L’AQUILA – “Questo aiuto economico è un diritto di mio figlio, previsto dalla legge, non un privilegio da elemosinare ogni anno!”

Lo sfogo è della signora Emanuela Di Crescenzo, da qualche anno è tornata a vivere nella sua casa ricostruita del quartiere Banca d’Italia, che attende da oltre un anno la parte mancante dell’assegno di 10 mila euro, per di più relativi all’anno 2017, erogati dalla Regione Abruzzo tramite il Comune, in questo caso dell’Aquila, per prendersi cura h24 del figlio Riccardo Capaldi,  che ha una distrofia muscolare molto grave. 

“A novembre ci è stato dato finalmente il 70 per cento dell’assegno, e ci avevano garantito che  il restante sarebbe stato coperto entro  dicembre. Siamo arrivati a maggio, ma non è accaduto nulla”.

L’ufficio Politiche sociali del Comune, che sono nell’ambito di competenza dell’assessore Francesco Bignotti, hanno più volte assicurato che il problema era in via di soluzione.  E consisteva essenzialmente nella mancato trasferimento dei fondi dalla Regione.

Però, spiega Emanuela Di Crescenzo, “ora in Comune non riesco ad incontrare i dirigenti che sueguono la pratica”.

“So per certo il mio non è un caso isolato – aggiunge la donna-, ci sono altri beneficiari a L’Aquila che hanno ricevuto solo parte dell’assegno, e in grande ritardo. E so anche per certo che questo in altre città non avviene. Per non parlare di altre regioni, dove già stanno erogando i fondi del 2019, mentre qui in Abruzzo si viaggia con un più di un anno di ritardo, e infatti l’assegno di cui parliamo e relativo al 2017”.

“L’assegno di cura – tiene poi a precisare la donna – è necessario per assistere costantemente Riccardo, che ora si è iscritto all’università di Lettere, per pagare cure costose, la fisioterapia in particolare, per i continui viaggi e soggiorni che dobbiamo fare al policlinico Gemelli di Roma”.