L’AQUILA – È un Consiglio comunale a dir poco variegato, con 23 gruppi su 41 consiglieri (1,78 consiglieri per gruppo) e con fronti completamente spaccati, di destra o di sinistra che siano, quello che ha approvato l’atto che avvia la riforma delle società partecipate dell’Ente.

Un puzzle che richiede molto tempo per essere ricomposto, con 15 monogruppi che hanno altrettanti capigruppo, partiti non più esistenti ancora rappresentati per motivi ignoti, consiglieri eletti con una fazione che sono passati all’altra e chi più ne ha più ne metta.

In occasione del rientro da sindaco di Massimo Cialente dopo le dimissioni, l’assemblea si è riunita nell’aula “Spagnoli” dell’Emiciclo per la prima volta al gran completo dopo tempo immemore.

Era troppo probabilmente chiedere che anche al voto partecipassero tutti, favorevoli e contrari, e infatti in sei hanno pensato bene di uscire dall’aula.

Sempre meglio del malcostume che si era diffuso negli ultimi mesi, con assemblee e voti disertati anche dalla metà dei consiglieri. Speriamo che duri.

LA MAPPA

Il centrosinistra in questa circostanza si è ritrovato, un voto degli affetti si potrebbe dire, appoggiandosi tutto dalla parte del sindaco, quando solo tre settimane fa, a fatica, si erano trovate 20 firme a sostegno di Cialente.

Quella di 25 consiglieri mostrata oggi è una maggioranza forte che, però, dovrà essere messa alla prova su provvedimenti più delicati. A penalizzarla potrebbe essere l’altissimo numero di monogruppi, ben dieci (quelli di centrodestra sono cinque).

Spaccata invece l’opposizione, e forse non poteva essere altrimenti, visto che, oltre al gruppo del Pdl e quello della Destra, in Consiglio ci sono ancora i gruppi (con relativi capigruppo) di Forza Italia e Alleanza nazionale.

Di questi, qualcuno ha votato contro, qualcuno si è astenuto, qualcun altro si è proprio dileguato, solo poche ore dopo una conferenza stampa guidata da Enzo Lombardi (che è coordinatore comunale del Pdl, ma è nel gruppo di Forza Italia) di accuse alla maggioranza.

Molto incerte le mosse dell’ipotetica versione aquilana del Polo della nazione, quello di centro. Alleanza per l’Italia nel dubbio ha votato sì, Udc e Mpa hanno votato no, Fli astensione.

Una situazione come si vede ancora molto fluida, con ex avversari che vogliono “annusarsi” prima di mettersi eventualmente insieme.

IL VOTO SULLE PARTECIPATE

Con Cialente in questa occasione hanno votato a favore 24 consiglieri. Partito democratico (Albano, Antonello Bernardi, Capri, Ranieri, Rivera, Salem, Santilli), Alleanza per l’Italia (Di Piero, Pierluigi Mancini, Orsini), Partito socialista (Vicini, Padovani), Abruzzo democratico (Corriere), Udeur (Placidi), Italia dei valori (Angelo Mancini), Comunisti italiani (Benedetti), Rifondazione comunista (Perilli), Sinistra per L’Aquila (Giuseppe Bernardi), Democrazia cristiana (Ludovici), Partito popolare europeo (Durante) e le liste civiche Impegno per L’Aquila (De Rubeis) e L’Aquila Città Unita (Faccia). In più dal gruppo misto sono arrivati i voti a favore di Pistoia e Valentini

Sono stati solo sei i voti contrari: La Destra (D’Eramo), Mpa (Di Luzio, Imprudente), Liberal democratici (Tiberi), Udc (Sciomenta). Anche Di Carlo del gruppo misto ha votato contro.

Quattro poi le astensioni: Forza Italia (Mucciante), Popolo della libertà (Cavaliere), Alleanza nazionale (Iovenitti), Futuro e libertà (Verini).

Infine ci sono Maurizio Leopardi (Udc), Roberto Tinari (Democrazia cristiana per le autonomie), Enzo Lombardi (Fi), Adriano Perrotti (Fi), Marco Tiberio (Mpa) e Vito Colonna (An) che non hanno preso parte al voto, uscendo dall’aula.