AVEZZANO – La Italiana Beverage, società dell’imprenditore molisano Camillo Colella, ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Abruzzo contro l’esito del bando di gara con cui, il 22 marzo scorso, la Regione ha assegnato in modo provvisorio la concessione di Acque minerali “Sant’Antonio-Sponga” di Canistro (L’Aquila). Alla Norda Spa, del gruppo dei fratelli Pessina, che sono anche gli editori del quotidiano L’Unità e titolari di marchi nazionali come la Sangemini e la Monticchio Gaudianello. Bando in cui la Italiana Beverage è arrivata di fatto seconda, non superando però la soglia di sbarramento di 65 punti, e quindi estromessa dalla partita in modo definitivo.
Alla base dell’istanza, tra le altre cose, l’assenza di una valutazione di impatto ambientale precedente al bando, pubblicato il 15 dicembre scorso, e il mancato rispetto del requisito della convenienza economica per l’amministrazione regionale nei riguardi della ricorrente.
In sostanza viene contestato anche il fatto che la Italiana Beverage sia risultata “inidonea” all’aggiudicazione, non essendole stato assegnato un punteggio sufficiente per entrare nella graduatoria con la gara che non ha fatto registrare un secondo classificato.
Il ricorrente stima che, nell’arco temporale di un anno, tenuto conto dell’imbottigliamento di circa 184 milioni di litri di acqua, l’aggiudicatario Norda verserà alla Regione solo 55.200 euro, piuttosto che 736.000 euro. La Regione rinuncerà, quindi, a una somma di denaro pari a circa 680.800 euro.
Si profila dunque una nuova battaglia giudiziaria tra l’ex concessionario della sorgente Sponga, Colella, e la Regione Abruzzo, proprio nei gironi in cui la Norda si sta preparando a far valutare il progetto all’ufficio del Via valutazione d’impatto ambientale, sia per quanto concerne gli impianti sia il progetto del nuovo stabilimento, da realizzare in un’area messa a disposizione dal Comune. Un passaggio da effettuare entro il 20 maggio.
Va ricordato a tal proposito che il vecchio stabilimento è di proprietà della Santa Croce, che ha imbottigliato acqua minerale per anni dalla stessa sorgente finché non gli è stata revocata la concessione, poi assegnata con un nuovo bando alla Norda. Il gruppo Santa Croce aveva anche impugnato il bando, prima del suo esito, ma i Tar dell’Aquila ha respinto i ricorsi ad inizio marzo, ed ora il gruppo Colella si rivolgerà al Consiglio di Stato.
Altra battaglia in corso riguarda il sequestro di 8 milioni di litri di minerale imbottigliati nello stabilimento di Canistro operato dalla Regione Abruzzo, a dicembre, in quanto per la Regione quelle bottiglie sarebbero state riempite con acqua minerale captata dalla sorgente dopo il termine della concessione. La Santa Croce ha fatto istanza di dissequestro, ma il Tribunale di Avezzano, pochi giorni fa ha rigettato l’istanza.
Ora dunque si apre un nuovo capitolo di questo estenuante braccio di ferro.
“Ci siamo rivolti al Tar – spiega lo stesso Colella – perché ancora una volta, crediamo di aver subito una ingiustizia da parte della Regione, non paga di aver tolto illegittimamente la concessione alla Santa Croce, di fatto causando il blocco della produzione. La commissione ha dato una votazione insufficiente per estrometterci dalla gara in quanto, se la Norda dovesse rinunciare, non ci sarebbe un secondo in graduatoria e, quindi, si dovrebbe fare un nuovo bando”.
“Per fare questo, ha inteso dare una votazione di gran lunga inferiore al punteggio ottenuto dalla Santa Croce nel precedente bando”, rimarca.
In questa vicenda, Colella denuncia “un’altra illegittimità legata al fatto che la Regione, nonostante più richieste e diffide, ci ha finora negato l’accesso agli atti, quindi abbiamo dovuto presentare il ricorso senza la documentazione di gara. Noi continueremo a tutto campo la battaglia – assicura – contro le ingiustizie con denunce e richieste di risarcimento danni”.
Nel ricorso, gli avvocati Filippo Satta, Anna Romano, Giulio Mastroianni e Raffaele Fragale sostengono che l’assegnazione sia da annullare, in quanto i parametri di valutazione adottati hanno fatto sì che l’offerta della Italiana Beverage non abbia ottenuto l’affidamento, risultando addirittura “inidonea” all’aggiudicazione, nonostante, sotto il profilo economico, fosse ben più conveniente per l’amministrazione.
Infatti nell’attribuzione del punteggio nessuna rilevanza si è attribuita all’elemento “prezzo” né al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che pure è prescritta dall’articolo 95 del decreto legislativo 50 del 2016.
Nel bando la Norda ha ottenuto un punteggio complessivo pari a 80,35 punti e un punteggio parziale per il piano industriale pari a 55,35 punti; la Italiana Beverage, ha conseguito un punteggio complessivo di 58,25 punti e un parziale per il piano industriale pari a 54. Lo sbarramento era posto a quota 65.
Secondo i legali, la società non può essere definitivamente estromessa dalla procedura nonostante la sua proposta risulti, a tutti gli effetti, seconda classificata.
Le altre concorrenti, ovvero la società Bruni Industry S.r.l.- Comit e Acqua S.r.l. non sono state valutate poiché le due società non avevano prodotto la documentazione attestante l’idoneità economico-finanziaria.
I legali di Colella osservano anche che sono stati attribuiti ben 15 punti con la cosiddetta “clausola sociale”, ovvero al concorrente che si fosse impegnato ad assumere per il periodo della concessione gli “stessi lavoratori della precedente società affidataria della concessione, secondo le esigenze tecnico-organizzative e di manodopera previste dal piano industriale relativo all’attività di sfruttamento della risorsa mineraria”.
Clausola che al concessionario garantirà, prevede il bando, un’enorme riduzione, pari circa al 90%, del canone da corrispondere alla Regione Abruzzo: in luogo dei 4 euro per ogni 1.000 litri o frazione di acqua minerale imbottigliata e suoi derivati prodotti, il concessionario verserebbe alla Regione solo 30 centesimi di euro.
Anche in questo caso il meccanismo per l’attribuzione del punteggio alle offerte risulta inversamente proporzionale alla loro convenienza economica, con la conseguenza che l’offerta meritevole del massimo punteggio è, automaticamente e necessariamente, quella più cara per l’amministrazione.
Il ricorrente come detto stima infatti La Regione rinuncerà, quindi, a una somma di denaro pari a circa 680.800 euro.
Altra illegittimità segnalata da Italiana Beverage è quella di non aver fatto precedere la valutazione di impatto ambientale al bando di gara, in modo da accertare in concreto e preventivamente la “sostenibilità ambientale” del prelievo derivante dalla concessione.
Come evidenziato dagli avvocati, la sola adozione del Piano regionale delle acque non basta, tuttavia, ai fini del rilascio delle nuove concessioni. Come disposto dalla Corte Costituzionale con la nota sentenza numero 1/2010, infatti, è necessario far precedere la valutazione di impatto ambientale in modo da accertare in concreto e preventivamente la “sostenibilità ambientale” del prelievo derivante dalla concessione.
Oppure adottare un Piano regionale delle acque, sulle cui previsioni doveva fondarsi l’attività di pianificazione delle acque minerali e la stessa concessione. Ma entrambe le condizioni non si sono verificate.
L’Italiana Beverage ricorda, infine, che ha più volte chiesto di conoscere quantomeno la documentazione essenziale alla propria difesa.
In particolare, i verbali redatti dalla Commissione giudicatrice in fase di valutazione delle offerte ma tale istanza è rimasta inascoltata, con la conseguenza che, a oggi, la società non conosce l’iter seguito dalla Commissione.





