L’AQUILA – Spunta il fantasma di una “congiura di palazzo” per far cadere il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dopo la fatidica data del prossimo 23 novembre, ossia una volta che, superati 2 anni 6 mesi e 1 giorno dall’inizio del suo secondo mandato, non sarà più ricandidabile per un terzo.
Paradossalmente, a portare alla luce questa ipotesi è stato l’articolo di AbruzzoWeb che descriveva quella contraria, pure chiacchierata nei corridoi della politica di Villa Gioia e non solo: che il Comune potesse cadere prima di quella deadline, con una sfiducia più o meno artificialmente indotta, per dare modo al primo cittadino di ricandidarsi, rivincere e allungare di 2 anni e mezzo il suo mandato.
E invece si è scoperto che il “pericolo” per Max è quello opposto, che si aspetti la scadenza e poi si spinga l’acceleratore della crisi, togliendo di mezzo così il pericoloso vincitore delle ultime due elezioni che ha tanti avversari, certo, tra le opposizioni ma ne ha anche all’interno della propria sbrindellata maggioranza, e perfino in seno allo stesso Partito democratico, tra faide generazionali e gelosie incrociate.
Del resto, nel commentare l’articolo di questo giornale, il sindaco aveva tutt’altro che smentito, anzi confermato in pieno, sulla propria pagina Facebook: “Vedo articoli su stampa, siti, che raccolgono umori e che fotografano, in effetti, un clima strisciante che respiro, preoccupato, non solo nelle stanze dell’amministrazione comunale o dei partiti, ma anche nella città”.
E aveva aggiunto, Cialente, “Anche nell’amministrazione e, forse, tra le forze politiche, si parla troppo dei destini delle persone che ricercano visibilità. Qualcuno pensa di far cadere il Comune prima o dopo eventuali fatidiche date…”.
In fondo non ci vuole poi molto. Bastano 5 consiglieri comunali che saltino la staccionata a concretizzare questo scenario.
Qualche ribelle è già conclamato, come Ermanno Giorgi, vice presidente del Consiglio eppure passato al gruppo misto in polemica con il primo cittadino, o gli insofferenti di Alleanza per l’Italia Pierluigi Mancini e Giuseppe Ludovici.
Da quanto si apprende, a loro potrebbe aggiungersi una voce da sempre critica contro Cialente, quel Giustino Masciocco di Sinistra ecologia libertà già assessore all’Assistenza alla popolazione poi dimissionario in polemica aperta con il sindaco.
Fino a oggi, in realtà, nella seconda consiliatura, ha un po’ sopito la tradizionale vis critica nel nome del quieto vivere della maggioranza di governo, ma chissà che, sulla scorta di questi scenari e della possibile eliminazione politica di Cialente, non decida di disseppellire l’ascia di guerra.
Se così fosse, basterebbe un solo, ultimo mister X da trovare in maggioranza per rendere matematica la caduta fino a poco tempo fa impensabile della coalizione di centrosinistra. Accadrà? Prima o dopo il 23 novembre?






