CHIETI – Agli occhi di un gruppetto di operai di Teateservizi, la giornata di Consiglio comunale di Chieti è stata davvero un brutto spettacolo.

Arrivati sin dal mattino per poter parlare con il sindaco, Umberto Di Primio, dei loro problemi si sono trovati una situazione che li ha lasciati letteralmente senza parole, anche perché non sono riusciti, nel marasma della seduta consiliare, a parlare con il primo cittadino.

Hanno assistito in silenzio a una mattinata fatta di urla e di accuse che hanno travalicato anche i limiti della politica per scendere nel personale e non solo fra i due opposti schieramenti, ma anche all’interno di uno solo dei due, in questo caso della maggioranza.

In silenzio solo rimasti in fondo all’aula per tutta la mattina, spesasenza che si riuscisse ad approvare neanche un punto all’ordine del giorno, fatto di cui si è lamentato anche il sindaco parlando di “quattro ore a vuoto”.

Qualcuno di loro è rimasto fino a sera tardi, ma poi ha deciso di andare a casa, lasciando il Consiglio ai propri “lavori”, se così si possono chiamare.

Il loro problema sta nel fatto che da tempo circa 15 operai della società pubblica del Comune sono rimasti disoccupati, nonostante fosse stato loro assicurato che, attraverso un sistema di turnazione, dopo un certo periodo sarebbero stati ripresi al lavoro.

La turnazione è durata per qualche tempo, ma poi gli operai sono rimasti fuori. Chiedono, dunque, di poter tornare a lavoro, e dicono no anche a quel turn over che, qualora venisse davvero applicato, vedrebbe loro dentro ma altri fuori.

“Vogliamo soluzioni definitive – spiegano ad AbruzzoWeb – perché il lavoro da fare c’è e dunque dovrebbe esserci anche la possibilità di riprenderci tutto. Bisogna solo studiare il modo migliore. È questione di volontà politica”.

E a riprova che il lavoro da fare c’è chiedono “come mai i lavoratori ex Burgo stanno ora svolgendo al Comune parte dei nostri compiti? Come mai – si domandano irati – per loro si è trovata una soluzione e per noi, che da dieci anni svolgiamo le nostre mansioni per il Comune, siamo stati messi fuori?”.

Tornando ai “lavori” del Consiglio, la mattinata è stata quella più infruttuosa. La seduta si è aperta all’insegna dell’ennesima intemperanza del consigliere comunale Enrico Bucci (Giustizia sociale), che il giorno prima, in commissione, era stato protagonista di un acceso diverbio con il collega di Rifondazione Riccardo Di Greogorio, tanto da provocare la fuoriuscita dell’opposizione dall’aula.

Stavolta, invece, è toccato a capogruppo del Partito democratico Alessio Di Iorio provocare l’ira di Bucci. Le urla si sono sentite sin dalla strada.

Ma se in questo caso la lite è stata provocata da un precedente, l’episodio del giorno prima in commissione, un altro violento alterco si è generato poco dopo tutto interno alla maggioranza, anzi allo stesso gruppo consiliare (Alleanza per Di Primio), tra il capogruppo Palmerino Di Renzo e il presidente del Consiglio comunale Marcello Michetti, reo di non aver dato la parola a Di Renzo.

Quest’ultimo ha reagito così male da finire per dare a Michetti dell’”incapace”. L’opposizione, che tante volte si è vista in dura contrapposizione con il presidente del Consiglio, questa volta ha colto la palla al balzo per aumentare la confusione che regnava sovrana in Consiglio, definendosi indignata per l’accusa subita da Michetti, tanto da voler uscire dall’aula per lavare l’offesa.

Per fortuna Di Renzo è stato riportato alla ragione e, sebbene non abbia voluto porgere le scuse a Michetti, ha spiegato che l’incapacità di cui aveva parlato era riferita non alla persona ma alla gestione di quel particolare momento dei lavori consiliari.

Non si sa se l’incidente sia stato chiuso, ma quanto meno è stato superato. Dopo questi episodi, però, qualche consigliere comunale ha cominciato a capire che si stava passando il segno. È stato il caso dei consiglieri Silvio Tavoletta (Futuro e libertà) e di Mario De Lio (Unione di centro), che hanno richiamato i colleghi a un comportamento più consono, tenuto conto che c’era anche un pubblico (gli operai ex Teateservizi) che stava assistendo allo spettacolo.

È intervenuto anche il sindaco Di Primio che ha chiesto a tutti un maggiore rispetto per il ruolo ricoperto. Da allora in poi, l’una era già abbondantemente passata, c’è stata una piccola svolta e si è riusciti ad approvare in un batter d’occhio il primo punto all’ordine del giorno, la modifica del programma triennale delle opere pubbliche, sulla quale il consigliere Luigi Febo (Chieti per Chieti) aveva presentato due ordini del giorno affinché non fossero stralciati i fondi per risistemare le scuole, sui quali l’assise si è soffermata per circa quattro ore.

Gli ordini del giorno sono stati poi ritirati, visto che sia il sindaco che l’assessore ai lavori pubblici Mario Colantonio hanno assicurato a Febo che i lavori sarebbero stati fatti nel 2013.

Dopo le ore 20, con 21 voti favorevoli, è riuscito a passare invece uno dei progetti più ambizioni dell’amministrazione Di Primio, il Polis (Progetto ospitalità lavoro innovazione sviluppo sostenibile) che, per dirla con le parole del consigliere Emiliano Vitale (Popolo della libertà), “promette di cambiare il volto del centro storico teatino e di riequilibrare quanto fatto dalla precedente amministrazione con interventi e risorse tutte destinate allo Scalo a seguito della realizzazione del Villaggio del Mediterraneo”.

Il Polis è un progetto di finanza che mira a recuperare tre edifici quasi del tutto inutilizzati del centro storico, SS. Rosario, S. Maddalena ed ex Pierantoni, realizzandovi un albergo, uno studentato, un centro benessere, un pub, un ristorante ed altro ancora.

Ma su questo progetto, che è tra i fiori all’occhiello dell’amministrazione Di Primio, l’opposizione nutre parecchie perplessità.