L’AQUILA – Il governo si appresta, tranne sorprese dell’ultimo minuto, a chiudere scuole e università fino al 15 marzo, a partire da domani. E’ questa una delle misure per far fronte all’emergenza coronavirus, discussa dall’esecutivo in una riunione in tarda mattinata a Palazzo Chigi. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, incontrando i giornalisti, ha però specificato: “Abbiamo chiesto un approfondimento al comitato tecnico-scientifico. La decisione arriverà nelle prossime ore”. 

In giornata sono anche attese ulteriori misure per il contenimento sanitario al fine di contrastare l’espandersi dell’epidemia. Gli italiani dovranno cambiare, se si seguiranno le indicazioni della comunità scientifica, gli stili di vita per almeno per 30 giorni. Niente strette di mano, niente abbracci, basta meeting e congressi, stop alle manifestazioni, anche a quelle sportive. Le partite di calcio, semmai, potranno avvenire solo a porte chiuse. Ma si deciderà nelle prossime ore la soluzione definitiva.

Il governo mira anche a potenziare il sistema sanitario, con un aumento del 50% dei posti nelle terapie intensive, quelle più sotto pressione in emergenza coronavirus.

Intanto salgono a 7 i pazienti con coronavirus in Abruzzo: positivo al Covid-19 è risulltato un insegnante di Vasto. La conferma questa mattina presto.

E poi è arrivata la definitiva conferma per la moglie e due figli dell’uomo di Brugherio ricoverato in isolamento all’ospedale di Teramo dallo scorso 27 febbraio. L’Istituto Superiore di Sanità ha confermato la positività di tutte e tre al Covid 19 intorno alle 14. Tutti sono attualmente ricoverati nel nosocomio teramano. 

La famiglia di Brugherio voleva passare qualche giorno di vacanza lontano dalla paura, nella seconda casa di Roseto, e invece ha dovuto fare i conti con Covid-19. Sono in quattro e tutti ricoverati al “Mazzini” di Teramo: il papà è positivo, la mamma e il figlio lo sono risultati al primo test e attendevano la conferma, arrivata oggi. La figlia attendeva di capire cosa sarebbe accaduto dopo quel primo tampone dall’esito ambiguo (positivo-negativo). Oggi è arrivata anche per lei la conferma. In ogni caso sono tutti in buone condizioni.

Anche Trasacco attende ancora di sapere se il ragazzo tornato dal Piemonte, con sintomi influenzali, e ricoverato ad Avezzano, ha contratto o meno il virus. Sebbene filtri un certo ottimismo sul fatto che non si tratti di Covid-19.

A comunicare i dati sulle infezioni in Abruzzo, nella serata di ieri, il capo della protezione civile, Angelo Borrelli: 6 casi, uno in più, quindi, rispetto ai dati forniti dal Servizio Prevenzione e Tutela della Salute della Regione che parlava di 5 contagi, 72 test negativi e 6 ancora in corso. Conteggio che purtroppo oggi va aggiornato a 7.

Stessa situazione che si è verificata nei giorni scorsi: a chiarire la situazione sono fonti regionali della sanità. 

I dirigenti abruzzesi considerano, per l’ufficialità, i risultati confermati dall’Istituto superiore di sanità mentre la Protezione civile nazionale inserisce nella lista dei positivi al covid19 i test effettuati dai laboratori regionali, in questo caso Pescara (che lavora sulla base di due prove). 

E poi ci sono gli altri due casi acclarati: a Pescara, dove è ricoverato uno speleologo di Sambuceto; all’Aquila, dove migliora la dottoressa tirocinante lombarda che era tornata in città per sostenere l’esame di abilitazione professionale, poi annullato dal governo.

Ancora prima della conferma della positività dell’uomo ricoverato al San Pio, di cui oggi è arrivata la controanalisi, Il sindaco di Vasto, Francesco Menna, informato dal Dipartimento di prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti, ha disposto immediatamente la chiusura per quattro giorni del polo liceale ‘Raffaele Mattioli’; il paziente è una “unità di personale” della scuola.

“Durante la chiusura – in vigore da oggi, mercoledì 4, fino a sabato 7 marzo – sarà effettuata la sanificazione della struttura, azione necessaria ai sensi delle vigenti disposizioni normative”.

Il sindaco Menna invita la cittadinanza “a seguire le norme di prevenzione diramate dal Ministero della Salute e di evitare il diffondersi di notizie non ufficiali che servono solo a generare panico. La situazione è sotto stretto controllo ed è scrupolosamente gestita secondo i protocolli attualmente vigenti”. 

Sono 85, dall’inizio dell’emergenza ad oggi, i test per il Covid 19, eseguiti nel laboratorio di riferimento regionale di Pescara..

Nel dettaglio, il numero maggiore di test è stato eseguito nella Asl di Pescara (43), seguita dalla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila (18), Teramo (14), Lanciano-Vasto-Chieti (10).

IL PUNTO IN ITALIA

Sono 2.263 i malati per coronavirus in Italia, con un incremento di 428 persone rispetto a ieri e 79 i morti, 27 in più. 

Il nuovo dato è stato fornito dal commissario Angelo Borrelli nel corso della conferenza stampa alla Protezione Civile. Conto però aggiornato a ieri,  e che va aggiornato.

A questi vanno aggiunti i 160 guariti (11 in più rispetto a ieri). 

Dai dati della Protezione Civile emerge che sono 1.326 i malati in Lombardia, 398 in Emilia Romagna, 297 in Veneto, 56 in Piemonte, 59 nelle Marche, 30 in Campania, 19 in Liguria, 18 in Toscana, 11 nel Lazio, 13 in Friuli Venezia Giulia, 5 in Sicilia, 6 in Puglia, 6 in Abruzzo, (oggi saliti a 7 ndr) 4 in Trentino, 3 in Molise, 8 in Umbria, uno in provincia di Bolzano, in Calabria, in Sardegna e Basilicata. L’unica regione che al momento non ha avuto casi di Coronavirus in Italia resta dunque la Valle d’Aosta. Le vittime sono 55 in Lombardia, 18 in Emilia Romagna, 3 in Veneto, 2 nelle Marche e una in Liguria. Si tratta, ha spiegato Borrelli, di persone che hanno un’età che va dai 55 anni ai 101.

“Sono prevalentemente persone che hanno più 70 anni, ci sono 80enni e 90enni, alcune con patologie pregresse”. 

Complessivamente sono finora 2.502 i contagiati dal coronavirus, comprese le vittime e le persone guarite. 

Quanto ai tamponi, ne sono stati eseguiti 25.856, dei quali oltre 21mila in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

Il 10% dei malati di coronavirus, pari a 229 persone, è in terapia intensiva. Sono invece mille le persone in isolamento domiciliare e 1.034 i ricoverati con sintomi. 

Secondo i dati, inoltre, l’88% dei malati è in tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

NEONATA POSITIVA A TEST, NON E’ GRAVE

“La bimba lombarda ricoverata nei primi giorni di vita è risultata positiva al tampone, non è intubata, era già in un percorso di assistenza post nascita. L’evoluzione clinica viene considerata normale, secondo quanto ne sappiamo”.

Lo ha detto il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro in conferenza stampa a Roma. 

ISS, ”VALUTIAMO ALLARGAMENTO ZONA ROSSA”

“Stiamo valutando l’opportunità di estendere la zona rossa sulla base di alcuni criteri epidemiologici, geografici e di fattibilità della misura”, ha aggiunto Brusaferro nella conferenza stampa alla protezione civile parlando dell’area del bergamasco.

“Stiamo analizzando con la Lombardia con grande attenzione su nuovi casi per comuni della cintura bergamasca – ha aggiunto – e stiamo vedendo con i dati d’incidenza e in base ai tassi di riproduzione del virus”.

EPIDEMIA RALLENTA, TENDENZA FA SPERARE

C’è un rallentamento: la crescita nella progressione dei nuovi casi positivi al coronavirus sarsCoV2 non mostra, al momento, il segno di una progressione fuori controllo: è una tendenza che lascia sperare nell’efficacia delle misure di contenimento messe in atto finora, anche se è davvero molto presto per trarre conclusioni e la cautela è d’obbligo. 

I 2.263 casi positivi complessivi resi noti oggi dalla Protezione Civile indicano un aumento di 428 casi in un giorno, ma non è un aumento indice di una crescita incontrollata, ha rilevato il fisico teorico Paolo Castorina, della sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dell’Università di Catania.

“Non mi sembra affatto che siamo in una fase esponenziale”, ha detto l’esperto all’Ansa. 

Se così fosse stato le cifre di oggi sarebbero state molto diverse e avrebbero indicato oltre 2.700 casi. 

Il primo marzo gli oltre 500 casi in più registrati rispetto al giorno precedente “avevano allarmato, ma i nuovi numeri ci dicono che il sistema di contenimento sta funzionando”, ha osservato Castorina. Una buona notizia, ma bisogna aspettare e vedere quale sarà l’andamento nei prossimi giorni: “dobbiamo vedere se questo rallentamento si consoliderà. Quello che stiamo osservando ci fa ben sperare, ma la cautela è d’obbligo perché i dati fluttuano”. 

Che non ci sia al momento “nessuna certezza di quale potrà essere l’evoluzione successiva” lo ha detto anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. 

“Questa è una settimana importante per capire come si svilupperà la situazione”, ha aggiunto.  

È infatti “necessario ancora del tempo per capire l’efficacia delle misure adottate” e intanto diventano fondamentali “i comportamenti e la consapevolezza di ciascuno. Attenzione – ha proseguito – a non percepire false sicurezze e ad adottare le raccomandazioni che riguardano il lavaggio delle mani, il rispetto della distanza di un metro, evitare i luoghi affollati e stretti contatti personali, curare l’igiene degli ambienti”. 

Questi comportamenti, ha rilevato Brusaferro, “sono fondamentali per evitare la rapida diffusione dell’infezione”. 

Che a fare la differenza saranno i comportamenti individuali e le misure di contenimento lo ha detto anche il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. 

I dati, ha osservato, mostrano un’epidemia che “sta diventando sempre più complessa” e di fronte alla quale “le azioni intraprese oggi dai Paesi appena colpiti faranno la differenza tra una manciata di casi e un cluster più ampio”. 

Nel frattempo non si perde d’occhio l’altro fronte della lotta all’epidemia, ossia la ricerca delle armi capaci di combatterlo, come farmaci antivirali specifici e vaccini: “sono in corso studi clinici su terapie – ha detto il direttore generale dell’Oms – e sono in fase di sviluppo più di 20 vaccini”.

REGOLE PER TUTTA ITALIA, PER 30 GIORNI SPORT “STERILIZZATO”

Nel decimo giorno dell’era del coronavirus in Italia il dato forse più importante che emerge dal bollettino quotidiano della Protezione Civile è che l’andamento dei numeri non consente ancora di valutare con certezza l’impatto del virus nel nostro Paese e cioè se, in sostanza, le misure adottate siano sufficienti a fermare il contagio o se, al contrario, il numero dei malati continuerà a crescere. 

Proprio per questo il Comitato tecnico scientifico voluto dal premier Conte ha predisposto nuove regole, valide per 30 giorni e da applicare in tutta Italia, che potrebbero integrare il Dpcm del primo marzo. 

Una di queste è di evitare manifestazioni, anche quelle sportive, che comportino l’affollamento di persone: in pratica si tratta di “sterilizzare” lo sport, calcio compreso, con il concreto scenario delle partite a porte chiuse. 

C’è poi l’invito, a coloro che hanno oltre 75 anni e a chi ne ha più di 65 ed è ammalato, a non frequentare luoghi affollati. 

Evitare tutti, quando possibile, abbracci e strette di mano, e mantenere la distanza di almeno un metro dalle altre persone. 

I numeri del contagio sono chiari: ad oggi i guariti sono 160 mentre i malati sono 2.263, 428 in più rispetto a lunedì, pari ad un incremento del 23%. 

Un aumento che è minore rispetto al picco del 50% registrato domenica 1 marzo ma superiore al 16% fatto segnare lunedì. Significa che la curva non si è ancora assestata. 

Così come non è costante il numero delle vittime: oggi ha fatto segnare un +52% rispetto a lunedì, ieri era arrivato ad un più 53% ma domenica si era fermato a +17% e sabato a +38%. 

L’unico dato che fa essere leggermente ottimisti i tecnici è che l’88% dei malati è in tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. 

Il che sta a significare che altri grossi “cluster” rispetto a quelli individuati al momento non ce ne sono. 

Che si tratti dunque di una situazione ancora tutta da decifrare, lo conferma anche il commissario Angelo Borrelli: “Nessuno di noi può avere certezza di quella che sarà l’evoluzione successiva” del virus, “questa settimana sarà importante per vedere come andrà il contagio”. 

Secondo il fisico Castorina, della sezione di Catania dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, la buona notizia è che “non c’è una crescita fuori controllo” e, anzi, si cominciano a evidenziare i risultati positivi delle misure di contenimento adottate finora. 

In ogni caso, spiega Borrelli, “siamo pronti a rivedere i piani sulla base degli scenari che andremo a incontrare. Se andare verso una maggiore o minore severità. Tutto dipende dall’evoluzione dei dati”. 

Sono già state ordinate altre 500mila mascherine (ma ne servono “milioni”), sono pronti 6.600 posti letto in 2.200 camere messe a disposizione dalla Difesa, sul territorio ci sono oltre mille volontari che possono raddoppiare se necessario. 

La prima delle nuove misure che si sta valutando nel caso la situazione evolvesse verso il peggio, però, è un allargamento della zona rossa, a partire dalla provincia di Bergamo, una delle aree più colpite dal contagio negli ultimi giorni. Lo ha confermato il presidente dell’Iss Brusaferro. 

“Stiamo valutando l’opportunità di estendere la zona rossa sulla base di alcuni criteri epidemiologici, geografici e di fattibilità della misura. Stiamo analizzando con grande attenzione con la Lombardia i nuovi casi nei comuni della cintura bergamasca per vedere i dati d’incidenza e i tassi di riproduzione del virus”.

 Ma oltre al contenimento del contagio, sono fondamentali i comportamenti dei cittadini. 

Ed è per questo, appunto, che il comitato tecnico scientifico sta lavorando ad una rimodulazione delle regole comportamentali che ogni singolo deve adottare. 

“Il punto importante – dice ancora Brusafesso – sono i comportamenti e la consapevolezza di ciascuno. Noi non dobbiamo dare false sicurezze ma dire a tutti di essere attenti ad adottare le raccomandazioni” indicate. 

“Dobbiamo lavorare per tutto il paese – ribadisce il presidente dell’Iss – muovendoci dentro delle regole e degli stili di vita attenti che interrompano quelle che sono le vie di trasmissione classiche”.