L’AQUILA – L’Abruzzo registra un consumo di suolo per il 2019 superiore a 53 ettari, lungo le coste il consumo di suolo cresce con un’intensità 2-3 volte maggiore rispetto a quello che avviene nel resto del territorio, ma i dati, in miglioramento, lasciano una speranza.
In termini di incremento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, infatti, i valori più elevati sono in Puglia (+0,40%), Abruzzo (+0,39%), Sicilia (+0,37%) e Veneto (+0,36%). Limitandosi alla crescita annuale, Basilicata, Veneto, Abruzzo e Puglia sono le quattro regioni che presentano valori vicini al doppio del dato nazionale sul consumo di suolo pro capite.
Tra le città più grandi troviamo Pescara, mezzo ettaro di suolo recuperato grazie alla rinaturalizzazione di alcuni piazzali in terra battuta. In Abruzzo primi tre comuni per consumo di suolo annuale sono: Mozzagrogna 6,9 ettari; Chieti 6,8 ettari; L’Aquila 6,6 ettari.
Nella classifica per “suolo consumato” nel 2019, sul podio abruzzese c’è Pescara con il 51,32%, segue Montesilvano con il 33,78 per cento e infine Martinsicuro con il 32,83%.
È la fotografia scattata dall’edizione 2020 del rapporto Snpa (Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) presentato il 22 luglio scorso a Roma, presso la Residenza di Ripetta.
Il rapporto, i cui contenuti tecnici sono stati presentati da Michele Munafò di Ispra, offre le conoscenze sullo stato del suolo, in termini di consumo e funzioni ecosistemiche, basate sui dati e sulle informazioni resi disponibili dalle attività di monitoraggio, elaborazione e analisi delle Agenzie ambientali.
L’evento è stato arricchito dalle riflessioni e dagli spunti offerti dal Sistema Nazionale di Protezione Ambientale, con il presidente di Ispra e Snpa Stefano Laporta, il direttore di Arpa Veneto Luca Marchesi e il Direttore di ISPRA Alessandro Bratti, dal Sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut, dal presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente della Camera dei deputati Filippo Gallinella e da Catia Bastioli (Mission Board for Soil Health and Food, Commissione Europea), Federica Galloni (direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, MIBACT), Luca Mercalli (Consigliere Scientifico Ispra) e Luca Montanarella (European Soli Data Centre, JRC Commissione Europea).
Le conclusioni sono state affidate al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini.
“I dati del Rapporto, ha dichiarato il direttore generale dell’Arta Maurizio Dionisio, confermano le criticità degli anni precedenti, pur nel lieve miglioramento registrato dal territorio abruzzese nel corso degli anni oggetto della disamina, se pensiamo che nel 2019 sono stati consumati circa 58 km 2 di suolo naturale tramite coperture artificiali, con tutte le conseguenze che ciò comporta, ad esempio in termini di minore permeabilità e minore capacità di trattenere l’anidride carbonica. Anche l’Abruzzo ha degli elementi su cui porre attenzione, con un dato di consumo di suolo per il 2019 superiore a 53 ettari. Il Rapporto pare delineare un Paese ancorato a modelli di sviluppo superati, in cui il valore è legato essenzialmente all’insediamento di tipo nuovo, mentre gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite chiedono di non aumentare il degrado del territorio al 2030 e quelli dell’Unione Europea prevedono di azzerare il consumo netto di suolo al 2050″.
Buone le notizie provenienti dalle aree protette: nel 2019 sono 61,5 gli ettari di suolo compromesso, valore dimezzato rispetto all’anno precedente, dei quali 14,7 concentrati nel Lazio e 10,3 in Abruzzo.
Pur non arrestandosi nel complesso, il consumo di suolo all’interno di queste aree, risulta decisamente inferiore alla media nazionale.
Al contrario, lungo le coste, già cementificate per quasi un quarto della loro superficie, il consumo di suolo cresce con un’intensità 2-3 volte maggiore rispetto a quello che avviene nel resto del territorio.
Il Veneto, con +785 ettari, è la regione che nel 2019 consuma più suolo (anche se meno del 2017 e del 2018), seguita da Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404). A
livello comunale, Roma, con un incremento di suolo artificiale di 108 ettari, si conferma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato in un anno (arrivando a 500 ettari dal 2012 ad oggi), seguito da Uta (Cagliari; +58 ettari in un anno) e Catania (+48 ettari). Va meglio a Milano, Firenze e Napoli, con un consumo inferiore all’ettaro negli ultimi 12 mesi (+125 ettari negli ultimi 7 anni a Milano, +16 a Firenze e +24 a Napoli nello stesso periodo).
Torino, dopo la decrescita del 2018, non riesce a confermare il trend positivo e nell’anno di riferimento, riprende a costruire, perdendo 5 ettari di suolo naturale.
“Certamente, prosegue Dionisio, il conseguimento di questi obiettivi spetta ai decisori e agli stakeholders, sia attraverso gli strumenti normativi e pianificatori, sia tramite la promozione di nuove tecnologie e nuovi materiali. Dobbiamo però ricordare che ciascuna azione si deve basare sul dato scientifico, il solo che può anche certificarne l’efficacia rispetto al raggiungimento degli obiettivi. Per questo il Rapporto presentato oggi mostra ancora una volta il ruolo centrale che ha il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale nell’offrire in modo continuativo il supporto conoscitivo solido e affidabile su cui impostare le politiche di sviluppo sostenibile”.





