L’AQUILA – Ai tempi antichi e delle donne abruzzesi che si affaticavano lungo i sentieri con le conche di rame in testa, la fonte del paese rappresentava il fulcro della vita economica e sociale, dove si andava a prendere l’acqua e a lavare i panni. Oggi la fonte di Gagliano Aterno, paese della valle Subequana in provincia dell’Aquila, svolge ancora un ruolo cruciale, ma occorre alzare lo sguardo dai vasconi alla tettoia, dove sono stati appena installati decine di pannelli fotovoltaici. I primi di proprietà della neo costituita comunità energetica, che riunisce 20 famiglie, e di cui fa parte anche il Comune, che si è fatto carico dell’intervento per circa 50.000 euro.
Pannelli di una potenza pari a 19 kw, a cui si aggiungeranno a breve altri pannelli, sopra l’edificio che ospita la scuola e il bar nel centro del paese, con tanto di batterie di accumulo, per 25 kw, e per un investimento di 80.000 euro, attinti dal Comune dai fondi statali.
Cosa questo significa in soldoni, lo spiega a questa testata il 38enne sindaco, Luca Santilli, laureato in economia, “A inizio 2023, quando tutti i pannelli fotovoltaici saranno a regime, la comunità energetica comincerà a guadagnare 10.000 euro l’anno, per 20 anni, che poi decideremo come utilizzare, ovvero se per abbassare le bollette dei soci, oppure anche in quota parte, per progetti sociali e interventi pubblici”.
Ma questo è solo l’inizio, tiene a sottolineare il sindaco: “il nostro progetto è quello di arrivare a 300 kw di pannelli fotovoltaici, e questo è un obiettivo alla portata, perché possiamo far leva sui fondi del Pnrr, sia quello ordinario, che quello complementare, a cui possono accedere i comuni del cratere sismico 2009, come appunto Gagliano. A regime dunque, con 300 kw prodotti, potremo guadagnare in incentivi ben 50.000 euro l’anno, per venti anni”.
Tenuto conto che ad oggi Gagliano ha circa 90 nuclei familiari, se tutti diventeranno soci, si potrà anche decidere, con 50.ooo euro l’anno e per venti anni, di abbattere drasticamente le bollette della luce per l’intero paese, e avere un entrata certa da investire in attività e interventi migliorativi.
Questa opportunità, a cui stanno lavorando molti comuni in Abruzzo, e che vede Gagliano tra i quelli pionieri, è resa possibile dal decreto legge 162 del 2019, che in Italia ha introdotto le comunità energetiche, associazioni di cittadini, che costituendosi in soggetto giuridico, possono produrre energia da fonti rinnovabili, fotovoltaico ma anche eolico, e cederla alla rete, potendo godere di incentivi per 20 anni, che poi sarà la stessa assemblea a decidere come utilizzare, a maggioranza, e con il Comune o altri enti pubblici, che avranno un voto, come tutti gli altri soci. Misura ora ritenuta a maggior ragione strategica a causa della guerra in ucraina, del rincaro del gas e del metano, alla luce della priorità per l’Europa di moltiplicare e pure in fretta, la produzione di energia rinnovabile e in loco, senza più dipendere dai gasdotti russi.
“Proprio in questi giorni – spiega il sindaco – stiamo facendo riunioni per decidere come premiare e incentivare i soci che sono disposti istallare pannelli fotovoltaici, aumentando ulteriormente la produzione”.
Importante novità in materia, va poi ricordato, è l’approvazione all’unanimità, nel Consiglio regionale del 3 maggio, della la legge “Interventi regionali di promozione dei gruppi di auto consumatori di energia rinnovabile e delle comunità energetiche rinnovabili”, presentata dal consigliere regionale M5S Francesco Taglieri e condivisa in pieno dall’assessore regionale con delega all’Energia, Nicola Campitelli, della Lega, che sosterrà con una pluralità di strumenti, finanziari e normativi, la creazione di comunità di auto consumatori di energia, individuando i Comuni quali soggetti che dovranno farsi carico di proporre, attraverso la predisposizione di protocolli di intesa cui possono aderire soggetti pubblici e privati, la costituzione di comunità energetiche.
Tutto è partito invece a Gagliano, dalle proposte di Montagne in Movimento, associazione composta da studenti e ricercatori universitari che stanno vivendo e operando nel paese della Valle Subequana, grazie ad una convenzione con l’Università Della Valle d’Aosta e il conseguente finanziamento di borse di studio per progetti di antropologia applicata: sono loro stessi a gestire il processo decisionale, e proporsi come mediatori sociali, per prevenire conflitti tra i soci, forti delle loro competenze.





