PESCARA – L’industria Abruzzese è caratterizzata dal segno negativo.
È stato presentato questa mattina a Pescara, il risutato di un’indagine condotta da Confindustria Abruzzo sull’andamento della produzione industriale della Regione.
L’Indagine ha riguardato sia l’andamento degli indicatori nel secondo semestre 2011, che le aspettative sui primi sei mesi del 2012. Gli indicatori hanno permesso di focalizzare l’attenzione sulla produzione e le vendite, l’occupazione, gli investimenti e l’innovazione.
In un contesto europeo e nazionale in profonda crisi, il Mezzogiorno d’Italia denota una contemporanea caduta del clima di fiducia delle imprese (-5,20 per cento rispetto allo scorso mese di Giugno) e dei consumatori (-10,90 per cento). In un simile scenario, l’Abruzzo si caratterizza per un ulteriore saldo negativo di 137 tra iscrizioni e cessazioni di aziende manifatturiere nelle Camere di commercio delle quattro province. A ciò si associa un tasso di disoccupazione tornato a crescere (+0,50 per cento rispetto al quarto trimestre dello scorso anno) e un aumento della Cassa Integrazione Guadagni ordinaria (+2,60 per cento rispetto al medesimo semestre del 2010).
In quest’ottica appaiono particolarmente positivi le riduzioni tanto della CIG straordinaria (-19,41%) che di quella in deroga (-36,44 per cento). Altrettanto incoraggiante l’aumento delle esportazioni (+1,4 per cento rispetto al quarto trimestre dello scorso anno) e della quota di mercato dell’export abruzzese sul totale nazionale (+0,1 per cento).
Sul piano dell’innovazione, si registra una tendenziale inversione di tendenza nelle richieste di brevetti presentate al sistema camerale regionale che crescono del 17,86 per cento.
I dati relativi al resoconto delle uscite e delle entrate del secondo semestre 2011 e alle aspettative sui sei mesi successivi continuano a indicare un sistema imprenditoriale in difficoltà che non riesce a recuperare livelli di produttività e competitività soddisfacenti, attestandosi sui risultati deludenti del semestre precedente, accompagnati da un clima di fiducia sempre minore.
Tale analisi è coerente, del resto, con l’andamento dell’economia nazionale a sua volta interessata fortemente da una situazione di incertezza e crisi che coinvolge tutti i paesi industrializzati. Tranne l’export, che mostra ancora segnali leggermente positivi contribuendo alla tenuta complessiva del sistema, tutti gli altri indicatori sono infatti orientati alla stabilità se non alla diminuzione.
Nonostante la diminuzione dei dati relativi sia della cassa integrazione in deroga che di quella straordinaria, particolarmente preoccupanti appaiono poi i dati relativi al tasso di disoccupazione che registra un +0,5 per cento rispetto alla fine del 2011.
Ciò, nonostante le utili iniziative messe in campo dall’assessorato regionale competente: segno, questo, che oltre agli interventi di sostegno occasionali, da una parte è sempre più urgente una riforma del mercato del lavoro realmente orientata alla flessibilità, in entrata e in uscita, dall’altra occorrono urgentemente misure volte a dare reale competitività alle imprese e quindi possibilità a nuovi investimenti capaci di generare vera occupazione.
Un ulteriore segnale fortemente negativo, in tal senso, è proprio il netto blocco degli investimenti, sia relativamente ai sei mesi trascorsi che in quelli successivi: ciò a conferma di un clima di fiducia basso e sintomo di mancata ripresa e crescita.
Meritevole di particolare riflessione, poi, il dato relativo alla demografia aziendale che mostra un saldo negativo per le sole aziende manifatturiere di -137 unità che va ad aggiungersi a quello di -251 registrato alla fine del semestre precedente. Dei saldi ripetuti e così significativi, soprattutto se rapportati alla dimensione demografica industriale complessiva regionale, sembrano confermare quanto spesso paventato da Confindustria circa l’avvio di una vera e propria “selezione naturale” conseguente al sempre più difficile contesto finanziario, da una parte, e agli scenari sempre più competitivi del mercato globalizzato, dall’altra.
Si tratta però di una selezione ancora lontana dall’essersi completata e che riguarda soprattutto quel tessuto di piccole imprese che costituisce l’ossatura dell’intero sistema regionale. Le conseguenze di un tale fenomeno sono e potranno essere veramente disastrose per la stessa tenuta economica e occupazionale regionale, soprattutto se accompagnata da possibili delocalizzazioni, totali o parziali, da parte delle grosse realtà industriali esogene.
In questo quadro, Confindustria Abruzzo sta lavorando costantemente per stimolare le Istituzioni Regionali a intraprendere le azioni utili a contrastare tale situazione e, contestualmente, a ricostruire i presupposti per una tenuta competitiva strutturale della regione. In particolare, Confindustria Abruzzo ha voluto richiamare l’attenzione delle Istituzioni e della politica presentando pubblicamente uno specifico documento di proposta in cui sono state indicate le principali priorità su cui dover intervenire urgentemente.
Nell’ottica di una azione volta sia al sostegno immediato del sistema economico che alla costruzione di un territorio più competitivo e attrattivo, il documento indica come urgenti sia interventi di tipo strutturale, connessi a una serie di riforme ormai non più rinviabili e peraltro a costo zero, sia interventi di settore volti a dare immediata risposta ai tanti problemi che assillano il mondo delle imprese e del lavoro.
In questa logica, Confindustria Abruzzo ha inteso innanzitutto affermare la sua volontà di voler dare ancora il suo contributo al Patto per lo Sviluppo, che la stessa Organizzazione ha promosso e voluto fortemente, ma di volerlo fare con la consapevolezza di dover stimolare e dettare un preciso progetto strategico di sviluppo e crescita teso a ridare credibilità e competitività al nostro territorio.
Le riforme richieste da Confindustria Abruzzo riguardano innanzitutto quelle Istituzionali volte all’abbattimento dei costi, diretti e indiretti, della politica e della Pa, e al migliore funzionamento delle stesse Istituzioni (diminuzione dei Consiglieri Regionali, soglia minima del 6 per cento per l’accesso dei partiti al Consiglio regionale, previsione di un Collegio Unico Regionale, semplificazione amministrativa, riforma Pa, liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici locali).
Per quanto riguarda gli interventi settoriali, Confindustria Abruzzo ha posto l’accento sulle misure a sostegno all’accesso al credito (nell’attuale situazione è il problema principale), sui ritardati pagamenti da parte della Pa, sul sisma e la ricostruzione, sulle infrastrutture, sull’inserimento dell’Abruzzo nel nuovo obiettivo intermedio previsto nella proposta della Commissione Unione Europea nella nuova programmazione comunitaria 2014-2020 dei Fondi strutturali, sul riconoscimento immediato aree di crisi territoriali.






