L’AQUILA – Erano oltre una trentina i medici di guardia oggi tra il pubblico del Consiglio regionale, e che più volte hanno rumoreggiato e protestato, affrontando poi in un duro battibecco il presidente della Regione Luciano D’Alfonso fuori dall’aula.
Motivo della loro mobilitazione la richiesta della cancellazione della delibera di giunta che ha eliminato i 4 euro l’ora di indennità di rischio introdotta nel 2006, anche retroattivamente. Una decisione presa a seguito del decreto 4366 della Procura Regionale dei Corte dei Conti, del giugno scorso, in cui si evidenzia l’illegittimità di questa indennità, e che ora espone oltre 400 medici di guardia abruzzesi in servizio, che in convenzione con le Asl garatiscono gli interventi anche a domicilio nelle ore notturne e nei festivi, più altri circa 600 che hanno cessato l’attività, al rischio di dover restituire anche 70 mila euro a testa, a carico anche di chi non lavora, di chi è andato in pensione, e persino degli eredi, in caso di decesso del medico. Le cartelle sono già arrivate.
Nel corso della seduta, l’assemblea ha approvato due attesi provvedimenti, l’istituzione della Film Commission e dei Cammini d’Abruzzo, oltre a dare il placet ai bilanci dell’Adsu di Chieti, dell’Agenzia sanitaria Asr e dell’Arta. Salta, al solito, l’elezione del garante dei detenuti, rinviate anche le risoluzioni che erano all’ordine del giorno.
Quanto alle guardie mediche, l’occasione della mobilitazione è stata un’interrogazione del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari, che nel suo intervento ha definito “assurdo e ingiustificato” questo provvedimento visto che “non c’è nessuna sentenza da parte della Corte dei Conti, ma solo una richiesta di chiarimento”, e dunque “si potrebbe semplicemente per ora sospendere l’erogazione dell’indennità, ma non richiedere in nessun modo gli arretrati, come hanno fatto altre regioni”. Del resto la Corte dei Conti ipotizza Pettinari, “nel caso dovesse rivalersi per danno erariale, lo farebbe su quei dirigenti e funzionari che nel 2006 firmarono il provvedimento, non sull’attuale giunta”.
Il medico Valentino Di Majo, segretario provinciale Fimmg L’Aquila, a margine del Consiglio regionale spiega poi ad Abruzzoweb che “già ci hanno tolto una parte importante dello stipendio, anche 500 euro al mese, a cui corrispondeva l’indennità. Soldi che ci sono stati erogati in questi anni a seguito di un accordo sidnacale tuttora legittimo e valido. Ma la cosa assurda è che vogliono pure gli arretrati pari a dieci anni di presunto illecito guadagno, li chiedono a chi lavora, e anche a chi non lavora più, a chi nel frattempo è andato in pensione”.
“Addirittura ad un collega – si sfoga Di Majo – che non esercita più e che ha la sclerosi multlipa, vengono richieste decine di migliaia di euro. E devono restituire quello che secondo qualcuno è ‘un maltolto’, persino gli eredi, se il medico è venuto a mancare. Molti rischiano di finire sul lastrico, parliamo anche di 70 mila euro a carico di persone che magari hanno acceso mutui, hanno fatto investimenti, che questi soldi non ce li hanno, e che non hanno colpa, se ora si cambiano le regole in corso d’opera”.
L’assessore Silvio Paolucci prima, e il presidente D’Alfonso poi, i cui interventi sono stati accompagnati da qualche isolato gesto di disapprovazione da parte dei medici presenti in aula, hanno evidenziato che si sta trovando una soluzione a quella che anche a loro appare un’ingiustizia, “una soluzione però che non può esporre l’ente regionale, in attesa di un chiarimento giuridico, al rischio di condanna per danno erariale”. Ecco perché era inevitabile, per il momento, attivare l’iter della sospensione dell’indennità, e la richiesta degli arretrati. Paolucci aveva già ricordato in mattinata che “si è chiarto con due pareri dell’avvocatura regionale che l’azione di recupero è atto dovuto della giunta, non una scelta. Impossibile sospendere la delibera, serve una normativa nazionale”.
Annunciando però che è in corso d’opera, da parte della Regione, “la ricerca di un accordo con le segreterie regionali dei sindacati di categoria, per una contrattualistica decentrata a livello delle aziende, al fine di recuperare esattamente le stesse somme per il futuro, per adeguare il contratto colettivo regionale”.
Nell’atto della Corte dei Conti regionale si evidenziava infatti “un elevato pregiudizio alle pubbliche finanze derivante dalla pregressa e attuale erogazione in favore dei medici di continuità assistenziale del compenso aggiuntivo orario di 4 euro a titolo indennità per i rischi legati alla tipologia dell’incarico”. Indennità prevista “da un accordo integrativo approvato nell’agosto 2006 dall’allora giunta regionale, e che non trova previsione nell’Accordo Collettivo Nazionale”.
E la soluzione annunciata in aula da D’Alfonso, in replica all’ intervento di Pettinari, è quella di una “variazione di bilancio di rimedio”, da condividere con tutto il Consiglio”, per trovare comunque le coperture ad una sospensione degli effetti della norma di recupero.
“Stiamo lavorando per trovare soluzione a quella che riteniamo un ingiustizia, – ha detto nel suo intervento D’Alfonso – e propongo infatti una variazione di bilancio ‘di rimedio’, pronto a sottoscriverla in prima persona. Dobbiamo dare certezze e soddisfazione ai medici, ma non dimenticando che il legislatore non può ficcarsi in un dirupo. E poi serve norma nazionale, perché è un un problema che investe anche altre regioni italiane”.
Il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, ha commentato affermadno che “preso atto dell’impegno assunto da D’Alfonso, ora ci aspettiamo da parte dell’esecutivo regionale un atteggiamento serio e attento nel rispettare le attese dei medici che dopo mesi non hanno avuto alcuna risposta concreta”
D’Alfonso ha infine bacchettato Pettinari: “Dico no ai tribunali speciali degli ululati che vengono portati in aula”, si è rivolto al pentastellato.
Affermazione quest’ultima che non è piaciuta ai medici presenti in aula, che poi D’Alfonso ha incontrato raggiungendoli sul viale dell’uscita dell’Emiciclo assieme al consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci.
“Non gradisco lo spettacolo comunciativo”, ha esordito senza troppi giri di parole D’Alfonso.
Secca la replica di una dottoresa: “siamo venuti a sentire l’interrogazione, non siamo manipolati politicamente da nessuno, anzi io l’ho pure votata!”
“Ve ne state lavando le mani!”, ha urlato poi una dottoressa al presidente, che subito ha replicato: “voi vi fate portatori di una richiesta più che condivisibile, che riguarda mille persone e forse molte di più, ma se deve pagare non chi ha ricevuto le risorse, ma chi ha messo in circuito le risorse, per il fatto stesso che noi dovremmo rideliberare, saremmo noi quelli che dovrebbero pagare. Io voglio trovare una soluzione che non faccia salvi alcuni e colpiti altri, una soluzione definitiva, e non tampone”.
I LAVORI: OK A BILANCI ADSU, AGENZIA SANITARIA E ARTA
Il Consiglio regionale riunito in seduta ordinaria ha svolto le interrogazioni e le interpellanze poste all’ordine del giorno.
“Bilancio di previsione 2017-2019 dell’Azienda per il diritto agli studi universitari di Chieti”; “Bilancio di previsione 2017-2019 dell’Agenzia sanitaria regionale Asr Abruzzo”; “Bilancio di previsione 2017-2019 dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente” (Arta).
Rinviate, come di consueto, le elezioni dei componenti della Commissione regionale pari opportunità e del componente del Collegio regionale per le Garanzie Statutarie.
Rimandate anche tutte le risoluzioni all’ordine del giorno.




