L’AQUILA – A fronte dei dodici casi negativi accertati dopo i test eseguiti all’istituto Spallanzani di Roma – per esigenze tecniche legate alla disponibilità dei materiali nel centro di Pescara -, in Abruzzo ci sono stati ulteriori tre situazioni oggetto di attenzione.
Uno all’Aquila, gli altri due a Pescara.
La prima nel capoluogo regionale dove, in serata, è stato condotto in ospedale un cittadino cinese con l’attuazione dei protocolli previsti.
Un trasporto effettuato per mezzo del 118, con adeguate misure di sicurezza ma non ancora con i dispositivi specifici previsti per l’emergenza coronavirus, che sono in ogni caso in arrivo.
L’uomo, un giovane, sarebbe tornato in città dalla Cina il 10 gennaio, poi sarebbe stato in Germania prima del nuovo rientro all’Aquila, pochi giorni fa. Ha accusato sintomi influenzali, con febbre non alta, ma con tosse e raffreddore. Ecco perché il caso è stato trattato in ospedale anche se in maniera del tutto precauzionale, senza allarmismi di sorta. E’ stato sottoposto a tampone che è stato inviato al laboratorio di Pescara, tornato pienamente operativo dopo il rifornimento dei materiali necessari, in particolare reagenti.
Altri due casi sospetti a Pescara.
Il primo riguarda una odontoiatra di 46 anni tornata qualche giorno fa da Milano, dove lavora. Anche in questo caso ha chiamato il 118 per segnalare la presenza di febbre alta ed è stata condotta in ospedale per accertamenti.
Ulteriore tampone anche per un altro uomo, sempre di Pescara.
Domani arriveranno i risultati dei test.





