PESCARA – Guerra all’ultima tessera per il Popolo della libertà di Pescara che sabato e domenica si appresta a disputare i congressi del coordinamento provinciale e di quello “grande città”.

Due appuntamenti nei quali le rispettive assemblee decreteranno chi saranno i coordinatori del partito.

Un’attesa condita da rotture e clamorose riappacificazioni, con al centro il ruolo dell’assessore regionale Carlo Masci, leader di Rialzati Abruzzo, criticato dagli avversari per il suo voler tenere il piede in due scarpe (la formazione civica e il Pdl) e blandito dagli alleati per il suo consistente pacchetto di tessere.

IL CONGRESSO “PESCARA GRANDE CITTÀ”

A confrontarsi per il congresso cittadino saranno il consigliere regionale Federica Chiavaroli e il presidente dell’assemblea all’Emiciclo, Nazario Pagano, in una disputa che si annuncia molto accesa.

Con la Chiavaroli è schierato un fronte ampio che comprende il segretario provinciale e consigliere regionale Lorenzo Sospiri, il presidente della Provincia, Guerino Testa, Masci e il gruppo che fa riferimento al coordinatore regionale, Filippo Piccone, pure se tra questi ultimi c’è qualcuno che voterà turandosi il naso.

Con Pagano, invece, il senatore Andrea Pastore, gli ex Alleanza nazionale legati alla corrente del pluriministro Altero Matteoli e una parte consistente della Giunta comunale di Pescara.

Nel “listino bloccato” della Chiavaroli, l’elenco cioè dei 15 indicati che diventeranno dirigenti senza essere votati dall’assemblea, ci sono il vice sindaco di Pescara, Berardino Fiorilli, e i consiglieri comunali Vincenzo D’Incecco, Augusto Di Luzio, Armando Foschi, Massimo Pastore, Salvatore Di Pino, Marco Mambella e Amedeo Volpe: questi ultimi tre, così come il numero due dell’amministrazione del sindaco, Luigi Albore Mascia, fanno riferimento alla Pescara Futura di Masci, gli altri al Pdl ufficiale.

Arricchiscono la lista il vice presidente della Provincia, Fabrizio Rapposelli, l’assessore Antonio Martorella e il consigliere Ettore Pirro.

Sull’altro fronte gli assessori comunali Marcello Antonelli, Massimo Filippello, Roberto Renzetti ed Eugenio Seccia, nonché il consigliere Renato Ranieri e Vincenzo Berghella, da poco entrato nel consiglio di amministrazione della Saga, la società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo.

Pastore ha piazzato nell’elenco il suo collaboratore Sabatino Dino Renzetti e Giuliano Grossi, già difensore civico della Regione, poi scalzato dal suo ruolo in seguito a una sentenza del Consiglio di Stato che ha rimesso in sella il predecessore Nicola Sisti.

I vice indicati dai due sono Giacomo Marinucci per la Chiavaroli, mentre per Pagano è Daniela Arcieri Mastromattei, consigliere comunale e durante il periodo del rimpasto di Giunta fatto da Mascia indicata quale nuovo assessore in “quota rosa”.

IL CONGRESSO PROVINCIALE

Più scontato l’esito del congresso provinciale, dove si ricandida Lorenzo Sospiri, che è anche capogruppo al Comune di Pescara per il Pdl, incarico che, se verrà eletto, dovrà lasciare per la norma sulle incompatibilità stabilita dal partito a Roma.

Contro c’è il consigliere provinciale Lucio Petrocco, supportato come vice dall’assessore a Palazzo del Governo Aurelio Cilli.

Il numero due indicato da Sospiri, invece, è l’assessore provinciale Roberto Ruggieri, ex An transitato alla corte di Masci.

Nel “listino” di Sospiri ci sono i maggiorenti del partito: a cominciare dal presidente della Provincia Testa, e dal sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma.

Scorrendo la lista si notano alcune sorprese, la più clamorosa della quale è la ricomposizione, seppur parziale, dell’antica frattura tra Sospiri e il vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione, che piazza il suo uomo di fiducia nell’elenco bloccato dei 15, il sindaco di San Valentino in Abruzzo Citeriore, Angelo D’Ottavio, e qualche altra pedina che gli consente di “marcare da vicino” l’antico avversario negli equilibri interni di partito.  

IL RUOLO DI CARLO MASCI

Durante le giornate convulse di presentazione delle liste, Carlo Masci è stato spesso al centro delle conversazioni, più o meno clandestine, tra i “signori delle tessere” pescaresi.

L’accusa principale che gli viene rivolta è quella di una politica del doppio binario che gli consente di essere, nello stesso tempo, leader di una compagine civica (Rialzati Abruzzo in regione, che in provincia ha preso il nome di Pescara Futura) e al vertice del Pdl.

Per lui, però, contano le adesioni raccolte, circa 3 mila, ma soprattutto la protezione romana del potentissimo Gaetano Quagliariello, vice capogruppo dei senatori berlusconiani, che è anche il referente nazionale di Filippo Piccone.

Un rapporto che, stando a quanto riferiscono i rumors pescaresi, talmente solido che Masci avrebbe avuto il via libera per fare una sua lista di riferimento in occasione delle elezioni politiche al Senato, dove la ripartizione dei seggi avviene su scala regionale.

LO SCACCHIERE NAZIONALE IN ABRUZZO

Masci, naturalmente, non è l’unico ad avere importanti sponsor nelle stanze che contano del partito.

Lo stesso segretario uscente Sospiri è un fedelissimo del capogruppo a palazzo Madama, Maurizio Gasparri, e della sua “Destra protagonista”, corrente che ha nel vice coordinatore Pdl, il senatore Fabrizio Di Stefano, il suo rappresentante più autorevole.

I gasparriani contano basi in tutte e quattro le province e, con molta probabilità, porteranno a casa le segreterie di Pescara e Chieti, dopo aver sistemato la casella del vice nella Marsica con il consigliere dell’Emiciclo Emilio Iampieri e in attesa che l’assessore regionale Paolo Gatti si giochi le sue carte a Teramo.

Castiglione, invece, dopo un lungo percorso dentro An, è stato per un po’ tra le fila dei finiani di Futuro e libertà, salvo poi tornare all’ovile del Pdl, e accasarsi nella schiera dell’ex ministro Franco Frattini.

Pagano, in ultimo, è uscito dalla componente del deputato ciellino Maurizio Lupi e ha aderito alla corrente dell’ex governatore e ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, che ha dichiarato guerra a Quagliariello nei congressi locali, dopo che quest’ultimo è stato accusato di aver “sconfinato” nelle faccende pugliesi.

È anche in quest’ottica che va letta la discesa in campo del presidente del Consiglio regionale e la rottura di ogni ipotesi unitaria.