PESCARA – Ha fatto in tempo a mandare solo un sms alla madre con su scritto ‘atterrati’.
Per ora né Alessandra Genco né Giulio Di Berardino, genitori di Lorenzo, studente pescarese in rientro da Wuhan, sono riusciti a parlare con il figlio che in mattinata è sbarcato con gli altri 56 dal volo di ritorno dalla Cina.
“Ma ieri pomeriggio siamo stati in videoconferenza con lui – spiega mamma Alessandra – perché era in giro per Wuhan con un’auto dell’organizzazione e Lorenzo ci spiegava che, malgrado la città fosse evidentemente svuotata, secondo lui si stava facendo troppo allarme. Ora siamo davanti alla Cecchignola in attesa di consegnare la valigia con dei cambi per lui, non abbiamo messo né salsicce né pecorino – chiude ridendo – perché la grande festa ci sarà solo quando sarà tornato a casa a Pescara”.
Intanto sono state disposte le dimissioni dei due pazienti, di nazionalità cinese, ricoverati venerdì all’ospedale di Teramo.
Hanno lasciato il Mazzini oggi pomeriggio.
Come prescrive il protocollo, sono stati posti in via precauzionale in isolamento fiduciario domiciliare (che viene concesso “per affezioni aero-diffusive di non spiccata gravità”), monitorati dal servizio di Igiene pubblica della Asl.
Nuova riunione operativa, questa mattina a Pescara, per fare il punto sulle misure da adottare in caso dovessero registrarsi casi sospetti o conclamati di Coronavirus.
Il dirigente del Servizio Prevenzione e Tutela sanitaria della Regione, Stefania Melena, ha convocato i direttori delle unità operative di malattie infettive delle Asl, il direttore della unità operativa di microbiologia e virologia del presidio ospedaliero di Pescara (laboratorio di riferimento regionale), i direttori sanitari delle Asl, i direttori dei servizi di igiene e sanità pubblica, i responsabili della sorveglianza sanitaria.
Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto sulla gestione dei casi sospetti presi in carico nei giorni scorsi dalle Asl di Teramo e dell’Aquila, per verificare l’aderenza alle modalità stabilite nei protocolli e per analizzare le eventuali problematiche riscontrate.
Si è poi proceduto alla definizione delle modalità di raccolta e spedizione dei campioni biologici per la ricerca del Coronavirus, che non appena saranno disponibili i kit per la diagnosi (che seguono i normali canali di approvvigionamento, come gli altri dispositivi sanitari), potranno essere analizzati all’ospedale di Pescara.
Si è parlato inoltre dell’utilizzo dei Dpi, i dispositivi di protezione individuale, già disponibili nelle unità di malattie infettive.
Infine sono state esaminate le circolari del ministero della Salute del primo febbraio, relative alla gestione degli studenti e dei docenti di ritorno o in partenza verso aree affette della Cina e quella emanata oggi, con la quale sono state fornite indicazioni per gli operatori dei servizi/esercizi a contatto con il pubblico.
Tanta fame e cibo italiano precotto in confezioni sigillate, poi il relax in stanza intervallato dai controlli, le telefonate ai propri familiari. O le chiacchierate in cortile e negli spazi comuni, filtrate dalle mascherine, che fanno ormai parte del proprio volto.
E’ il primo giorno di quarantena dei 56 italiani rientrati da Wuhan – la regione focolaio del Coronavirus – all’interno del Centro olimpico nella città militare della della Cecchignola, a sud di Roma, per le prossime due settimane.
Lo scopo è scongiurare il rischio che il virus possa arrivare proprio dai nostri connazionali rientrati dalla Cina, anche se le misure al momento rappresentano solo una doverosa precauzione. Dopo le prime visite all’aeroporto militare di Pratica di Mare, racconta l’Ansa,i due pullman dell’esercito hanno portato famiglie, giovani, ragazzini e persino neonati all’interno del centro.
“Stiamo bene, siamo solo stanchi, ora dovrò trovare qualcosa da fare.
Ma non sarà difficile visto che ho da studiare e con me ho i libri”, spiega al telefono ai genitori Lorenzo, lo studente abruzzese di 22 anni, rintanato in una delle oltre sessanta stanze delle due palazzine rosso mattone, dove sono state allestite le comode camere in base alle esigenze dei nuovi ospiti.
Qualcuno dal pullman, al suo arrivo, è persino riuscito a intravedere i genitori, che invano – in un misto di commozione e ancora una punta di preoccupazione – hanno tentato di riconoscerli dietro le mascherine e gli occhiali protettivi.
Poi l’assegnazione delle camere, un breve briefing sulle misure dei protocolli da adottare e il pranzo. A consegnare i vassoi in piatti sigillati, con pasta, secondi, pane e arance, sono stati i soldati dell’8° reggimento trasporti ‘Casilina’, che indossano tute, occhiali e mascherine, portando i pasti in contenitori e con posate rigorosamente monouso.
Nonostante tutte le accortezze igieniche, gli oggetti sterilizzati e le tante precauzioni, i contatti sono ridotti al minimo: i militari consegnano ciò che serve in una sorta di mensa allestita per il deposito dei pasti, pronta ad essere raggiunta dagli ospiti che da soli si servono e ritirano il cibo. Ma la volontà è quella di rendere la città militare un posto comodo per i 56 connazionali in quarantena, una sorta di residence per civili per le due settimane a venire.
E’ per questo che nei prossimi giorni le misure potrebbero essere meno stringenti per il gruppo. Dall’equipe del Ministero della Salute sarà valutato l’accesso al campo di calcetto e al minibasket. E nel cortile sono state portate delle giostrine per i bambini. Intanto negli spazi comuni c’è già chi chiacchiera raccontando la propria esperienza: da Modena a Pescara, passando per Reggio Emilia, Gorizia e altre città, a prevalere sono gli accenti di giovani del Centro e del Nord Italia.
“Certo è stata un po’ una disavventura, ma le preoccupazioni sono più in Italia che in Cina. Lì le precauzioni erano perfino più blande”, spiega ancora Lorenzo.





