CHIETI – In un momento in cui la coalizione della maggioranza di centrodestra al Comune di Chieti sembra essere in grossa difficoltà, sia dal punto della tenuta politica interna, sia da quello amministrativo, con i grossi problemi economici cui far fronte, non ultimo l’allarme dei revisori dei conti circa lo sforamento per 11 milioni di euro del saldo obiettivo del patto di stabilità, il Partito democratico presenta un documento per correggere quelli che a suo avviso sono grossi errori di politica finanziaria e chiede ai colleghi consiglieri di centrodestra di non scappare dalle proprie responsabilità approvando il bilancio consuntivo.
Insomma, il Pd non si tirerebbe certamente indietro per sfiduciare il sindaco Umberto Di Primio (Popolo della libertà) ma chiede a quei consiglieri comunali di maggioranza che sembra ci stiano pensando seriamente di approvare prima il bilancio e poi aprire una nuova fase politica.
Per il capogruppo Pd Alessio Di Iorio, troppe sono state le superficialità commesse da Di Primio e la sua Giunta. In particolare Di Iorio teme per il futuro di Teateservizi, l’azienda pubblica per la quale non si è ancora riusciti a decidere nulla, visto che non c’è ancora un piano industriale.
L’ex assessore comunale e capogruppo della lista “Chieti per Chieti” Luigi Febo riecheggia l’allarme dei revisori denunciando “il rischio concreto del non rispetto del saldo obiettivo del patto di stabilità”. Se così sarà per il Comune ci saranno pesanti sanzioni, tra cui il divieto di assumere nuovo personale.
Questo significa, rimarca l’ex assessore, che “i 42 precari che sono stati mandati a casa a fine luglio con la promessa di essere ripresi a gennaio, rimarranno a casa anche per il 2013. Gli uffici che si occupano di urbanistica, verde ed ecologia rimarranno semi-bloccati per un intero altro anno”.
La valutazione più prettamente politica di quanto sta accadendo è lasciata, come al solito, al segretario cittadino Enrico Iacobitti: “La crisi – ha detto – è interna al centrodestra, il sindaco la deve smettere di piangere dopo che ha governato come un ‘padre padrone’ imponendo alla sua maggioranza scelte spericolate in tema di bilancio”.
“A dirlo non sono solo io – continua – ma anche il collegio dei revisori dei conti eletto dalla maggioranza di centrodestra che ribadisce le conclusione del precedente collegio e della relazione fatta dal Ministero delle finanze. Il sindaco disse che quanto dicevano i vecchi revisori non era credibile perché si trattava di uomini di parte. Ora viene smentito dai fatti”.
“Io, però – dice ancora Iacobitti – non chiedo le dimissioni, non se la possono cavare sgattaiolando a gambe levate di fronte alla città, ma pensino a dare un governo stabile alla città per evitare il dissesto. Non vogliamo elezioni subito se questo significasse innalzamento delle tasse salvino la città del dissesto e poi si apra una nuova fase con una nuova proposta politica”.
Di qui la proposta del documento con una serie di correttivi al bilancio. Ma, più che il bilancio consuntivo che arriverà in aula venerdì prossimo, a far paure è lo scoglio degli equilibri di bilancio. Ci sarebbero diversi consiglieri di maggioranza che non se la sentirebbero di votare il riassestamento finanziario.




