L’AQUILA – “Un lavoratore licenziato ha tutto il diritto di fare ricorso nelle sedi competenti, ,a noi di Confindustria della Provincia dell’Aquila siamo tranquilli perché tutto è stato fatto in coscienza e secondo le norme”.
Ribatte così Marco Fracassi, presidente dell’Associazione degli industriali aquilani, alla notizia della battaglia legale davanti al giudice del lavoro da parte di due dipendenti licenziati a gennaio, che non ci stanno ad essere stati messi alla porta, secondo loro “senza l’attuazione di parametri oggettivi” e contestando “illegittimità” nel provvedimento assunto in un Consiglio del maggio 2017.
Una decisione maturata dalla necessità di tagliare le spese, vista la non facile situazione economica della Confindustria, che però il presidente Fracassi difende a spada tratta.
“Cominciamo con il dire le cose come stanno – entra nel merito Fracassi – uno dei due dipendenti oggetto del licenziamento era incompatibile, in quanto è iscritto all’Ordine dei commercialisti, ricopre anche incarichi di natura politica ed è percettore di altri redditi. La scelta è stata obbligata, nel momento in cui dovevamo procedere ad una piccola riduzione di personale. Con il secondo dipendente, c’è tuttora un dialogo in corso. E abbiamo preso l’impegno di trovare per lui un ricollocamento”.
Da quanto si apprende il secondo dipendente ha ricevuto la lettera di licenziamento ma e’ ora in malattia.
Per Fracassi, poco conta l’obiezione che i diretti interessati intendono far valere davanti al giudice, secondo cui la riunione del Consiglio di maggio del 2017 sarebbe illegittima, in quanto il numero legale minimo di 5 componenti su 19 sarebbe stato garantito dalla presenza di Stefano Maccallini, rappresentante di Unica energia, società di proprietà di Confindustria, che non avrebbe diritto di voto, in quanto “socio aggregato”.
“Non entro nel merito dei tecnicismi – ribatte il presidente Confindustria – per dimostrare che sono osservazioni che lasciano il tempo che trovano: mi limito a dire che siamo una società privata che si sta riorganizzando, per il bene di tutti gli associati. La decisione di interrompere il rapporto di lavoro con il dipendente per incompatibilità, del resto, poteva essere presa esclusivamente dalla direzione. Il pronunciamento del Consiglio è stato un di più, non determinante”.
Fracassi ribatte a chi ha definito “infuocata e foriera di scontri innescati anche dagli oppositori all’attuale governance” la riunione del Consiglio che si terrà a breve per decidere l’iter per la fusione della Confindustria dell’Aquila con quella di Teramo, e in generale il clima che si respira nel consiglio direttivo.
“Non è affatto così – assicura – è una descrizione caricaturale che manda a dire in giro una sparuta minoranza in Consiglio. La stragrande maggioranza è unita e compatta su tutta la linea, ovvero nel sostenere il credito alle imprese, gli investimenti sull’industria 4.0, nel risolvere le difficoltà finanziarie della nostra associazione, che inevitabilmente paga la diminuzione di quote versate a causa della crisi che attanaglia tante aziende. E siamo concordi anche nell’opportunità di fonderci con la Confindustria Teramo, che non è un obbligo di legge, ma un obiettivo caldeggiato dall’associazione industriale a livello nazionale che noi sposiamo in toto per il quale stiamo avviando il percorso”.



