L’AQUILA – Dopo aver ottenuto l’accreditamento del ministero della salute come centro per la diagnosi del coronavirus, aggiungendosi agli altri tre attivi in Abruzzo, ora il laboratorio ospedaliero dell’Aquila potrebbe fare il definitivo salto di qualità attraverso l’adeguamento al livello di biosicurezza 3.
Questo consentirebbe di poter processare un numero elevato di tamponi per la ricerca del Covid-19 rispetto alle poche decine attuali.
Per arrivare all’obiettivo, come riporta il Messaggero, il direttore generale della Asl provinciale, Roberto Testa, ha firmato il 4 maggio scorso una delibera con cui dà avvio al procedimento per effettuare i lavori di adeguamento dei locali del laboratorio analisi del San Salvatore.
L’intervento è stato inserito in corsa tra quelli più urgenti, già individuati lo scorso 11 marzo, previsti nell’ambito della gestione dell’emergenza coronavirus.
Con la delibera si è approvato il documento di fattibilità tecnica ed economica attraverso cui è stata scelta una delle tr soluzioni progettuali elaborate in collaborazione tra la direzione sanitaria aziendale, che fa capo a Simonetta Santini, l’Unità operativa complessa Medicina di Laboratorio e quella Lavori pubblici e investimenti.
Si parla di opere che dovrebbero indicativamente costare tra i 147 e 179 mila euro, che richiedono 70-80 giorni di lavoro e che potrebbero essere completate, procedure incluse, nell’arco di quattro o cinque mesi. I
l grosso riguarda l’adeguamento infrastrutturale e impiantistico dei locali.
Portare un laboratorio a livello di biosicurezza 3, infatti, significa soprattutto attuare tutte quelle misure che consentono di trattare agenti patogeni potenzialmente letali se inalati.
Sono compresi vari batteri, parassiti e virus che possono causare malattie serie o mortali negli umani, ma per le quali esistono cure. Il livello massimo previsto è il 4.
Con la delibera di Testa si dà avvio alla progettazione esecutiva (per un importo di circa 17 mila euro), con la nomina del dirigente dell’ufficio tecnico della Asl Mauro Tursini, come responsabile unico del procedimento.
È chiaro che l’operazione ha anche una precisa valenza politica visto che sul tema del potenziamento del laboratorio per eseguire i tamponi c’è stata anche una partita di questo genere.
Testimonianza ne è la rivendicazione della Lega (prima da parte dell’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì e poi del partito al completo, partendo dal coordinatore abruzzese, il deputato Luigi D’Eramo) sull’autorizzazione del ministero arrivata proprio nei giorni scorsi per l’esecuzione dei tamponi.
Un primo passo che servirà semplicemente per fare diagnosi ospedaliere in urgenza ma che non risolverebbe la questione di uno screening più esteso sulle varie fasce di popolazione nella “fase 2”.
Anche se a proposito della Lega, c’è da dire che la Verì con l’arrivo del coronavirus e il suo più stretto collaboratore scientifico Alberto Albani, capo della maxi emergenza, entrambi di Pescara, hanno commesso il grave errore di valutazione di puntare, per i tamponi, sul solo laboratorio di Pescara con il risultato di ritardi sensibili nel processare i test e con la conseguenza di non curare tempestivamente i contagiati.
Non caso, nelle settimane successive c’è stato l’affiancamento dell’istituto zooprofilattico sperimentale per l’Abruzzo e il Molise a Teramo e dell’Università di Chieti.
Comunque, la Lega ha poi sposato l’ipotesi del potenziamento del laboratorio pubblico all’Aquila: mentre il governatore, Marco Marsilio e l’assessore regionale al Bilancio e al Patrimonio, Guido Liris, entrambi di Fratelli d’Italia, hanno battezzato l’ambizioso progetto di test seriologici di Dante Labs, il centro di ricerca genomico privato conosciuto in tutto il mondo che si è reso disponibile a processare fino a 40mila campioni al giorno.
Insomma: per la “fase 2” dell’epidemia, quella in cui sarà centrale scovare i positivi prima possibile, L’Aquila si prepara ad avere una capacità diagnostica adeguata.



