dal nostro corrispondente
LONDRA – Residui di neve e foschia. Così la periferia Est di Londra accoglie Alessandro Aquilio e sua moglie Gabriella Francescangeli.
Sono arrivati nella capitale inglese per raccontare il terremoto dell’Aquila ai bambini della “Ben Jonson” Primary School, scuola elementare poco distante dalla Queen Mary University, Mile End.
L’incontro è organizzato dalla business manager della scuola Paola Haik, di origine italiana, sposata con l’aquilano Enrico Scoccia.
La sua personale storia sull’evento che ha segnato lui, l’Abruzzo e l’Italia intera, Alessandro ha voluto scriverla e pubblicarla. “Ventitre secondi” (Kellermann Editore), è ciò che è venuto fuori dalle viscere del giovane aquilano che vive e lavora in Lombardia, a Milano, e le ore dopo le 3.32 le ha vissute da lontano.
Le testimonianze dei suoi familiari, le impressioni, il dramma e le speranze di una comunità che ha affrontato e sta affrontando una vera e propria catastrofe. Un libro che nasce appunto dalle viscere, un libro scritto a futura memoria con la dignitosa disperazione aquilana.
Non è facile parlare di una storia del genere ai bambini londinesi, ma loro, tutti in maglia azzurra e quasi tutti con la tosse, seduti in silenzio sul pavimento della palestra, rendono le cose estremamente più semplici sotto lo sguardo attento della preside Melanie Rose e degli insegnanti.
Credono forse si tratti di una favola. I primi ad ascoltare Alessandro e la sua storia sono i più piccoli, non hanno più di cinque anni. Alessandro spiega con dolcezza e pazienza cosa è successo in quella città medievale, indica L’Aquila sulla carta geografica, mostra con un proiettore le foto prima e dopo il terremoto mentre sua moglie Gabriella integra il tutto in un inglese impeccabile.
L’Aquila in volo, il Forte spagnolo, le Anime Sante, le piazze, le tende per gli sfollati, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in mezzo alle macerie, il Papa.
Loro, i piccoli della periferia che le maestre tengono rigorosamente al riparo dai pericoli che produce, restano col fiato sospeso, ma alla fine del racconto chiedono, pongono domande con l’ingenuità di chi vuole capire se le favole sono vere oppure no. Poi tornano in classe educatamente, senza far rumore.
Breve pausa, la Rose offre un caffè caldo e spiega che per i suoi alunni è di vitale importanza conoscere le storie del mondo. “Questi bambini – afferma – vivono una realtà particolare in cui è difficile uscire per la strada a giocare e capire cosa sia davvero la vita”.
Nonostante Londra sia una capitale multiculturale, molti studenti non sanno niente dei mondi al di fuori del proprio.
“Così – continua – per abituarli all’apertura culturale insegniamo loro fin da piccoli non solo la grammatica e la matematica, ma anche la filosofia”.
“Questa del terremoto che ha distrutto una città medievale italiana – aggiunge – è per loro qualcosa che resterà dentro per sempre”.
È il momento degli alunni più grandi. Più rumorosi ma sempre al loro posto, si siedono per terra e intervengono da subito durante il racconto. “The Eagle!” esclamano agli indizi sul nome della città.
“Quante vittime ci sono state?”, “perché non si trova il tesoro nascosto nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio?”, “il Mammut del Castello era intero o c’erano solo le ossa?”. Viene fuori un dibattito vivacissimo, alzano la mano in molti. “È andata distrutta anche Piazza della Signoria?”, “è ancora in piedi il Colosseo?”, chiedono una voce femminile e una maschile.
Dalle domande si comprende quale sia il livello degli studi di cui parla la preside. Non importa se si riferiscono a Firenze e a Roma. Per adesso è bene sapere che l’Italia è il Paese dell’arte e della cultura e se bambini di non più di otto anni hanno associato le bellezze ferite dell’Aquila a quelle intatte del Rinascimento e di Roma Caput Mundi, vuol dire che sono in grado di riconoscere il valore delle cose.
Questo, nella periferia di Londra, in mezzo a palazzoni grigi e a gabbie di metallo dentro cui “giocare”, è un gran bel segnale.
Passano in rassegna sullo schermo i volti di un George Clooney sorridente con il disastro alle spalle, poi Cannavaro, Buffon e Totti in visita al “cratere”. Una delle ultime domande al tritolo è sull’ex modella Carla Bruni, immortalata in lacrime nel dramma di Onna. “È la moglie del vostro primo ministro?”.
Verso la fine, Gabriella legge in inglese un passo del libro, uno dei più intensi. Quei maledetti ventitre secondi. Alla mamma di Alessandro sembrò foschia, invece era la polvere di una intera città improvvisamente in ginocchio.
“Ci vorranno anni per rifarla – aveva risposto Alessandro alla domanda della preside durante la pausa – ma noi siamo qui a raccontarvi tutto questo perché abbiamo intenzione di rivederla ancora più bella. Il nome dell’Aquila non va dimenticato. Mai e poi mai”.






