconda battuta censura il mancato rispetto delle tempistiche nell’approvazione della manovre di bilancio e di programmazione economica finanziaria.

“Il disegno di legge di bilancio – si legge nella relazione allegata alla delibera – è stato approvato dalla Giunta regionale con la deliberazione 2 dicembre 2014. Non risulta, pertanto, rispettato il termine del 31 ottobre previsto dall’articolo 62, comma 1, dallo Statuto regionale”.

Idem per il documento di Programmazione economico finanziaria regionale 2015-2017 (Dpefr): approvato il 9 dicembre 2014, quando il termine ultimo per legge è il 30 settembre.

“Anche per tale documento – scrivono infatti i giudici contabili – si osserva il mancato rispetto dei termini previsti, dallo Statuto regionale, per l’iter di approvazione dello stesso. In effetti, l’articolo 61 dello statuto recita che ‘il Documento di programmazione economica e finanziaria regionale è presentato entro il 30 giugno di ogni anno al Consiglio regionale, che lo approva entro il 30 settembre’”.

Anche qui una grave omissione, in quanto nella relazione si ricorda “l’importanza del processo di programmazione a seguito dell’entrata in vigore della disciplina sull’armonizzazione dei sistemi
contabili”, e la necessità di descrivere “gli scenari economico-finanziari internazionali, nazionali e regionali, gli obiettivi della manovra regionale ed esponendo il quadro delle risorse disponibili per la programmazione regionale unitaria”.

La Regione Abruzzo, si sottolinea invece, nel suo ultimo bilancio pluriennale, “non offre copertura finanziaria a nuove o maggiori spese a carico di esercizi futuri; non sono, dunque, previsti stanziamenti, inerenti i fondi speciali, che sono destinati al finanziamento di nuove e maggiori spese”.

E ancora, “le attività di investimento sono limitate all’attuazione di programmi di sviluppo nazionali e comunitari; il bilancio pluriennale, dunque, non prevede ulteriori attività ultrannuali d’investimento che comportino impegni di spese con scadenza in più esercizi e per le quali sarebbe stato necessario dare immediata ed integrale copertura finanziaria”.