L’AQUILA – “L’Ance, che non ha la proprietà privata della ricostruzione, non può usare una denuncia di un ‘fratello’ di Confindustria, semmai avrebbe potuto e dovuto aggiungere elementi costruttivi. Il messaggio deve essere ‘fortifichiamoci insieme’, ora spero che il presidente Frattale faccia autocritica”.

Il delegato in materia di ricostruzione di Confindustria L’Aquila, Ezio Rainaldi, ‘apre’ un’altra puntata della querelle sulle aziende ‘forestiere’ della ricostruzione dell’Aquila, le stesse che poi perdono equilibrio e rischiano seriamente di mettere a repentaglio il loro futuro, quelli dei subappaltatori e fornitori del territorio, oltre che gli stessi lavori.

Nei giorni scorsi le ‘danze’ del dibattito le avevano guidate Rainaldi e Gianni Frattale, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) dell’Aquila, col primo a proporre “un tetto di commesse oltre il quale ciascuna azienda non può andare, a prescindere dal fatturato, perché il fatturato non è sinonimo di solidità e di liquidità, e men che meno di serietà professionale”, e col secondo a ribattere: “Si tratta di una soluzione ingenua e illusoria che si scontra con le regole del libero mercato e della libertà d’impresa mentre sfidiamo le imprese di fuori su “rating, una specie di pagella pubblica di qualità sulle capacità reali di un’azienda, l’elenco degli operatori, liste di imprese sane e controllate, depositate nelle prefetture, le polizze assicurative e fidejussorie”.

“Se Frattale in passato si è affidato a qualche gruppo esterno tipico del ‘mordi e fuggi’ – dice Rainaldi – potrebbe semplicemente fare marcia indietro e ammettere l’errore. Non è d’accordo sul tetto massimo – continua – ma anche lui, come tutti noi, sa che la ricostruzione si sta facendo con i soldi pubblici, mentre il libero mercato è qualcosa che si fa con soldi propri”.

“Voglio sperare che la ricostruzione non sia una proprietà privata dell’Ance – aggiunge – ma di tutti quelli che lavorano. Le aziende devono dialogare, non c’è una sola azienda depositaria del verbo. Anziché replicare, Frattale poteva proporre, lui stesso è consapevole dell’importanza di altri parametri rispetto alla grandezza di un’azienda, il tetto massimo può e deve essere valutato seguendo anche elementi diversi, come la presenza di un’azienda sul territorio”.

“Ricominciamo a dialogare, siamo tutti sulla stessa barca, lavoriamo per L’Aquila, è qui che vogliamo vivere per lavorare e consegnare una città ricostruita a chi verrà dopo di noi”, conclude Rainaldi. (r.s.)