L’AQUILA – Maggiori garanzie per i precari con quiz preselettivi che riguardino soprattutto la ricostruzione.
È quanto chiede il commissario uscente Gianni Chiodi in una lettera inviata al ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca che è stata consegnata questa mattina direttamente al capo di gabinetto dell’inviato speciale per L’Aquila e il cratere, Alfonso Celotto.
Una risposta, quella di Chiodi, alla lettera dei precari dell’Ufficio coordinamento ricostruzione, nella quale chiedevano “tutela per un personale altamente qualificato”.
Il “concorsone” per l’assunzione di 300 persone da assegnare ai vari uffici che si occuperanno della ricostruzione, intanto, continua a far discutere e spacca il mondo sindacale.
Da un lato la Uil-Funzione pubblica, per bocca del suo segretario regionale, Fabio Frullo, definisce ironicamente l’idea della selezione pubblica un “vero e proprio colpo di genio ideato dal governo” che rischia di “paralizzare la ricostruzione con una procedura che, come ormai tutti hanno capito, sarà inficiata dagli inevitabili ricorsi amministrativi”.
Frullo chiede una “proposta nuova che sia in grado di dare risposte vere ai lavoratori e all’intera città”.
Dall’altro si registrano, invece, le dichiarazioni di Paolo Sangermano, segretario provinciale aquilano della Cisl, ed Elvezio Sfarra, responsabile abruzzese del settore dei lavoratori pubblici, che sono contrari “a perdere un’occasione di avviamento al lavoro stabile, che un concorso può rappresentare per molti giovani aquilani” e chiedono un aumento dei posti a disposizione per i precari.
CHIODI A BARCA: ”QUIZ FAVORISCANO PRECARI”
Rompe il silenzio e dopo giorni di “polemiche e prese di posizione poco utili alla causa dei molti ragazzi che hanno servito lo Stato ferito dal terremoto del 2009”, il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, invia una nota al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, volta a tutelare l’esperienza e le professionalità di tutto il personale impiegato nelle strutture del commissario per l’emergenza prima, e di quello della ricostruzione poi, includendo, tra essi, anche coloro che sono stati e ancora sono al servizio di Comuni, Province e altri soggetti impegnati a vario titolo nella ricostruzione.
“Sono perfettamente cosciente – scrive Chiodi – che oggi non possono essere ripetute le vie percorse in altre occasioni ove al cessare della situazione di emergenza si è provveduto a stabilizzare tutte e la stragrande maggioranza delle professionalità impiegate. D’altro canto – prosegue – la ricostruzione avrà bisogno di professionalità elevate, in grado di cogliere e vincere la sfida complessa e duratura della ricostruzione”.
Il commissario decide di intervenire, come per l’emendamento al decreto sviluppo e le correzioni proposte in sede di redazione delle intese per la costituzione degli uffici speciali, a valle delle polemiche e lo fa confidando sull’attenzione del governo nel riconoscere “l’impegno di mesi intensi e difficili della vita professionale di molti lavoratori a servizio di una causa importante per il loro Paese e per la loro terra”.
Per questo, prosegue Chiodi, “si potrà valutare l’opportunità che le prove potranno anche non avere contenuti generali, bensì riguardare in modo robusto, anche se non esclusivo, materie e argomenti propri della ricostruzione. Tutto ciò può essere fatto – sottolinea – salvaguardando il diritto di tutti coloro che aspirano a lavorare per la ricostruzione, compresi coloro che oggi non lo fanno, ad esclusivo futuro vantaggio della qualità della stessa. In tal modo, credo, si potrebbe consentire ai tanti lavoratori oggi in giusta tensione, di essere più sereni nell’affrontare il concorso”.
“Sono certo, che la loro volontà non sia quella di imporre corsie preferenziali, ma solo di vedere giustamente riconosciuto l’impegno di mesi intensi e difficili della loro vita professionale. Quanto suggerito – conclude il commissario – lascerà il giusto spazio a chi, seriamente, vuole impegnarsi per lavorare nelle strutture deputate alla ricostruzione, potendone in primis beneficiare la cittadinanza della città dell’Aquila e degli altri centri dell’Abruzzo da ricostruire”.
PRECARI UCR A CHIODI: ”DEVI TUTELARCI”
“A seguito dei numerosi solleciti avanzati e ignorati, noi, lavoratori alle dipendenze della S.V., in qualità di commissario delegato per la ricostruzione chiediamo che il problema dei precari della ricostruzione venga adeguatamente rappresentato presso il governo”.
Lo scrivono i precari dell’Ufficio coordinamento ricostruzione al commissario uscente, Gianni Chiodi.
“La dichiarazione della fine dello stato di emergenza e la cessazione dall’incarico di commissario non possono far venire meno il suo interesse sulle sorti dei lavoratori che hanno prestato il proprio servizio durante la fase dell’emergenza e l’avvio della ricostruzione. Data l’indubbia importanza che la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma riveste per l’intero Abruzzo, non può non essere interesse dell’amministrazione regionale tutelare anche quei lavoratori impiegati all’interno delle strutture commissariali, i quali hanno svolto funzioni specifiche sia a tutela dell’interesse generale per la ricostruzione, che a supporto degli enti locali (sopralluoghi di agibilità, piani di ricostruzione, normativa, contabilità, programmazione finanziaria e attuazione degli interventi pubblici, etc.)”.
“Ricordiamo che il personale, altamente qualificato e dotato di quegli stessi profili professionali richiesti nelle intese sottoscritte tra il governo e gli enti locali, è stato selezionato tramite un primo bando pubblico del 2009, successivamente incrementato nel 2010 con un secondo bando pubblico; questo stesso personale è stato convogliato, da aprile di quest’anno, in un unico ufficio, denominato Ufficio coordinamento ricostruzione (Ucr), voluto dal governo come struttura stabile destinata ad affrontare, nel lungo periodo, i complessi problemi della ricostruzione”.
“Finora il dibattito sul concorso pubblico, tramite il quale dovrà essere selezionato il nuovo personale che dovrà proseguire il lavoro da noi iniziato, è stato affrontato direttamente e nelle opportune sedi istituzionali soltanto dal Comune dell’Aquila. Riteniamo doveroso, da parte della S.V., che ha avuto in questi anni modo di venire a contatto quotidianamente con il nostro lavoro, affrontare pubblicamente la questione, evidenziando l’importanza che la professionalità acquisita ed espressa dal personale dell’Ucr trovi continuità nella gestione futura della ricostruzione”.
“Confidiamo in un impegno concreto da parte della politica regionale, teso a tutelare la nostra esperienza, nonché il contributo da noi fornito, fino ad oggi, al processo di ricostruzione”.
UIL: “CONCORSO BLOCCA LA RICOSTRUZIONE”
“L’avventura del ‘concorsone’, vero e proprio colpo di genio ideato dal governo, rischia di essere la vicenda più triste e pericolosa del dopo terremoto. A rischio, infatti, non c’è solamente la tutela dei livelli occupazionali di questa città, che sicuramente non brilla per opportunità lavorative, ma anche la stessa ricostruzione che rischia di essere paralizzata da una procedura che, come ormai tutti hanno capito, sarà inficiata dagli inevitabili ricorsi amministrativi”.
Lo afferma in una nota il segretario regionale della Uil-Funzione pubblica, Fabio Frullo.
“Infatti, le procedure concorsuali devono rispettare tutte le norme di riferimento, dalla Costituzione alla concertazione sindacale, dalla cosiddetta ‘riforma Brunetta’ alla mobilità obbligatoria e la loro inadempienza può portare anche alla nullità di diritto del concorso. Punti caratterizzanti – spiega Frullo – che invece di essere onorati sono stati volutamente elusi”.
“I ritardi sulla pubblicazione del bando, che doveva esserci prima il 14 agosto, poi il 28 agosto, poi ancora il 4 settembre e oggi tra 15 giorni, la dicono lunga sui punti deboli della procedura. E allora, dal 1° gennaio 2013, avremo una situazione drammatica visto che i precari avranno visto in quella data il contratto scaduto e la procedura concorsuale bloccata dai tanti ricorsi o, nel migliore dei casi, ancora non conclusa con una conseguenza reale e cioè che nessuno più potrà portare avanti le pratiche della ricostruzione”, aggiunge ancora l’esponente sindacale.
“Il Comune dell’Aquila e quelli del cratere rischiano allora la paralisi totale – ritiene Frullo – che difficilmente potrà essere evitata con le parole rassicuranti di qualche ministro che appaiono come delle vere e proprie dichiarazioni d’inconsapevolezza. Il futuro della città andava garantito anche attraverso la continuità occupazionale del precariato perché, così come si è pensato di provare una procedura in deroga alla legge, si sarebbero potute trovare soluzioni legittime che avrebbero garantito la permanenza delle attuali forze lavorative, così come si è fatto in situazioni analoghe a quelle dell’Aquila”.
“Un vero e proprio pasticcio istituzionale nel quale tutte le forze di governo hanno una parte di responsabilità e che rischia di creare un dramma senza precedenti non solamente per il futuro dei tanti lavoratori precari ma anche per una città che, economicamente e socialmente, stenta ancora a ripartire. Si pensi allora a una proposta, nuova e forte che sia in grado di dare risposte vere ai lavoratori e all’intera città – conclude Frullo – e non si assecondino scelte sbagliate in partenza, questo è il principale compito della politica”.
CISL: “PIÙ POSTI PER I PRECARI”
“La Cisl è contraria a perdere un’occasione di avviamento al lavoro stabile, che un concorso pubblico può rappresentare per molti giovani aquilani. Per questo, vanno aumentati i posti disponibili nell’ambito del concorsone, che cade in un momento di particolare emergenza, in una provincia piegata dal sisma del 6 aprile 2009. All’interno di questo discorso è giusta la richiesta di tutela da parte di chi già ha operato negli uffici della ricostruzione e, in particolare, di chi ha già sostenuto prove selettive per l’avviamento al lavoro. Anche in relazione a questo discorso occorrerebbe fare massima chiarezza poiché tutti sanno che esiste personale precario, all’interno del Comune dell’Aquila, che svolge il proprio servizio da più di dieci anni”.
È la posizione condivisa dal segretario della Cisl della provincia dell’Aquila, Paolo Sangermano, e dal segretario regionale Fp-Cisl, Elvezio Sfarra, in relazione al “concorsone” per 300 posti di lavoro al comune dell’Aquila, nell’ambito della ricostruzione.
“La tutela prevista dal ‘concorsone’ nei confronti dei precari, ovvero la riserva del 50 per cento dei posti messi a concorso – sottolineano Sangermano e Sfarra – non garantisce l’intero numero degli stessi. È evidente che il concorso, così come strutturato attualmente, ha questo punto di caduta. Nel passaggio previsto a breve, con il ministro Barca, lo sforzo della parti sociali dovrà essere quello di tentare una modifica al concorso e un aumento del numero dei posti disponibili, che garantisca i precari e consenta, nello stesso tempo, a nuove professionalità l’accesso al mondo del lavoro. In un Paese dove il problema della disoccupazione giovanile è marcato e dove non mancano tanti neolaureati professionalmente validi, va data la possibilità, a chi finora non l’ha avuta, di cimentarsi in una prima esperienza nel panorama lavorativo”.
La Cisl ribadisce che “il punteggio da assegnare al personale già operante nell’amministrazione comunale rappresenta di per sé una prima tutela, che ovviamente non può essere sufficiente anche se va sottolineato che il concorsone deve costituire un’occasione per tutti coloro che, avendo le giuste caratteristiche, possono accedere in modo stabile al mondo del lavoro”.
“Va aperta una discussione – concludono Sangermano e Sfarra – sulla situazione complessiva della emergenza post-terremoto che, per essere adeguatamente affrontata, necessita di uno sforzo maggiore e di una gestione chiara e trasparente della ricostruzione”.



