L’AQUILA – Decisioni prese da pochi e scarsa condivisione con la base degli iscritti: è in rivolta il Comitato piccole imprese di Confindustria dell’Aquila, presieduto da Luca Sciotti.
Il subbuglio si è scatenato contro la gestione considerata “personalistica e quindi poco corale” dei vertici della Confindustria provinciale del capoluogo, con accuse, in particolare, contro il presidente, Marco Fracassi, e il direttore, Carlo Imperatore. Un dissenso che dura da mesi.
L’accusa dei ribelli è di non essere coinvolti nelle decisioni, definite “verticistiche”, come quella di aver rifiutato la fusione con le altre associazioni di industriali abruzzesi, puntando alla rottura e alla suggestiva ma complicata scelta di un’alleanza con Roma.
Secondo quanto si è appreso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata rappresentata dalle designazioni in seno alla Camera di commercio: non tanto del presidente Fracassi, divenuto vice presidente camerale, come d’altronde è prassi.
Ma a sollevare un vespaio sarebbe stata soprattutto la scelta di inserire Imperatore al posto di un imprenditore alla presidenza del Consiglio d’amministrazione dell’Azienda speciale della Camera.
Sciotti, tra l’altro, è destinato a lasciare la presidenza del Comitato, perché, da quanto si è appreso, è intenzionato a cedere la propria azienda. A breve saranno, quindi, necessarie nuove elezioni.
Si registrano, ancora sottotraccia, ma pronte a uscire allo scoperto, tante prese di posizione in polemica, e la volontà dei critici sarebbe quella di portare le carte a Roma per protestare contro i vertici nazionali.
Tra i possibili alfieri della polemica, ci sarebbero anche imprenditori noti all’Aquila come Ezio Rainaldi di Vibrocementi e Dino Di Fabio di Sodifa.
La vertenza si inserisce in un difficile panorama complessivo che vede la principale associazione degli industriali vittima di un clima di sfiducia che ha visto polemiche, scontri interni e uscite pesanti come quella della ex Micron ora Lfoundry.
Defezioni, di cui questa è solo la punta dell’iceberg, che comportano una perdita di prestigio ma anche e soprattutto minori entrate. (alb.or.)




