ROMA – Una drastica semplificazione, che passa attraverso la cancellazione del 30% delle parole rispetto al testo originario. Ma che incide anche sulle norme. Questi i capi saldi della riforma del codice degli appalti. Il Cdm ieri ha dato il via libera e tra qualche giorno il testo arriverà in Parlamento per i pareri delle commissioni competenti.

“E’ stato un passaggio importante, l’iniziativa più importante da 55 giorni a questa parte da quando abbiamo giurato. Questo nuovo codice dovrà tagliare burocrazia, sprechi, dovrà offrire più lavoro, viene incontro alle Pmi, permetterà di aprire cantieri in tempi più veloci. E creerà posti di lavoro”, ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

L’impianto della riforma si basa su quattro pilastri: semplificazione e accelerazione delle procedure, digitalizzazione di tutti i passaggi burocratici, tutela dei lavoratori e delle imprese. E definisce per la prima volta un criterio che guiderà la risoluzione dei problemi, in particolare “scioglierà la complessità ” che nasce da un dedalo di norme sovrapposte, dal diritto nazionale ai vari regolamenti europei

L’ultima bozza intanto prevedeva un aumento del margine di manovra dei soggetti appaltanti per “contrastare il fenomeno della cosiddetta burocrazia difensiva”, ovvero quell’eccesso burocratico “che può generare ritardi o inefficienze nell’affidamento e nell’esecuzione dei contratti”. E, guardando alla fase di approvazione dei progetti di opere pubbliche, vengono ridotti gli attuali tre livelli di progettazione a due soli livelli

Il testo poi lima i poteri dell’autorità anticorruzione, l’Anac. “Erano previste delle prerogative per l’Anac che poi sono state eliminate nel testo varato dal Cdm”, dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che apre a modifiche se saranno decise dal Parlamento. Il presidente Anac auspica che “le giuste esigenze di semplificazione e velocità siano adeguatamente coniugate con le garanzie perché senza le garanzie, anche di trasparenza, non si spendono bene i soldi pubblici”

Da sottolineare, inoltre, che si alza la soglia per gli affidamenti sotto la quale gli enti locali possono procedere in maniera diretta. La riforma, poi, si intreccia anche con quella relativa ai servizi pubblici: per gli affidamenti in house superiori alle soglie europee, ad esempio, serve una ‘motivazione adeguata’. Arriva poi un help desk che viene istituito nella cabina di regia a palazzo Chigi.

Il codice prevede, tra le altre cose, l’inserimento dell’elenco delle opere prioritarie direttamente nel Documento di economia e finanza (Def), ovvero il documento che ogni anno entro la prima metà di aprile il governo deve presentare e che definisce gli obiettivi della finanza pubblica, aggiorna le previsioni ed espone eventuali interventi necessari per raggiungere gli obiettivi; l’istituzione da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici di un comitato speciale appositamente dedicato all’esame di tali progetti; e la reintroduzione della possibilità dell’appalto integrato, eliminato dal vecchio codice, che in sostanza permette di affidare la progettazione e la realizzazione di un’opera a uno stesso soggetto.

L’Anac “ha un ruolo all’interno del codice appalti coerente con la sua funzione, erano previste delle prerogative che poi sono state eliminate nel testo varato dal Cdm. Questa non è l’ultima parola”, durante l’iter parlamentare “tutti quelli che hanno titolo di formulare proposte migliorative” potranno farlo. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sottolineando che c’è stata “assoluta concordanza” tra Consiglio di Stato e governo nella stesura del codice appalti, “tutti questi conflitti non li vedo” ma “saremo lieti di leggere” i rilevi dell’Anac “una volta che ci invieranno le loro considerazioni”.