L’AQUILA – Una delle conseguenze più drammatiche degli effetti della epidemia riguarda l’incremento complessivo dei decessi.

In Abruzzo si sono registrati 1.706 decessi totali in poco più di un mese, 1.539 (in media) nel quinquennio 2015-2019; 64 sono le morti dovute al Coronavirus dal 20 febbraio al 31 marzo 2020, mese in cui l’aumento dei decessi è pari all’8,8 per cento.

È quanto emerge dal Rapporto Istat sull’impatto dell’epidemia sulla mortalità, redatto insieme all’Istituto Superiore di Sanità, su un campione di 6.866 comuni, pari all’87% dei 7.904 complessivi.

Per quanto riguarda i decessi per il complesso delle cause e per Covid-19 nel primo trimestre 2020, confrontato con la media per lo stesso periodo del 2015-2019, tra le province che rientrano nella classe media per diffusione sono presenti le abruzzesi Pescara, dove l’aumento è stato del 21% con 467 decessi totali marzo 2020, di cui 44 per Covid, 383 media delle morti 2015-2019, e Teramo, dove si è registrato un aumento del 13,8% con 447 decessi totali marzo 2020, di cui 6 per Covid, 396 media delle morti 2015-2019, 

Un tasso leggermente più alto anche per Chieti (+3,6%) con 487 decessi totali marzo 2020, di cui 13 per Covid, 445 media delle morti 2015-2019, meno colpita rispetto al Pescarese e al Teramano.

Ultima per diffusione e decessi, L’Aquila: l’univa provincia d’Abruzzo ad aver registrato meno morti a marzo 2020 rispetto allo stesso mese nel periodo 2015-2019.

Sono 305 i decessi totali a marzo di quest’anno nel capoluogo abruzzese, di cui uno solo per Covid (316 la media delle morti 2015-2019), pari a -5,4%.

Pescara dunque si conferma la provincia più colpita dall’emergenza sanitaria e dal virus non solo d’Abruzzo, ma di tuto il Centro-Sud, 

Ieri sono stati registrati 25 nuovi casi in Abruzzo, di questi, 24 fanno riferimento alla sola Asl del capoluogo adriatico e uno all’azienda sanitaria di Lanciano-Chieti-Vasto.

Il dato dei morti riportati alla Sorveglianza integrata Covid-19 – spiegano dall’istat –  fornisce solo una misura parziale di questi effetti, essendo riferito ai soli casi di deceduti dopo una diagnosi microbiologica di positività al virus. 

Si tratta, pertanto, di un indicatore influenzato non solo dalle modalità di classificazione delle cause di morte, ma anche dalla presenza di un test di positività al virus. 

Una misura più universale dell’impatto dell’epidemia sulla mortalità della popolazione è data dall’eccesso dei decessi, per il complesso delle cause, risultanti dal confronto, a parità di periodo, del dato del 2020 con la media dei decessi del quinquennio precedente (2015-2019). In tal modo – spiega l’Istat – si assume implicitamente che la diffusione dell’epidemia produca un aumento dei decessi anche non direttamente riferibili alla sorveglianza Covid-19, ovvero al numero di casi positivi deceduti. 

Inoltre, secondo una indagine dell’Unsic (Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori), il numero dei decessi ufficiali per Covid-19 in Italia, fornito dalla Protezione civile, sarebbe sottostimato: Mancherebbero soprattutto persone decedute nelle case di riposo o nella propria abitazione, a cui non è mai stato fatto il tampone.

Per ricalcolare la cifra, con maggiori indici di affidabilità, anche se naturalmente non di assoluta certezza, si ricorre – spiegano –   alla differenza tra il numero dei decessi medi avvenuti negli ultimi anni e quelli totali, nello stesso periodo, di quest’anno. Da tale risultato si sottrae il numero delle morti classificate “per” e “con” Covid-19. Il resto va “indagato”.

Secondo quanto emerge dall’indagine,”Non sono molti i comuni che in Abruzzo registrano incrementi nel numero dei decessi in epoca Coronavirus rispetto allo stesso periodo degli scorsi anni”.

In termini numerici, sul podio c’è Lanciano (da 34 a 46), seguita da Città Sant’Angelo (da 18 a 26), Pianella (da 7 a 12) e Fossacesia (da 6 a 11).

In termini percentuali primeggiano Guardiagrele (da zero a 13), Gissi (da 1 a 6), Nereto (da 2 a 9), Lucoli (da 1 a 4), Raiano (da 2 a 7), Pescasseroli e Rosciano (da 1 a 3), Villa Celiera (da 2 a 5) e Tagliacozzo (da 5 a 12).

Raddoppia il dato di Bisenti (da 3 a 6), mentre Alanno e Civitella del Tronto passano da 5 a 8. Infine Magliano e San Benedetto dei Marsi, con incrementi di due decessi (da 3 a 5 e da 4 a 6). Bellante conferma quota 12.

ISTAT SUI DECESSI: FORTE AUMENTO A PARTIRE DALLA FINE DI FEBBRAIO 2020 

Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo, si osserva – scrive l’Istat – a livello medio nazionale, una crescita dei decessi per il complesso delle cause del 38,7%: da 65.592 a 90.946, rispetto allo stesso periodo della media del quinquennio 2015-2019. 
L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati segnalati alla sorveglianza Covid-19 (13.710). 

Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per i quali possiamo, con i dati oggi a disposizione, solo ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (nei casi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni possibile conseguenza della malattia scatenata dal virus in persone non testate come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza), ed infine una mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree maggiormente affette.
Va tenuto presente che, a causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale appiattiscono la dimensione dell’impatto di Covid-19 sulla mortalità totale. 

Lo studio dell’andamento della mortalità totale associato all’epidemia -Covid-19 non può prescindere dalla distribuzione dei casi per infezione da SARS-CoV-2, e dalla sua distribuzione differenziale sul territorio. La classificazione delle province in tre classi di diffusione dell’epidemia permette di assumere nei confronti di un fenomeno che è fortemente localizzato il punto di osservazione più adeguato a coglierne tutta la portata in termini di eccesso di mortalità direttamente o indirettamente associato all’epidemia. Il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. 

Nell’insieme di queste province i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati nel mese di marzo 2020 rispetto alla media riscontrata a marzo nel quinquennio 2015-2019. Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo 2020 i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituito dai morti positivi al Covid-19 (12.156). 

Nelle aree a media diffusione dell’epidemia (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del centro-nord) l’incremento dei decessi per il complesso delle cause è molto più contenuto: da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2015-2019); il 47% è attribuibile ai morti positivi al Covid-19 (1.151).

Infine nelle aree a bassa diffusione (1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno) i decessi del mese di marzo 2020 sono mediamente inferiori dell’1,8% rispetto alla media del quinquennio precedente.