L’AQUILA – Polemiche, in piena emergenza Coronavirus, per gli interventi mediatici del virologo Giulio Tarro, intervistato nei giorni scorsi, tra gli altri, da Bruno Vespa in una puntata di Porta a porta, da Massimo Giletti a Non è l’arena, da TgCom24, da RadioRadio e anche da AbruzzoWeb.it.

Contro Tarro, infatti, si è scagliata in modo durissimo la Società italiana di Immunologia, Immunologia Clinica e Allergologia (Siica), che ha redatto un documento attraverso il quale la stessa Società prende le distanze dal virologo, definito “scienziato di modestissima caratura, con dubbia reputazione e scarso rigore scientifico, espulso già negli anni ’80”, dopo le recenti dichiarazioni giudicate “opinioni personali fra sciacallaggio e becero ottimismo” rilasciate da quest’ultimo a Non è l’arena.

“Con l’estate avremo abbastanza immunizzati e non ci sarà motivo per stare ulteriormente agli arresti domiciliari”, aveva detto, tra le altre cose, Tarro nella trasmissione di Giletti, con sullo sfondo il ‘litigio’ a distanza, su Twitter, con il virologo Roberto Burioni, il quale aveva attaccato Tarro scrivendo che “Se lui è stato candidato al Nobel, io sono stato a Miss Italia”, provocando la risposta di Tarro: “Su una cosa ha ragione Burioni: lui deve fare solo le passerelle come Miss Italia, ma senza aprire bocca”.

Il documento contro Tarro è stato firmato dalla presidente della Siica, Angela Santoni. In difesa del virologo nato a Messina, c’è l’avvocato Marco Di Lello – già coordinatore della segreteria nazionale del Partito socialista italiano, deputato dal 2013 al 2018, ex relatore oggi procuratore aggiunto della Federcalcio – che aveva già presentato querela per diffamazione contro NextQuotidiano e contro la pagina Facebook Biologi per la Scienza, entrambi molto duri con Tarro.

Ad AbruzzoWeb, Di Lello, che parla di “macchina del fango partita”, ha dichiarato che “Il professor Tarro non ha mai fatto parte della loro associazione. Come hanno fatto ad espellerlo?”, ed ha annunciato ulteriori querele anche nei confronti dell’Espresso per un altro articolo scritto contro il suo assistito.

IL DOCUMENTO DELLA SIICA

Fellini, oppresso dalla volgarità dei nostri tempi terminò ‘La voce della luna’ con uno splendido ‘ci vorrebbe un po’ di silenzio.

Sarebbe il commento più adatto al bailamme mediatico che accompagna il dramma epocale di Covid-19, bailamme che non si è privato della comparsa di Giulio Tarro, scienziato di modestissima caratura, autoproclamatosi candidato al premio Nobel per scoperte ignote alla comunità scientifica, falso esperto che ha ad esempio infilato nella trasmissione ‘Non è l’arena’ una serie di opinioni personali fra sciacallaggio e becero ottimismo.

Chi cita le sue opinioni continua il documento o lo interpella, avrebbe il dovere di controllare il suo curriculum scientifico o almeno Wikipedia, dai quali sarebbe venuto a conoscenza che buona parte di quanto abbia detto risulta essere falso in tempi normali, ma notitiae criminis nel dramma che il paese vive!

Avrebbe appreso che Tarro, pur ‘allievo’ dello scienziato Albert Bruce Sabin (che ha sviluppato uno dei vaccini contro il virus della poliomielite), e con cui ha condiviso quattro lavori scientifici all’inizio degli anni ’70, ha pubblicato 68 lavori scientifici, molti dei quali su riviste italiane non ‘peer reviewed’, con un totale di 447 citazioni e un indice di Hirsch di 10.

Questi indici bibliometrici sono appropriati per un ricercatore all’inizio del suo percorso scientifico, non certo per un senior autoproclamatosi candidato al Nobel.

Ad esempio molti membri della nostra Società Scientifica hanno decine di migliaia di citazioni nella letteratura scientifica internazionale e indici H superiori a 50 o 100.

Con semplici verifiche avrebbe anche appreso che Giulio Tarro, negli anni recenti, ha partecipato solo a quelle che nella letteratura scientifica internazionale sono definite ‘predatory conferences’ e ha ricevuto ‘predatory prizes’, l’equivalente insomma delle ‘fake news’ in rete.

Avrebbe anche appreso che Tarro ha sostenuto cure senza fondamento scientifico.

Per questa sua dubbia reputazione e scarsa rigorosità scientifica, già negli anni ‘80, Giulio Tarro è stato espulso dalla Società Italiana di Immunologia, allora Gruppo di Cooperazione in Immunologia.

Il ‘caso Tarro’ è un’occasione per sottolineare ora come non mai, nell’emergenza Covid-19, quanto sia necessario che chi ha la responsabilità della comunicazione nei media verifichi l’affidabilità e correttezza della fonte, la correttezza delle affiliazioni e dei crediti scientifici, a salvaguardia del pubblico, dei pazienti, dei ricercatori e del personale sanitario in prima linea.