L’AQUILA – Da quasi un anno aspetta l’autorizzazione del Comune per poter disperdere le ceneri del marito, cremato per volontà stessa dell’uomo che è stato portato via da una brutta malattia.

Una donna dell’Aquila conserva da allora l’urna cineraria in casa, in attesa del via libera che, anche a causa della particolarità del caso, che sarebbe il primo in città, tarda ad arrivare.

Un rimpallo di responsabilità tra l’Ufficio cimiteri e quello dello Stato civile, non consente ancora di superare l’impasse e di capire quale dei due sia competente a rilasciare l’autorizzazione alla dispersione che, per esaudire la volontà del marito, dovrebbe avvenire sul Gran Sasso.

Gli uffici comunali, colti completamente impreparati, hanno interpellato anche la prefettura, dalla quale si attende comunque un secondo parere, considerato dirimente.

Il Comune dell’Aquila, che nel 2014 ha recepito la legge nazionale, dotandosi di un regolamento, secondo quanto si apprende da fonti comunali, che però non vogliono apparire a dimostrazione dell’imbarazzo che serpeggia, non ha però ancora indicato le aree in cui disperdere le ceneri.

Neanche all’interno dei cimiteri, dove prima di ogni altra parte viene indicato un sito per tale scopo, è stata ancora individuata l’area.

Non essendo normata, molti ricorrono alla dispersione delle ceneri non autorizzata, ma rischiando di incorrere in sanzioni.

L’Abruzzo, insomma, è indietro anche sulla dispersione delle ceneri, oltre che sulla cremazione: in regione non esiste infatti alcun forno, e le agenzie funebri si rivolgono a strutture delle regioni limitrofe, in particolare a quelle di Roma, Viterbo, Ascoli Piceno e Domicella (Avellino).