PESCARA – “È una sentenza che disorienta: se dovesse affermarsi un simile orientamento dei giudici contabili, nessuna pubblica amministrazione d’Italia potrebbe (più) gestire programmi a valere sui Fondi Europei”.

Lo dice Tommaso Di Rino, attuale dirigente regionale, condannato dalla Corte dei Conti insieme a Fabrizio Bernardini per alcune consulenze esterne considerate non dovute, affidate quando i due erano dirigenti della Provincia di Pescara

“È mai possibile? – si domanda Di Rino – Ho già dato mandato al mio avvocato per ricorrere in appello, dal momento che gli importanti ed oggettivi elementi che avevo portato a mia difesa in questa causa civile appaiono non presi in esame”.

“Dov’è il danno economico che avrei arrecato alla Provincia di Pescara? La Provincia, anzi, ha avuto un vantaggio in termini di incremento dell’efficienza amministrativa perché tutti gli obiettivi sono stati raggiunti al 100%”.

“Sottolineo di aver ricevuto un formale e positivo apprezzamento sul mio operato dall’Unione Europea e la massima votazione dalla Provincia sulla mia attività di dirigente. E ho evitato di rimandare indietro a Bruxelles fondi destinati allo sviluppo del territorio che erano inutilizzati”, spiega.

“D’altronde, cosa significativa, la Provincia non è stata minimamente coinvolta nell’istruttoria di questa causa: il danneggiato che non sa di esserlo. Forse perché non lo è. Il tempo, spero, mi darà ragione”, conclude.