L’AQUILA – Il consigliere comunale dell’Aquila del gruppo Alleanza per l’Italia Pierluigi Mancini accetterà con tutta probabilità già dalla prossima settimana la proposta di entrare nella Giunta comunale che gli ha rivolto il sindaco, Massimo Cialente.
Da capire ancora quali saranno le deleghe, tema che il prescelto approfondirà lunedì, di ritorno dal viaggio nelle città gemellate che sta svolgendo per conto dell’amministrazione, segnatamente in Polonia a Zelona Gora.
“Non ho mai fatto il bambino dispettoso e non comincerò ora, Massimo può stare tranquillo”, sono le uniche ma significative parole che il futuro componente dell’esecutivo affida dall’estero ad AbruzzoWeb.
È un primo passo in avanti per risolvere la crisi di maggioranza che ormai da un mese sta attanagliando il Comune, da quando è passato per il rotto della cuffia e in clamoroso ritardo il bilancio di previsione e il sindaco, visti i numeri risicati, ha invocato il ritorno alle urne.
Una crisi che, difatti, Cialente ha dichiarato di voler affrontare in aula, presentando prossimamente un programma di fine mandato per il prossimo anno e mezzo e dicendosi pronto ad andare a casa se non avrà la maggioranza.
Al posto di Mancini entrerà in Consigli il primo dei non eletti di Api, Marco Cimoroni, 45 anni, manager informatico di un azienda, ritenuto uomo vicino a Roberto Riga, ex vice sindaco e divenuto nemico giurato di Cialente: un rapporto che, però, come conferma lui stesso ad AbruzzoWeb, non basterà a provocare l’uscita di Api dal centrosinistra.
Mancini, che inizialmente intendeva restare consigliere e indicare un assessore di sua fiducia per evitare sorprese, si tiene in effetti ancora aperta questa ipotesi come “piano B”, ma rispetto a un paio di settimane fa sembra molto più rilassato e pronto a coronare il sogno di diventare componente del governo cittadino.
Con Api recuperata alla causa, e Rifondazione e Sinistra ecologia libertà costrette a rimanere loro malgrado nei ranghi il sindaco torna ad avere 18 consiglieri e, quindi, una maggioranza sufficiente. L’opposizione guadagna una pedina socialista, ma si ferma a 15 voti contro se sarà compatta.
“Mancini è vicino alla Giunta e io all’ingresso in Consiglio? Da aquilano mi fa piacere, ma lo apprendo da voi”, confessa il probabile nuovo arrivo a questo giornale.
“Ho sentito Roberto (Riga, ndr) 10 giorni fa e mi ha accennato la possibilità che entrassi e lì sono rimasto – spiega poi – Staremo a vedere. Nel 2012 mi aspettavo un bel numero di voti, ma dopo le elezioni non avrei pensato di entrare”.
La dichiarazione importante di Cimoroni è quella di fedeltà al centrosinistra: “Sono uomo di parola e sto con Cialente, con il quale ho parlato in quei giorni e gli ho detto questo. Sono fedele alla coalizione”.
Cialenre aveva perso la maggioranza al momento di approvare un emendamento al bilancio presentato da Rifondazione contro la strategia del centrosinistra sul Gran Sasso.
Una sortita che aveva visto il voto favorevole dei “ribelli” Enrico Perilli (Prc), Gianni Padovani (Partito socialista), Giustino Masciocco (Sinistra ecologia libertà) e proprio Mancini, che ora, però, è rientrato nei ranghi, concludendo un dialogo cominciato già pochi giorni dopo, quando lui e Cialente attendevano sotto il nuovo Municipio di palazzo Fibbioni il premier, Matteo Renzi, nel primo pezzo della sua visita poi saltato per le contestazioni.
Il blitz in aula non è riuscito a Rifondazione solo grazie alle assenze di consiglieri di opposizione come Giorgio De Matteis (unico superstite della sua coalizione da candidato sindaco L’Aquila città aperta) e Pierluigi Properzi, quest’ultimo uscito ormai dal centrodestra (con cui aveva concorso alla fascia tricolore) per tornare liberalsocialista e votare con Cialente se sosterrà i suoi 10 progetti, e al mancato voto di Roberto Tinari.
Da quell’emendamento “sacrilego” che ha fatto infuriare il primo cittadino, l’unica rottura conclamata e definitiva è rimasta quella con il Partito socialista, dovuta allo smarcamento del consigliere Gianni Padovani, bollato come “giocatore di calcio” dal sindaco, che ha portato al defenestramento dell’assessore al Commercio Giancarlo Vicini, che si è dimesso su induzione, pur con rammarico, di Cialente.
E proprio al posto di Vicini verrà nominato Mancini, uscito evidentemente dal novero dei ribelli, ridando ad Api una rappresentanza persa dopo la cacciata dell’ex vice sindaco Riga, indagato nell’inchiesta “Do ut des” su presunte tangenti per i puntellamenti post-sisma.
Api che, da gruppo con 4 consiglieri e un assessore che era in origine, si è tuttavia ridotta al solo Mancini, che ora lascerà la guida del monogruppo all’esordiente Cimoroni.
Alla finestra restano Rifondazione, che ha votato contro Cialente sul rilancio del Gran Sasso, ma che non uscirà dalla maggioranza a meno di essere cacciata, e Sinistra ecologia libertà, che ha gli stessi intendimenti.
Gli scenari potrebbero cambiare solo qualora Sel esca maciullata dall’altro rimpasto in corso a livello di Giunta regionale che potrebbe comportare conseguenze a cascata sugli enti locali. Quanto a quelli del Prc, dopo aver diffuso un “papello” in 20 punti al sindaco, si aspettano almeno soddisfazione su qualcuno di quelli.
Questi due schieramenti, in prospettiva 2017, continuano il dialogo con l’opposizione civica di Appello per L’Aquila e L’Aquila che vogliamo, per fondare una “nuova sinistra” e tentare di smarcarsi dall’ombrello del Partito democratico.
Quanto agli altri componenti della maggioranza, l’Italia dei valori se ne sta tranquilla, forte dei due consiglieri più un assessore, mentre al momento il Pd è saldo a sostegno del sindaco anche se, nelle retrovie, si prepara la successione all’insegna del “largo ai giovani” e delle primarie tra candidati rampanti.
Soluzione, quest’ultima, non vista di buon’occhio dall’uscente che piuttosto che un “Pico della Mirandola” quarantenne, parole sue, vorrebbe a vestire la fascia un democrat smaliziato e subito pronto, leggi quindi i suoi due compagni nella “triade” storica Giovanni Lolli, con il quale potrebbe fare la staffetta sostituendolo come vice presidente della Giunta regionale, o Stefania Pezzopane, senatrice più attratta, però, da una conferma in Parlamento, a limite anche cambiando Camera.





