L’AQUILA – Non solo la mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio regionale, l’avezzanese Giuseppe Di Pangrazio, da tempo nel mirino, ma anche le contestuali dimissioni dalla Giunta regionale di centrosinistra di Andrea Gerosolimo (Abruzzo civico) e Donato Di Matteo (Partito democratico), due dei tre ‘ribelli’ della coalizione, mentre il terzo è l’altro consigliere della formazione civica Mario Olivieri, presidente della commissione Sanità.

In un unico colpo, si profila un clamoroso ribaltone nell’assemblea regionale che, se la maggioranza di centrosinistra finisse ko, avrebbe un altro padrone, e al tempo stesso una crisi feroce dell’esecutivo con il governatore, Luciano D’Alfonso costretto al secondo rimpasto in due anni.

Ne nascerebbe una nuova maggioranza trasversale, con nuovi equilibri nell’assise abruzzese rispetto a quelli usciti dalle urne alle elezioni del maggio 2014.

Sembra fantapolitica, però è questo il disegno bipartisan al quale stanno lavorando i tre esponenti politici ai margini della coalizione.

Per convincere i 13 consiglieri di opposizione a fare fronte comune e raggiungere la quota necessaria a governare di 16 voti (mentre il centrosinistra azzoppato si fermerebbe a 15), i ribelli avrebbero detto sì alla condizione di rinunciare ai due posti nell’esecutivo posta dalle minoranze, soprattutto dal centrodestra, interessate più a poter rivendicare il merito di aver provocato una crisi politica che a sfiduciare davvero il vertice di palazzo dell’Emiciclo, facendo sciogliere il Consiglio tornando al voto, cosa che non conviene a nessuno.

Oggi, in concomitanza con la seduta del Consiglio regionale all’Aquila, se ne dovrebbe sapere di più, anche se pare certo che la mozione non sarà presentata.

Nelle scorse settimane, in una dura lettera indirizzata al presidente D’Alfonso, gli aventiniani sono tornati ad accusare il “capo”, ritenuto accentratore per la “mancanza di confronto e di condivisione delle scelte”, oltre a sottolineare una cattiva gestione del Consiglio e denunciare più di una criticità, a cominciare dal pianeta sanità, dove l’Abruzzo è uscito dal commissariamento di quasi dieci anni ed è atteso al ritorno alla gestione ordinaria in aula che coinciderà con una grande stagione di riorganizzazione, tagli di reparti, chiusura di piccoli ospedali e costruzione di nuovi e grandi.

Una condotta già sperimentata ad agosto dello scorso anno, quando i due esponenti di Abruzzo civico hanno guidato la prima fronda (e uno di loro, Gerosolimo, è diventato assessore, rivelatosi nel tempo senza poteri, viste le deleghe inconsistenti) insieme al consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli, poi riportato all’ovile dal governatore: i tre hanno bloccato per tre mesi le attività del consiglio e delle commissioni.

Al momento nessuno può dire quale esito avrà l’azione dei tre e quali siano le probabilità di riuscita della congiura: se dovesse andare in porto, e se uno dei tre finisse davvero a occupare la presidenza del Consiglio al posto di Di Pangrazio, la notizia avrebbe del clamoroso a livello nazionale e le conseguenze politiche sarebbero inevitabili, visto che si è in piena campagna referendaria con una sfida all’ultimo voto tra le ragioni del sì e quelle del no.

Come congegnato nel piano, finora della mozione di sfiducia si è parlato solo nei corridoi delle sedi istituzionali e in riunioni carbonare fuori dal palazzo, mentre il documento non è mai stato presentato.

La cosa certa è che i ‘ribelli’ fanno sul serio, soprattutto Gerosolimo e Di Matteo, quest’ultimo da tempo ai ferri corti con D’Alfonso, del quale in Giunta è il più critico, convinti a dimettersi per avere mani libere nel contestare l’azione del centrosinistra e per giocarsi le chance alle prossime elezioni politiche, certi che prendere le distanze da D’Alfonso possa pagare.

Gerosolimo, in particolare, già vincitore alle recenti elezioni comunali di Sulmona in barba al Pd, tra le altre cose punta Giuseppe Di Pangrazio per mettere in difficoltà il fratello Gianni, sindaco uscente di Avezzano, avendo deciso di scendere in campo con ambizioni di vittoria con un suo candidato alle elezioni amministrative della prossima primavera nella città marsicana.

Secondo fonti bene informate, i tre avrebbero raggiunto l’intesa e l’avrebbero comunicata alle forze di opposizione: il centrodestra, il Movimento 5 stelle e l’ex grillino Leandro Bracco, ora passato a Sinistra italiana e finito nel gruppo misto.

Oggi all’Aquila, dove è in programma una seduta del Consiglio regionale, dovrebbe esserci l’ennesima conta per raccogliere le firme necessarie.

Sempre stando a quanto si è appreso, sarebbe compatta Forza Italia, in seno alla quale il presidente della commissione di vigilanza, Mauro Febbo, avrebbe sciolto il nodo dopo aver ottenuto la disponibilità alle dimissioni da parte di Gerosolimo e Di Matteo.

Decisamente orientati verso la firma della mozione Bracco e il consigliere regionale di Abruzzo futuro Mauro Di Dalmazio. Tra i più attivi anche Paolo Gatti, amico conclamato di Gerosolimo, con il quale ha tenuto febbrili riunioni proprio nel corso della prima crisi, quella del 2015, prima che fosse nominato assessore.

Anche se non ha dato risposte ufficiali, il Cinque stelle dovrebbe aderire, dal momento che non ha perso occasione per criticare, a volte litigare, con Di Pangrazio.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, in bilico ci sarebbe invece la posizione del consigliere del Nuovo centro destra Giorgio D’Ignazio, eletto nella coalizione di centrodestra, e spesso oggetto, in passato, di rumors di una sua vicinanza alla maggioranza per adeguarsi alla posizione di Ncd in campo nazionale, dove sostiene il governo Renzi. Lui, comunque, ha sempre risposto di essere all’opposizione.

Due fattori legati ai dubbi di D’Ignazio: primo, l’incertezza personale, visto che da consigliere segretario e parte dell’ufficio di presidenza, ha un buon rapporto con il presidente Di Pangrazio.

Secondo, per lui è ancora più difficile decidere perché al centro di un tira e molla tra il parlamentare teramano di Ncd Paolo Tancredi, al quale deve una grossa fetta della sua elezione, e il sottosegretario alla Giustizia, la senatrice pescarese Federica Chiavaroli, leader regionale del partito alfaniano e tra i principali in campo nazionale.

Se D’Ignazio dovesse sfilarsi, si tornerebbe a 16 a 15 per il centrosinistra, quindi non si sa quale fine farebbe la mozione.

Anche se Gerosolimo, ritenuto un uomo dalle mille risorse, ha già i piani B e C ed è in trattativa con almeno altri due consiglieri di maggioranza: quello di Regione facile Lorenzo Berardinetti, presidente della commissione Agricoltura e sindaco di Sante Marie, e quello di Centro democratico, Maurizio Di Nicola, presidente della commissione Bilancio ed ex sindaco di Pescina, guarda caso due marsicani che non hanno buoni rapporti con Gianni Di Pangrazio.

Tra l’altro Di Nicola è stato l’unico, fin qui, ad avere il coraggio di uscire allo scoperto in uno scenario altrimenti di omertà, con un’intervista ad AbruzzoWeb in cui ha rivolto critiche precise alla gestione del Consiglio.

Questo è lo spaccato non ufficiale della crisi. Per il resto si assiste a un andamento quasi surreale dell’attività, al limite dell’ipocrisia: infatti, tutti si comportano come se nulla fosse, come se non ci fosse stata nessuna lettera, come se la maggioranza di centrosinistra non fosse divisa.

D’Alfonso e Gerosolimo vanno insieme a Roma per questioni istituzionali, mentre il governatore, è successo ieri, annuncia la visita del ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio con alcune iniziative a Sulmona “alla presenza di Gerosolimo”.

Dell’incontro richiesto dai tre da settimane con il governatore che ha assunto l’atteggiamento di lasciar correre, nessuna traccia.

E mentre tutti fanno finta di niente, lo scorso Consiglio si è chiuso con un nulla di fatto per la mancanza del numero legale causata dall’azione dei tre ribelli, ma con all’attivo una violenta lite tra Di Matteo e il collega di partito Pierpaolo Pietrucci, uno scontro cercato dal primo. Chissà nella seduta di oggi quale altra sorpresa ci sarà. (b.s.)