L’AQUILA – Sono 46 i comuni “rifiuti free” sui 305 abruzzesi, il 15% del totale; coinvolti 65.342 abitanti su una popolazione di oltre un milione e 285mila, pari al 5.1%.
Tra le regioni che possono vantare un importante incremento di comuni c’è proprio l’Abruzzo (+8), che contribuisce all’impennata del Sud. In Italia le città capoluogo virtuose nei rifiuti sono Trento, Pordenone, Treviso e Belluno.
Sono “soltanto” questi infatti i capoluoghi di provincia che vincono il premio “Rifiuti free” assegnato da Legambiente, in occasione della presentazione del rapporto “Comuni ricicloni 2021”, oggi nella giornata conclusiva dell’Eco Forum. Tra i vincitori assoluti Baronissi in provincia di Salerno.
Ancora in aumento i comuni “Rifiuti free” (quelli i cui cittadini producono annualmente meno di 75 Kg di rifiuto a testa da avviare a smaltimento) che passano da 598 a 623 nel 2021. Gli abitanti che risiedono in questi comuni sono 3.542.624 (contro i 3.654.466 dello scorso anno, circa 110 mila in meno), l’equivalente di una città italiana medio-grande come Vicenza.
Il rapporto – che fa una lista dei migliori Comuni nella gestione dei rifiuti, guardando in particolare alla minor quantità di indifferenziata da smaltire – racconta di un Paese che ha nel Nord il 67,9% dei centri virtuosi (in calo rispetto al 73,1% del 2020, e al 77% del 2019).

L’aumento del numero di Comuni associato ad una diminuzione complessiva degli abitanti indica che, rispetto al 2019 (anno di produzione dei rifiuti), si è fatto bene e meglio nei piccoli Comuni, mentre in quelli più grandi si è prodotto un quantitativo maggiore di rifiuto indifferenziato.
In particolare, in Abruzzo sono 44 i comuni “rifiuti free” sotto i 5mila abitanti, tutti tra le province di Chieti (quella con più comuni ricicloni), L’Aquila e Pescara (che ne conta solo due: Cugnoli e Castiglione a Casauria), nessuno in quella di Teramo. Mentre sono solo due i comuni tra 5mila e 15mila abitanti: Pratola Peligna (L’Aquila) e San Vito Chietino.


Aumentano i Comuni al Sud che rappresentano il 26% (nel 2020 erano al 20,4%, nel 2019 al 15,3%); i Comuni al Centro sono “appena il 6,1%, in calo rispetto ai due anni precedenti (6,5% nel 2020, 7,7% nel 2019)”.
I vincitori assoluti (nella categoria dei Comuni sopra i 15mila abitanti), sono Baronissi (Sa), Castelfranco Emilia (Mo), Porcia (Pn), Fonte Nuova (Rm), Porto Mantovano (Mn), Certaldo (Fi), Pergine Valsugana (Tn).
Il maggiore calo di “Comuni rifiuti free” sono nell’ordine in Trentino-Alto Adige (-18), Lombardia (-16) e Veneto (-6). Un grande incremento, invece, per la Sardegna (+39) e per l’Abruzzo (+8).
Incrementi anche in Piemonte (+11) e in Emilia Romagna (+10). La buona notizia è che “per la prima volta, tutte e venti le Regioni Italiane contano dei ‘Comuni rifiuti free, compresa la Valle d’Aosta finalmente rappresentata”.
In testa alla classifica delle regioni per numero di amministrazioni locali, il Veneto (con 162 Comuni, il 28,8% del totale della regione), seguito da Lombardia (91 Comuni, 6%), Trentino-Alto Adige (60 Comuni, 21,3%), Sardegna (48 Comuni, 12,7%), Friuli-Venezia Giulia (47, 21,9%) e Abruzzo (46 Comuni, 15,1%). Ultima, sia per numero di Comuni che in termini percentuali la Puglia (con 2 Comuni, e lo 0,8% di quelli dell’intera regione).
La maggior parte dei Comuni sono quelli compresi nelle categorie sotto i 5mila abitanti, e tra i 5mila e i 15 mila. Per la categoria ‘Cento di questi Consorzi’, sul gradino più alto del podio delle esperienze consortili sotto i 100mila abitanti si posiziona la Amnu Spa (Trentino-Alto Adige); tra i consorzi sopra i 100mila abitanti, il primo posto è occupato dal Veneto con il Consiglio di Bacino Priula.
“I risultati di ‘Comuni ricicloni 2021’ – osserva il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani – ci confermano come il passaggio da un’economia di tipo lineare a una di tipo circolare da Nord a Sud sia possibile, a partire dal lavoro di amministrazioni virtuose e sindaci attenti: è chiaro che, oltre all’impegno dei Comuni sulla raccolta differenziata, servono però altri interventi incisivi, come l’applicazione della tariffazione puntuale, in nome del principio ‘chi inquina paga’, e la realizzazione degli impianti di riciclo e riuso, a partire dal Meridione, senza i quali l’economia circolare non esiste. Ancora, occorre una nuova norma nazionale per tartassare economicamente lo smaltimento dei rifiuti in discarica”.






