L’AQUILA – Il Consiglio comunale dell’Aquila contesta l’incompatibilità del consigliere Piero Di Piero, eletto con l’Unione di centro.
Il provvedimento è passato con voto palese dopo un lungo dibattito, con 23 favorevoli, 3 astenuti e nessun contrario.
In base alla cosiddetta “legge Barca”, Di Piero, architetto, dovrà decidere se mollare tutti gli incarichi privati della ricostruzione e mantenere il suo ruolo pubblico oppure viceversa, lasciare il Consiglio e continuare nella professione.
Dopo mesi di discussioni e una riunione fiume, è arrivato il verdetto dell’assemblea civica.
A questo punto, secondo quanto affermato dal presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, “gli uffici devono predisporre la comunicazione della delibera con cui si comunica la incompatibilità”.
I tre astenuti sono stati lo stesso Di Piero, il collega di gruppo Raffaele Daniele dell’Udc e Pierluigi Properzi (Domani L’Aquila).
Nel corso della precedente seduto il Consiglio decise di non esprimersi, accogliendo la pregiudiziale presentata dal capogruppo di Sel, Giustino Masciocco.
LA BATTAGLIA SUL VOTO PALESE
Ma la battaglia è stata soprattutto sul voto palese o meno, per il primo si è espresso il sindaco, Massimo Cialente: “è necessario per una forma di rispetto”.
Per il capogruppo di Prospettiva 2022, Luigi D’Eramo, si è assistito a uno “scaricabarile tra le istituzioni, con il paradosso che neanche il governo è riuscito a chiarire tutti gli aspetti e ha rimesso la palla al Consiglio. È una situazione che ci mette in difficoltà oggettiva ma non si può aggirare questo problema e bisogna assumersi le responsabilità del caso”.
Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila) ha aggiunto: “l’etica politica impone a ognuno di noi che, anche non esistendo la norma, un consigliere o un assesssore non possa ricoprire anche il ruolo di progettista o di presidente di consorzio”.
A difesa di Di Piero, il compagno di partito Daniele: “viviamo in uno Stato di diritto, servono garanzie per i consiglieri che devono dare un voto così delicato. Il regolamento, oltre la legge, stabilisce per situazioni analoghe a queste il ricorso allo scrutinio segreto. È una battaglia che farei anche se si trattasse del sindaco o di chiunque altro consigliere. Lo scrutinio segreto è garanza per chi deve essere valutato”.
Alla fine la decisione è ricaduta sul voto per appello nominale: hanno detto sì Cialente, Masciocco, Maurizio Capri, Alì Salem, Giorgio Spacca e Sergio Ianni del Pd, Ermanno Giorgi e Pierluigi Mancini (Api), Gianni Padovani e Antonio Nardantonio (Socialisti riformisti), Salvatore Placidi (Cattolici democratici), Enrico Perilli (Federazione della sinistra), Giuliano Di Nicola (Idv), Vincenzo Vittorini (L’Aquila che vogliamo) e Di Cesare.
Per il voto segreto si sono espressi lo stesso Di Piero, quindi Daniele, D’Eramo, Benedetti (Pd), Giuseppe Ludovici (Api), Angelo Mancini (L’Aquila oggi-Idv), Emanuele Imprudente (L’Aquila città aperta) e Guido Liris (Pdl).
Astenuti Adriano Durante (Cattolici democratici), Properzi ed Enrico Verini (Fli).
L’APPELLO INASCOLTATO: “SOLO UN TECNICO CAPISCE E VIGILA”
Prima che si votasse c’è stato un accorato intervento del giubilato Di Piero, che ha attaccato la norma che lo ha fatto fuori dal Consiglio e ha lanciato un appello ai colleghi consiglieri, evidentemente non ascoltato.
“L’articolo 67 quater della legge Barca – l’ultima, disperata difesa – non si può applicare per analogia perché sono state individuate sentenze sia della Corte costituzonale che della Corte dei conti, quest’ultima la 501 del 23 luglio 2009, dove per una situazione non uguale, perché all’epoca non c’era legge Barca, ma per una situazione analoga, il Tuel non sancisce incompatibilità”.
Di Piero ha ricordato che “da quattro anni viviamo un sacco di problemi a causa di norme e ordinanze fatte in modo superficiale, come l’articolo 67 quater comma 11 della legge Barca. Si affronta il problema sotto il profilo politico e di casacca – l’ammonimento del consigliere – mentre il Consiglio dovrebbe affrontare il problema con più serietà”.
“Ci hanno spogliato di tutto – ha poi proseguito il consigliere della Vela – se iniziamo a ‘eliminarci’ tra di noi non arriviamo da nessuna parte!”.
Quanto alla norma, per Di Piero “è incostituzionale, viola l’articolo 51 comma 1 della Costituzione che stabilisce e tutela il diritto di elettorato passivo. Inoltre in Emilia non è stato assunto lo stesso provvedimento”, ha fatto notare.
In ultimo, una sorta di ‘dichiarazione di voto’ con appello ai colleghi: “Voglio continuare a fare l’architetto e il mio apporto è importante – ha concluso Di Piero – Solo un tecnico può vigilare su quello che succede all’Aquila. Il nuovo decreto che sta per uscire prevede serie di passaggi sulla sicurezza e io sono in grado di capirli”.





