L’AQUILA – Una ripresa per l’intero settore, col fiatone nonostante la ricostruzione post-terremoto, ma soprattutto una sterzata che dall’edificazione indiscriminata porti piuttosto alla tutela del patrimonio esistente, in gran parte vetusto sia sotto l’aspetto strutturale che energetico.
Questo si aspetta l’Ance dall’Ecobonus e, più in generale, dalle novità introdotte dall’ultima legge finanziaria che riconoscono detrazioni fiscali per interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico e al risparmio energetico, attraverso ad esempio l’installazione di pannelli solari o la realizzazione di un cappotto termico, anche se l’associazione dei costruttori chiede di semplificare il meccanismo di cessione del credito d’imposta, che pur avendo raggiunto percentuali che non si erano mai avute, paga lo scotto di alcune limitazioni.
“L’Agenzia delle Entratre – spiega infatti il presidente di Ance L’Aquila, Adolfo Cicchetti – ha stabilito che le cessioni si possono fare al massimo due volte e a un soggetto che ha un nesso di causalità con l’intervento speficico, quindi ad esempio fornitori, subappaltatori e imprese consorziate, sicché il rischio è che si finisca per favorire alcune grandi società che per mission acquistano questi crediti, ovviamente con dei costi per chi glieli cede”.
Il sistema, almeno sulla carta dovrebbe consentire una maggiore capacità di spesa visto che le imprese hanno una capienza fiscale maggiore rispetto a un singolo cittadino, eppure rischia di non produrre gli effetti sperati perché, dice, “interventi di carattere sismico ed energetico generano costi elevati con conseguenti crediti d’imposta difficili da sfruttare, ad esempio con una ditta di venti dipendenti e il cantiere di un condominio che genera un credito d’imposta di tre milioni di euro, questo non si riesce a cedere facilmente all’impresa”.
“A essere coinvolti sono molti soggetti, dal progettista al geologo, dall’ingegnere energetico al costruttore fino al condominio – aggiunge Cicchetti – Ance sta provando a metterli insieme tutti per trovare una soluzione che dia avvio a questo processo virtuoso”.
“Abbiamo moltissime richieste da parte di aziende, tecnici e privati committenti – afferma il presidente dell’Ance – abbiamo uno sportello interno con cui diamo consulenze. L’obiettivo è quello di far ripartire l’economia soprattutto in Marsica e in Valle Peligna, aree altamente sismiche ma che non avendo beneficiato di contributi pubblici per la ricostruzione hanno un patrimonio vetusto, realizzato con norme diverse da quelle di oggi”.
“Il concetto di non costruire più nuovi edifici ma sistemare l’esistente ci vede assolutamente favorevoli”, aggiunge Cicchetti, “l’aquilano è escluso da questo discorso essendoci i contributi statali per la ricostruzione, ma nelle aree del doppio cratere è stata riconosciuta la cumulabilità tra contributi ricostruzione e detrazioni fiscali, a patto che i lavori non siano già stati inseriti tra quelli finanziati per i danni da terremoto”.
“Ma le altre zone della provincia sono comunque in un territorio fragile, Avezzano e Sulmona sono in aree a rischio sismico più elevato dell’Aquila e ci sono molte richieste di utilizzo dei bonus, ma finché non si superano questi ostacoli le imprese non riescono ad essere competitive, perché i costi per i proprietari sono troppo alti”, conclude.






